Ex Argentina: emanata la sentenza di primo grado

Dopo il nostro articolo in edicola e on line e grazie alle segnalazioni di alcuni lettori, mettiamo un punto sulla questione Ex Argentina e sulla necessità di reazioni tempestive nella tutela del territorio.

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La vicenda
L’Ex Argentina, villa signorile del 1888 trasformata in sanatorio e ricostruito ed ampliato con i soldi delle rimesse degli emigrati (da qui il nome), è stata protagonista di una vicenda che doveva vederla oggetto di un attento recupero. Il complesso residenziale che avrebbe preso il suo posto, si sarebbe dovuto inserire senza strappi nel contesto naturale dell’Olivaia, una porzione della cittadina di Arco (TN) così chiamata per i numerosi ulivi che vi crescono (pur essendo ben oltre la loro abituale latitudine).
Nel 2009 sono state rilasciate le concessioni edilizie alla Cosmi Costruzioni di Riva del Garda e sono iniziati i lavori per l’abbattimento dell’edificio e la costruzione dell’ Olivenheim-ex Argentina. Nel 2012, la Cosmi toglie definitivamente i ponteggi ma il risultato non è esattamente quello previsto. Un enorme complesso residenziale che poco ha a che vedere con il contesto dell’Olivaia. Il Comitato Salviamo l’Olivaia lo definisce immediatamente una “colata di cemento modernista” e, insieme a Italia Nostra Trento getta le basi per quello che sarà, pochi anni dopo, un procedimento penale a carico di dieci indagati (tra cui alcuni funzionari pubblici) per il reato di “lottizzazione abusiva aggravata in concorso” di cui le due associazioni si costituiscono parte civile.
Nel febbraio del 2016 la procura di Rovereto pone sotto sequestro una parte del complesso residenziale non ancora abitato (una ventina di appartamenti).

La sentenza
Dopo indagini e interrogatori, lo scorso 1 giugno, il giudice Carlo Ancona emana la sentenza di primo grado in cui prevede un mese di arresto (pena sospesa) e 22mila euro d’ammenda per Roberto e Gianluca Miorelli (rispettivamente legale rappresentante e amministratore delegato della ditta costruttrice, la Cosmi Costruzioni), per i tre progettisti del gruppo Cosmi e per Bianca Simoncelli, dirigente dell’area tecnica del Comune di Arco, tutti condannati per «lottizzazione abusiva aggravata”. BioEcoGeo_giudice Ancona
Assolti perché il fatto non sussiste il vicesindaco di Arco Stefano Bresciani, la funzionaria dell’area edilizia privata del Comune di Arco Tiziana Mancabelli e i due membri della commissione edilizia Massimo Favaro e Giorgio Bellotti.
Cinquantamila euro di risarcimento danni a favore di Italia Nostra, e confisca dei beni già posti sotto sequestro dal febbraio 2016, oltre una ventina di appartamenti invenduti con interrati e box auto per un valore commerciale che si aggira attorno ai 10 milioni di euro.
«Una vittoria che lascia comunque l’amaro in bocca» afferma l’architetto Beppo Toffolon, Presidente di Italia Nostra del Trentino. «Al di là del fatto che un giudice abbia riconosciuto le nostre ragioni, il danno ambientale resta ed è irreversibile. La frittata è fatta. Speriamo solo che da questa sentenza si traggano le dovute lezioni e le si mettano in pratica. Veramente».

Il ricorso in appello da parte di Cosmi Costruzioni è scontato, ma almeno per ora il verdetto del giudice Ancona mette un punto fermo sulla questione. «Il complesso residenziale Olivenheim-ex Argentina – conclude Toffolon – è abusivo, frutto di una lottizzazione abusiva e i beni sequestrati alla Cosmi srl rimarranno sotto la tutela pubblica del sindaco di Arco e non nella disponibilità dell’impresa. Almeno fino a quando il processo non volgerà al termine».
Di parere simile è anche il Comitato Salvaguardia Olivaia che in una nota dichiara: «Siamo soddisfatti perché le nostre perplessità sono state riconosciute come fondate e dunque, grazie all’aiuto di molti cittadini, abbiamo avuto ragione a sostenere la costituzione di parte civile. Tutto questo non cancella la ferita al paesaggio, e ci insegna che è necessario vigilare sempre e non affidarsi passivamente alle rassicurazioni e alle autorizzazioni amministrative.
Sull’ex Argentina siamo arrivati tardi, ma d’ora innanzi è chiaro che tutti coloro che hanno a cuore il paesaggio possono e devono difenderlo».



Redazione

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