Legambiente: 1,5 mld di euro "buttati" per progetti grandi opere

Rapporto di Legambiente sulla Legge Obiettivo lanciata nel 2001 dall’ex premier in tv a “Porta a porta”: “Di questo elenco di opere solo il 9% è stato realizzato (17 su 192) ma per tutte le altre l’iter va avanti e quindi continuano le spese, malgrado in molti casi sia evidente che non potranno mai essere realizzate”.

Un miliardo e mezzo di euro buttati via. E’ il prezzo del giochetto televisivo del 2001, a “Porta a porta”, con la lavagna su cui veniva tracciato l’elenco delle grandi opere: ha fruttato un bel pacchetto di voti a Berlusconi e una consistente dispersione di denaro pubblico. Da allora – tra studi, consulenze, commissari, società ad hoc – per progetti mai realizzati  è andata in fumo una cifra equivalente a tre volte il bilancio del ministero dell’Ambiente.
I dati sono contenuti in uno studio della Legambiente: “Chi ha visto la Legge Obiettivo?” Della mitica norma che per anni è stata al centro delle polemiche non si parla più. Quasi sparita da questo dibattito elettorale. Rimossa da chi ne aveva fatto una bandiera e oggi guarda con imbarazzo ai risultati ottenuti in più di un decennio.

IL RAPPORTO DI LEGAMBIENTE

“La bulimia di opere, grandi e piccole, ma tutte definite strategiche è stata tale in questi anni da aver fatto lievitare l’elenco fino a 192 infrastrutture tra strade, autostrade, linee ferroviarie, porti, aeroporti”, si legge nel rapporto. “Dal 2001 ad oggi, di questo elenco di opere solo il 9% è stato realizzato (17 su 192) ma per tutte le altre l’iter va avanti e quindi continuano le spese, malgrado in molti casi sia assolutamente evidente che non potranno mai essere realizzate”.

L’80 per cento della domanda di trasporto, quella urbana, non è neanche in lista d’attesa perché i soldi vengono dirottati altrove. “Nel Decreto Sviluppo approvato a dicembre”, continua il rapporto, “il ministro Corrado Passera ha inserito ulteriori risorse per le grandi opere sotto la forma di credito d’imposta fino al 50% del valore dell’opera a valere su Ires e Irap. L’aspetto incredibile è che queste risorse pubbliche andranno a opere per le quali ‘è accertata la non sostenibilità del piano economico finanziario’. Ci troviamo quindi di fronte a un autentico regalo, in soldi pubblici, per opere che non servono (non sono prioritarie) e che non si ripagano neanche con i pedaggi”.

In molti casi dunque a bloccare i progetti non sono stati i veti ambientalisti ma i conti che non tornano. Ad esempio per il passante autostradale di Mestre sono stati investiti 900 milioni di euro, una cifra con la quale si sarebbero potuti comprare 100 treni pendolari ad alta capienza. Per correggere il tiro  –  suggerisce Legambiente  –  occorre intervenire sui 304 miliardi di euro di debiti che sono la spesa prevista (e giudicata sottostimata) per le 175 opere mirate ai trasporti ancora da realizzare. Una voragine da chiudere dirottando altrove buona parte degli sforzi.

Ecco un rapido elenco delle priorità proposte. Investire sulla mobilità sostenibile nelle aree urbane. Far crescere il trasporto ferroviario pendolare in modo da arrivare a 5 milioni di utenti nel 2020 (oggi sono 2,9 milioni). Ridurre del 20% la quota di trasporto merci che viaggia su gomma, investendo seriamente nella logistica e nell’offerta di servizi efficienti, concorrenziali, integrati su treno e nave. Ridurre il numero delle vittime degli incidenti stradali del 20%. Creare un’Authority per il settore dei trasporti.

Fonte:www.repubblica.it




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