La politica ha risposto all'ecotelegramma

“Dite qualcosa di ambientalista: green economy, paesaggio e agricoltura di qualità sono scomparsi dalla campagna elettorale”. L’appello era stato lanciato in un ecotelegramma da un cartello di 14 associazioni e aziende: da Last Minute Market, l’associazione contro lo spreco che ha promosso l’iniziativa, a Cai, Fai, Federazione pro natura, Greenpeace, Legambiente, Touring Club, Wwf; da Libera e Gruppo Abele, che hanno raccolto 120 mila firme per la petizione contro la corruzione “Riparte il futuro”,  a Slow Food e Aper; da Alce Nero a Eataly. E, nell’ultima settimana di campagna elettorale, all’interno dei partiti qualcuno ha battuto un colpo.
Il primo a reagire è stato il Pd. «La riconversione in chiave ecologica per noi è una priorità», assicura Stella Bianchi, responsabile ambiente del Partito democratico. «Partendo da alcune azioni concrete, come la semplificazione delle procedure per le fonti rinnovabili, un progetto di riqualificazione ambientale degli edifici pubblici e l’aumento della quota di riuso dei materiali che vengono dalla raccolta differenziata, si può fare molto e in fretta per il rilancio dell’economia».
«Per la verità il vuoto in campagna elettorale è stato ancora più ampio di quello denunciato», aggiunge Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd. «Non si parla di ambiente perché non si parla di futuro. Prevalgono polemiche rivolte al passato e al tatticismo degli schieramenti. Ma se non si avrà il coraggio di scommettere su un modello produttivo e sociale più avanzato e innovativo il paese affonderà».
Anche Sel, che ha la parola ecologia anche nel nome, è scesa in campo con decisione. Vendola a più riprese ha sottolineato la questione ambientale come dirimente e Monica Frassoni, verde storica e candidata in Lombardia, aggiunge: «L’eco indifferenza dell’ex governo Monti e l’anti ambientalismo del governo Berlusconi contrastano con gli umori che si sono colti nella campagna elettorale vera, quella fatta parlando con le persone: avere in tavola cibi buoni e sicuri, aprire la luce senza svenarsi e senza inquinare l’ambiente, trovare un posto di lavoro che ormai viene in prevalenza dalla green economy. Queste sono le priorità».
Anche nel centrodestra c’è chi ha risposto all’ecotelegramma.  Ognuno, naturalmente, con la sua interpretazione. Per Roberto Menia, ex sottosegretario all’Ambiente confluito nella coalizione della lista Monti,  la green economy è una spinta mondiale e l’Italia ha tutto l’interesse a utilizzarla, ma «all’interno del mondo ambientalista c’è chi sa dire solo no, opponendosi anche all’espansione delle linee ferrate che pure diminuiscono l’impatto ambientale del trasporto».
E l’ex ministro dell’Ambiente Pdl Stefania Prestigiacomo aggiunge: «Il nostro governo si è tanto battuto per le aree marine protette e per i parchi. Ora ci accusano perché il presidente Berlusconi aveva parlato di un nuovo condono edilizio. Ma il condono non è in contrasto con la materia ambientale: le aree protette sarebbero in ogni caso escluse. Non sarebbe un condono vecchio stile. Semmai un piccolo condono: l’ipotesi era una misura limitata, tanto per mettere ordine in zone come la Campania dove le case abusive non si riesce mica ad abbatterle».

Di Antonio Cianciullo
Fonte:  www.repubblica.it




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