La Corte Suprema USA respinge l’appello della BP

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il ricorso dell’azienda petrolifera britannica Bp, che chiedeva di riesaminare i termini dell’accordo per cui dovrà versare oltre 5 miliardi di dollari come risarcimento dopo la catastrofe ambientale nel golfo del Messico.

BioEcoGeo_Mexico gulfIl rifiuto della Corte Suprema di accettare il ricorso in appello di BP significa che la società londinese, dovrà continuare ad effettuare i pagamenti per far fronte alle conseguenze di quel fatidico 20 Aprile  2010.
BP aveva infatti firmato un accordo transattivo nel 2012 per compensare le ricadute dell’incidente, ma da allora ha sostenuto che l’accordo fosse stato mal interpretato con la conseguenza che il colosso petrolifero fosse costretto a pagare anche tutte quelle imprese i cui danni non avevano una correlazione diretta con l’accaduto e che non potessero mostrare danni reali.
L’appello alla Corte è solo l’ultimo dei tentativi da parte della BP di limitare il pagamento dei costi del disastro ambientale che, oltre ad aver causato la morte di 11 persone, ha anche provocato la più grande fuoriuscita di petrolio in mare. Secondo le statistiche sostenute da Patrick Juneau, l’amministratore nominato dal tribunale per la liquidazione dei sinistri, finora la BP ha pagato 2,3 miliardi dei 4,25 miliardi di dollari a compensazione dei danni a privati e aziende. La BP ha stimato che pagherà 9,7 miliardi dollari ai cittadini e comitati che si sono costituiti parte civile al processo ma che, come affermato lo scorso mese, questa cifra potrebbe crescere in modo significativo.

 

 




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