Greenpeace: in Amazzonia incendi aumentati del 196%

Alla vigilia della Giornata globale di azione per l’Amazzonia, indetta dall’Articolazione dei Popoli Indigeni del Brasile (APIB) per domani, 5 settembre, Greenpeace continua a denunciare la drammatica situazione degli incendi in Amazzonia.

The number of fire outbreaks registered in the Amazon in 2019 is one of the largest in recent years. From January to August 20, the number of fires in the region was 145% higher than in the same period of 2018. Greenpeace did an overflight at various locations in the Amazon to document and record the extension of the destruction caused by fires and deforestation. A quantidade de focos de incêndio registrados na Amazônia em 2019 é uma das maiores dos últimos anos. De janeiro a 20 de agosto, o número de queimadas na região foi 145% superior ao registrado no mesmo período de 2018. O Greenpeace realizou um sobrevoo em diversos locais da Amazônia para documentar e registrar a extensão da destruição gerada pelas queimadas e pelo desmatamento.

The number of fire outbreaks registered in the Amazon in 2019 is one of the largest in recent years. From January to August 20, the number of fires in the region was 145% higher than in the same period of 2018. Greenpeace did an overflight at various locations in the Amazon to document and record the extension of the destruction caused by fires and deforestation.

 

Nella sola giornata di ieri, sono stati 385 gli incendi rilevati nell’Amazzonia brasiliana e dall’inizio dell’anno sono stati quasi 94.000 quelli che hanno devastato il Brasile, 48.000 solo in Amazzonia. L’aumento degli incendi durante il mese di agosto è stato del 196 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018.
Per questo l’APIB invita le persone di tutto il mondo a mobilitarsi domani di fronte alle ambasciate e ai consolati brasiliani, ma anche presso le sedi di società e multinazionali che traggono profitto dalla distruzione della foresta amazzonica.

«Siamo in uno stato di emergenza: non possiamo difendere il clima del Pianeta se non difendiamo le foreste. Ma in Brasile l’Amazzonia continua a bruciare per fare spazio ai pascoli di bestiame e in tutto il Sud America le foreste vengono distrutte per produrre quantità insostenibili di carne e colture destinate a diventare mangimi» dichiara Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia.
L’Unione Europea, durante il Vertice G7 a Biarritz (Francia) ha dichiarato di voler difendere l’Amazzonia stanziando fondi contro gli incendi, eppure continua a sostenere con sussidi pubblici il sistema industriale di produzione della carne e ha elaborato un Piano d’azione contro la deforestazione che non affronta i costi ambientali e umani delle proprie politiche commerciali e agricole. In questo modo, continua a permettere a una manciata di multinazionali di accedere a nuovi mercati a scapito della necessità di valutare il costo ecologico, climatico e umano degli accordi commerciali in cui è coinvolta, come rischia di accadere nel caso dell’accordo di libero scambio Ue-Mercosur.

«Chiediamo all’Ue una riforma della Politica Agricola Europea (Pac) con misure efficaci per ridurre la produzione di carne, tagliando i sussidi pubblici alla produzione industriale di carne e utilizzandoli invece per una vera transizione verso metodi di produzione ecologica. Chiediamo inoltre una normativa in grado di garantire che i prodotti immessi sul mercato europeo non siano collegati alla deforestazione, al degrado delle foreste o alle violazioni dei diritti umani, e di assicurare che il settore finanziario non sostenga questa devastazione: oggi non è così» prosegue Borghi.

CANDEIRAS DO JAMARI, RONDÔNIA, BRAZIL: Aerial view of a large burned area in the city of Candeiras do Jamari in the state of Rondônia. CANDEIRAS DO JAMARI, RONDÔNIA, BRASIL: Imagem aérea de uma grande área queimada na cidade de Candeiras do Jamari no Estado de Rondônia. (Foto: Victor Moriyama / Greenpeace)

CANDEIRAS DO JAMARI, RONDÔNIA, BRAZIL: Aerial view of a large burned area in the city of Candeiras do Jamari in the state of Rondônia.
(Foto: Victor Moriyama / Greenpeace)

A giocare un ruolo chiave sono anche le grandi multinazionali. Per quanto riguarda il settore agroalimentare i fast food, ad esempio, utilizzano grandi quantità di materie prime agricole la cui produzione è fra le principali cause di deforestazione in Brasile. Inoltre, commercializzando grandi quantità di prodotti a base di carne nei mercati emergenti e in tutto il mondo, contribuiscono alla crescita della domanda mondiale di carne. Nonostante abbiano sottoscritto impegni di “Zero Deforestazione”, McDonald’s, Burger King, KFC e altre catene di fast food non stanno rispettando gli impegni presi.

 

Altri settori si sono dimostrati invece più recettivi: la VF Corporation, proprietaria di marchi come Timberland e The North Face, ha annunciato che sospenderà l’acquisto di cuoio dal Brasile fino a quando non contribuirà più ai danni ambientali del Brasile. Le società di investimento Nordea Asset Management, Storebrand ASA e KLP hanno annunciato l’avvio di attività per monitorare ed eventualmente limitare gli investimenti in Brasile.




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