Giornata Mondiale dell’Acqua: Italia, secondo paese al mondo per impronta idrica pro capite.

Il World Water Day dedicato al tema del lavoro. Rosario Lembo, di contratto Mondiale per l’Acqua: « Risorse idriche un diritto umano universale»

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Sciupiamo acqua come nessun altro paese in Europa. Maglia nera in Europa per impronta idrica pro capite, secondi solo agli stati Uniti. 2.232 metri cubi di acqua dolce l’anno per dissetarci e nutrirci.
Secondo un report pubblicato dal Barilla Center for Food & Nutrition, ogni italiano utilizza ogni giorno 2 litri di acqua per bere. Ma se si sommano i consumo d’acqua per l’alimentazione e l’igiene (consumi cosiddetti virtuali) si raggiungono i 1500 ai 2600 litri per una dieta vegetariana fino ai 4000/ 5.400 di una dieta ricca di carne. Se l’intera popolazione mondiale mangiasse e vivesse come gli italiani il consumo di acqua “virtuale” aumenterebbe del 75%. Per di più l’Italia si aggiudica anche la medaglia dell’acqua “persa”, ovvero quella che si perde in tubature e acquedotti: oltre il 40%.

Numeri che fanno riflettere oggi, Giornata Mondale dell’acqua, dedicata quest’anno al tema del lavoro con lo slogan “better water, better jobs”, miglior acqua, migliori lavori.

«Mai come oggi l’acqua è un bene primario, sempre più conteso», spiega Rosario Lembo – Presidente del Comitato Italiano Contratto Mondiale. Una posizione condivisa da molti scienziati e da ONG come Oxfam, Cesvi e ActionAid.

Bene primario per tanti settori chiave dell’economia. In particolare quello agricolo, che a livello globale assorbe il 70% del totale (l’industria ne consuma il 22%, il restante 8% è dedicato all’utilizzo domestico). Con picchi fino al 95% nei paesi meno sviluppati.

Un bene prezioso che sempre di più richiede una gestione intelligente della risorsa. «Il mercato da solo non può regolare consumi e usi dell’acqua » spiega Rosario Lembo – Presidente del Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’acqua. «Per rimanere un bene accessibile per tutti, specialmente i lavoratori, va garantito il diritto globale all’acqua». Certo l’ONU, con la 64 del 2010 riconosce Il diritto umano all’acqua e ai servizi igienici come “autonomo, specifico, universale e essenziale per il godimento diritto alla vita e dignità della vita umana”.
Ma rimane solo un principio. «Nonostante l’accesso all’acqua di buona qualità sia stato riconosciuto dall’Assemblea delle Nazioni, a distanza di 6 anni questo diritto non è garantito in nessun Paese e purtroppo questo obiettivo non rientra nemmeno tra quelli di sviluppo sostenibile della Agenda 2030 ONU. Un vero pericolo dato che il progredire dei cambiamenti climatici, continua a mettere in serio pericolo la possibilità di garantire acqua di buona qualità per tutti».

«Oggi si tende a garantire “l’accesso economico all’acqua” per tutti», spiega Lembo. «Chiunque deve ricevere l’acqua: a patto che paghi. Un problema anche per tanti lavoratori della terra che hanno redditi bassissimi, che in questo modo potrebbero essere tagliati fuori». Ma un problema anche quando l’acqua è pubblica. «Se gestita a livello comunale non significa che l’acqua pubblica garantisca l’accesso universale. Per una equa distribuzione – noi diciamo almeno 50 litri pro capite giornalieri – serve un lavoro sui bacini di scala quanto meno regionale. Altrimenti saranno comunque forieri di conflitti e tensioni»

Sul medio termine anche l’Italia, potrebbe risentirne. «Il 60% delle risorse idriche italiane servono alla nostra agricoltura e gli scenari futuri di fine secolo ci porteranno a ridurre del 20-40% le risorse idriche disponibili» spiega Riccardo Valentini membro dell’Advisory Board di BCFN e Professore di Ecologia Forestale all’Università della Tuscia. «Quindi una maggiore attenzione all’uso dell’acqua è necessario, sia sulla scelta dei cibi a minore impatto idrico che nella gestione dei sistemi idrici italiani (in molti casi poco efficienti) che nei comportamenti e negli stili di vita anche quotidiani».



Emanuele Bompan

Emanuele Bompan è un giornalista e geografo. Si occupa di cambiamenti climatici, energia, green-economy, politica internazionale. Vive tra Washington DC, Milano e le montagne. Ha vinto per tre volte l’European Journalism Center Grant, il premio Giornalista per la Terra e la Middlebury Environmental Journalism Fellowship. Ha svolto reportage in 60 paesi, sia come giornalista che come consulente.


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