Il patrimonio artistico, come le persone, soffre per l’inquinamento atmosferico

Il 2013 è stato l’anno europeo dell’aria: dedicato a un problema vivo e grave che tocca tutti noi da vicino. In Europa, infatti, l’inquinamento atmosferico conta un elevatissimo numero di vittime: oltre 400.000 all’anno e il solo costo medico per le cure delle malattie dell’apparato respiratorio raggiunge, sempre in  Europa, il tetto dei 380 miliardi di Euro (European Respiratory Society- ERS e European Lung Foundation-ELF) all’anno. Se da un lato le misure di contrasto a questo fenomeno contenute nella normativa europea, come in quella nazionale, risultano nei fatti altamente insufficienti a migliorare un quadro così allarmante, l’analisi ravvicinata dei dati recenti preoccupa ancora di più, soprattutto se guardiamo ai dati italiani. Infatti, l’ultimo rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente del 2013 individua nella Pianura Padana una della aree più inquinate d’Europa. Lo smog resta in questa vasta area su livelli molto preoccupanti, sforando sistematicamente le soglie stabilite.
Aria “malata” che si respira, ma anche inquinanti che impattano gravemente sulla natura e sulla biodiversità depositando sostanze acidificanti ed eutrofizzanti. Ma l’impatto non si ferma qui, perché erode anche la “materia” e con essa ciò che l’uomo ha costruito nei secoli. Anche il nostro patrimonio culturale, essendo conservato nell’ambiente, vede il suo stato di conservazione strettamente collegato all’interazione tra aria, acqua e i materiali di cui i monumenti si compongono. L’aria e l’acqua sono, infatti, il veicolo di molti tra quegli agenti inquinanti che sono in grado di aggredire le superfici dei manufatti artistici. Osservare questo fenomeno più da vicino ci permette di arricchire il nostro spettro di lettura e di rendere la gravità dell’impatto ambientale dello smog ancor più evidente nella sua drammatica e irreversibile aggressività.
Il nostro patrimonio architettonico è stato costruito nei secoli con molti differenti tipi di materiali lapidei sia naturali (granito, porfido, calcare, travertino, arenaria, marmo, ardesia ecc.), sia artificiali come il laterizio e altri generi di materiali ceramici e le malte (composte a loro volta, ed in maniera complessa, da calce, gesso, sabbia, vari additivi e, in tempi a noi più vicini, da cemento). Anche altri materiali risultano interessanti come il legno, il vetro ed i metalli. I materiali lapidei,  possono essere sommariamente suddivisi in due classi dal punto di vista della loro composizione chimica: i materiali silicatici e i materiali calcarei. I più aggrediti dagli agenti inquinanti sono i materiali calcarei, composti principalmente da carbonato di calcio. Solo per fare alcuni esempi il Duomo di Milano, la cattedrale di St. Paul a Londra, il Partenone ad Atene e Notre Dame a Parigi sono stati costruiti con pietre carbonatiche (marmi e calcari). Molte sono le pubblicazioni scientifiche in cui si analizzano gli effetti degli agenti inquinanti sulle pietre, in estrema sintesi si può affermare che ogni composto chimico in grado di diminuire il pH dell’acqua può svolgere un ruolo significativo nella corrosione dei materiali a base di carbonato di calcio. Infatti quest’ultima sostanza è poco solubile in acqua pura, ma vede crescere la sua solubilità in soluzioni acide, anche solo per aggiunta di CO2. Inoltre, la sensibilità dei materiali è in diretta correlazione con la loro porosità, perché le soluzioni acide riescono a penetrare in profondità nella massa della pietra. I maggiori responsabili dell’ abbassamento del pH nelle soluzioni che vengono assorbite dalle pietre delle facciate sono ossidi di zolfo e di azoto. L’anidride carbonica svolge un ruolo particolare sui composti di carbonato di calcio, alla base del cosiddetto “fenomeno carsico”; infatti pur trattandosi di un componente naturale dell’atmosfera, l’anidride carbonica viene considerata un inquinante a causa dell’elevata quantità prodotta in tutti i processi di combustione (sia industriali che domestici). Come noto, la sua concentrazione è drammaticamente cresciuta nell’ultimo secolo. Attraverso un meccanismo chimico che si sviluppa in vari stadi il carbonato di calcio costituente marmi, calcari e intonaci viene solubilizzato nelle aree maggiormente colpite dall’acqua, e riprecipitato in forma di concrezione là dove la soluzione evapora.
BioEcoGeo_Certosa di PaviaL’inquinamento da metalli pesanti, specialmente attraverso la presenza di ferro, cromo, vanadio e piombo riesce, invece, ad accelerare la cinetica del degrado dei materiali dell’architettura. La presenza di composti organici nell’aria viene studiata da meno tempo, e presenta maggiori difficoltà analitiche per un monitoraggio preciso: è ormai però accertato che sostanze  come l’acido benzoico, il naftalene, l’acido decanoico, il fenanthrene, ed il metilcarbazolo possiedono un ruolo e sono responsabili di depositi e macchie, ma occorre ancora approfondire la ricerca per stabilire quale ruolo essi giochino nei processi di degrado dei materiali.
Interventi di manutenzione e recupero del patrimonio storico e artistico, hanno costi molto elevati, costi non facili – per non dire impossibili – da stimare. Se soprattutto pensiamo all’enorme patrimonio che fortunatamente il nostro Paese possiede. Parlare di costi in termini puramente economici, tuttavia, non è sufficiente, anzi è quasi fuorviante perché i veri costi li paghiamo con la perdita del patrimonio stesso: l’azione degli inquinanti infatti è tale da degradare la materia per sempre, facendoci perdere il patrimonio in maniera irreversibile a tal punto che nessun lavoro di conservazione sarà mai in grado di restituire il Bene alla fruizione.
Per tutelare i nostri Beni l’unica soluzione possibile è quella di monitorare costantemente sia lo stato dei monumenti, sia la qualità dell’aria che li circonda, così da riuscire ad intervenire quando i danni sono ancora di piccola entità e i lavori di conservazione non troppo complessi da progettare e i costi ancora sostenibili. Ancora meglio però, è perseguire con tenacia politiche e programmi lungimiranti per il miglioramento della qualità dell’aria e la riduzione dell’inquinamento dovuto alle attività umane. Per la salute dei cittadini, per la tutela della biodiversità, per la Bellezza  e la cultura, garantendoci il futuro e la memoria.

di Antonio Sansonetti, ICVBC CNR e Costanza Pratesi, FAI




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