Expo, un futuro incerto?

«Come in Arexpo S.p.A. anche per il post-evento saranno investiti altri 50 milioni di euro, oltre a rinunciare al ritorno sul capitale già investito». Questa la visione di Fabrizio Sala, assessore regionale alla Casa, housing sociale, Expo 2015 e Internazionalizzazione delle imprese, esposta durante l’incontro sul Post-Expo nella sede centrale del Corriere della Sera in via Solferino a Milano.

Ancora soldi dei cittadini, visto che, sempre un annuncio di ieri, sarà il governo stesso a voler entrare – finanziariamente e politicamente – in Arexpo, la s.p.a. costituita da Regione Lombardia e Comune di Milano, che detiene l’area di Expo. Un’area strategica di sviluppo, la cui regia dovrebbe rimanere però alle amministrazioni locali. Fondamentale per mantenere invariato, il paletto definito dall’amministrazione comunale di allocare per il verde il 57% dei terreni, un caposaldo su cui occorrerà vigilare affinché governo e nuova amministrazione comunale (a Milano si vota nel 2016) non ceda ad eventuali cambi di destinazioni d’uso.

Padiglione_Italia_1_expo2015

Cosa si farà dunque? Il futuro dell’area rimane incerto. A oggi, secondo documenti ottenuti dall’autore, Arexpo avrebbe ricevuto 15 manifestazioni di interesse in riferimento al bando consultivo sul futuro degli spazi dell’esposizione. Proposte provenienti da università italiane, studi di progettazione nostrani, associazioni di categoria (Assolombarda e Camera di Commercio) e grandi player dell’immobiliare come Prelios e BNP-Paribas.

 

Si va dalla Cittadella dello sport (questo giornale suggerisce piuttosto un parco dedicato all’outdoor sport, poca cementificazione tanti alberi e tantissimo sport outdoor per tutti), passando per la cittadella dell’Innovazione (Camera di commercio), fino allo scontato Parco dell’eccellenza Italiana (Prelios), un incrocio tra outlet e vetrina del design e food.

Interessante il progetto del Prof. Marco Canesi, Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano, che propone la realizzazione di un “Centro di coordinamento strategico per l’ambiente”.
Secondo indiscrezioni il progetto che il governo vorrebbe fortemente sarebbe quello della cittadella universitaria. Un piano per consacrare Milano come destinazione per l’educazione di alto livello e dell’innovazione. «Fare qui una grande città della conoscenza e dell’innovazione è una bella opzione. Per realizzarla serve l’intreccio virtuoso tra pubblico e privato, aggiungere alla disponibilità data dall’Università di Milano quella delle aziende interessate», ha commentato il ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina.

Secondo Livia Pomodoro, del Milan Center for Food Law and Policy, «La legacy immateriale di Expo Milano 2015 deve coniugarsi ad un lascito materiale, tangibile: l’area del Sito Espositivo dovrà costituire il luogo fisico nel quale far convergere il prezioso frutto dell’impegno di questi mesi. Un polo dell’innovazione e della ricerca internazionale in materia agroalimentare, saldamente ancorato al sistema industriale e supportato da un Osservatorio permanente sui temi della nutrizione e dello sviluppo sostenibile, alla cui guida si è candidato il Milan Center for Food Law and Policy».

Nel breve termine, intanto, si cerca qualcosa di transitorio: «Abbiamo lanciato l’idea del Fast Post-Expo.», spiega Giuseppe Sala, commissario unico EXPO (nessuna parentela con Fabrizio), durante un incontro con i giornalisti «L’idea di realizzare qualcosa che possa far continuare a vivere l’area fin da fine ottobre, possibilmente basata sui temi dell’Esposizione universale, in attesa che si concretizzi il progetto del Post-Expo».
A Shanghai, sede della scorsa esposizione, infatti, la riassegnazione delle aree è ancora in corso. Tempi lunghi. Ecco la ragione di un progetto di “Fast Post”: fare cassa subito, magari con una serie di eventi incentrati intorno al tema food.
Dalla sala di comando spiegano che sono già in corso verifiche su quali padiglioni potrebbero essere reimpiegati. «Il mio desiderio è vedere preservati il Padiglione Zero e il Padiglione italia (la permanenza di quest’ultimo è già confermata, nda), a cui tengo molto», ha dichiarato sabato il Ministro Martina.
Per il resto degli spazi, le nebbie della politica ne avvolgono il futuro.



Emanuele Bompan

Emanuele Bompan è un giornalista e geografo. Si occupa di cambiamenti climatici, energia, green-economy, politica internazionale. Vive tra Washington DC, Milano e le montagne. Ha vinto per tre volte l’European Journalism Center Grant, il premio Giornalista per la Terra e la Middlebury Environmental Journalism Fellowship. Ha svolto reportage in 60 paesi, sia come giornalista che come consulente.


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