Glifosato: per l’Europa non è cancerogeno

L’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha deciso che il controverso diserbante glifosato non è un prodotto che potrebbe causare il cancro. La valutazione dell’ECHA potrebbe ora aprire la strada al rinnovo, per ulteriori 15 anni, dell’autorizzazione per l’uso in Ue di questo diserbante, classificato come “probabilmente cancerogeno per l’uomo” dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC).

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«Le conclusioni raggiunte – sostiene Richard Garnett, presidente della European Glyphosate Task Force – rafforzano i risultati di altre valutazioni condotte dalle autorità di regolamentazione nel  mondo. Le prove scientifiche a supporto del rinnovo della licenza del glifosato sono evidenti. Sulla base della solida valutazione scientifica, non ci sono ostacoli al suo uso in Europa».

I pareri contrari
Sono in molti però, a non pensarla in questo modo. In primis Greenpeace che sottolinea che la conclusione dell’ECHA arriva nonostante le lampanti evidenze di cancerogenicità sugli animali emerse dai test in laboratorio e il parere contrario di oltre 90 scienziati indipendenti. Inoltre, sempre secondo Greenpeace, la valutazione dell’ECHA si basa anche su studi non pubblicati commissionati dagli stessi produttori di questo diserbante.
«L’ECHA – dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia – ha fatto un gran lavoro per spazzare sotto il tappeto le prove che il glifosato potrebbe causare il cancro. I dati a disposizione sono più che ­­­­­­­sufficienti per vietare il glifosato in via cautelativa, ma l’ECHA ha preferito voltare lo sguardo dall’altra parte. Ora spetta quindi all’Italia rimuovere subito il glifosato dai nostri campi, a cominciare dai disciplinari agronomici di produzione integrata, dato che persone e ambiente non possono diventare topi da laboratorio dell’industria chimica», conclude Ferrario.
Anche Slow Food Italia si dichiara perplessa, soprattutto per quanto riguarda le tempistiche della decisione: «Francamente avremmo preferito che gli esperti prendessero più tempo per valutare ogni aspetto della questione, anche alla luce dei numerosi pareri scientifici contrastanti» ha dichiarato Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia. «Il sospetto, infatti, è che il comitato per la valutazione dei rischi si sia espresso ora per affrettare il rinnovo dell’autorizzazione all’uso del glifosato».
Il comitato per la valutazione dei rischi ha concluso che le prove scientifiche disponibili non soddisfano i criteri per classificare il glifosato come cancerogeno, mutageno o tossico per la riproduzione.
«Tuttavia – sottolinea Pascale – questo non equivale ad affermare che il prodotto sia innocuo per la salute umana e per l’ambiente. Sono anzi gli stessi esperti a confermare altri profili di tossicità della sostanza, cosa che dovrebbe consigliare di attenersi al principio di precauzione».

E adesso?
Il testimone passa ora alla Commissione europea, che dovrà organizzare il voto con gli Stati membri per decidere sul rinnovo dell’autorizzazione del glifosato. Commissione che dovrà tenere conto del quasi mezzo milione di cittadini dell’Unione europea che ha firmato (in sole cinque settimane) la petizione per chiedere alla Commissione stessa di vietare il glifosato in Ue, riformare il processo di approvazione dei pesticidi, e fissare obiettivi vincolanti per ridurre l’uso dei pesticidi nell’Unione europea.



Redazione

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