Leggere in un angolo di paradiso, tra i fiori della Val Pusteria

“Tre cose ci sono rimaste del Paradiso: le stelle, i fiori e i bambini”, diceva Dante Alighieri in un passo del suo Paradiso. Personalmente ne aggiungerei una quarta: la Val Pusteria, dove stelle, fiori e bambini se ne trovano in abbondanza.

Quale lettore non ha mai sognato di essere preso per mano da un folletto, uno gnomo, una fata o semplicemente da un amico o dalla persona amata per fare una passeggiata attraverso boschi verdi e silenziosi verso laghi calmi e rispettosi? Chi non ha mai cercato il silenzio e la pace, volendo solo per un attimo solitudine e tranquillità in compagnia di sé stesso e di un buon libro? A coloro che cerchino questo – e non solo – consiglierei allora un passaggio per l’Alta Pusteria. Qui si trovano colori meravigliosi, ci si immerge in tutte le sfumature del verde, dell’azzurro e del viola. Sei travolto dal colore e dall’odore di pino. I fiori sono centinaia. Chi volesse cogliere questi colori della Natura non avrebbe che l’imbarazzo della scelta nell’imbracciare la propria tavolozza e dipingere nel cielo o su un prato, usandoli come tela. Davvero o con l’immaginazione, a voi la scelta. Solo con questi pensieri e colori nella mente, liberi da ogni preoccupazione lavorativa o della vita quotidiana, ci rechiamo allora immediatamente al Lago di Braies. Nello zaino, un po’ d’acqua, qualche galletta e panino – poco importa il loro contenuto, un frutto e tre o quattro libri. Ci servono poi gambe, scarpe comode, una macchina fotografica ed una testa libera e ricettiva ai rumori della Natura. E siamo pronti, prontissimi. E allora andiamo. Arrivati al Lago di Braies, nell’omonima valle, a circa 1500 m, si rimane quasi immobilizzati di fronte al suo colore cristallino, un azzurro trasparente che ti rimane negli occhi e sulla pelle rinfrescata. Le montagne si specchiano nelle sue acque, non lo hai mai visto prima, un brivido di serenità percorre tutto il tuo corpo, ti siedi ad ammirare da solo, senza parole. Ti ricordi allora di avere già avuto quella sensazione, apri lo zaino e prendi il libro di Henry Thoreau, Walden – Vita nel bosco. Apri una delle pagine, dove hai messo uno dei tuoi segnalibri multilingue. Quello bianco-rosso di Baudelaire, con un gatto e una citazione ovviamente in francese, ti porta alla pagina 108, dove il passaggio che descrive la casetta in cui si è trasferito Thoreau nel luglio del 1845, sulla riva del lago montano vicino a Concord nel Massachusetts, ti fa immergere nelle pagine e capire che anche tu sei lì e stai vivendo la stessa esperienza. E vedi davanti a te, come per miracolo, proprio quella casetta, con tanti fiori alle finestre. Il loro profumo ti si avvicina, accarezzandoti la fronte ed i pensieri che sono sempre più leggeri. L’aria è quasi immobile, vi è un filo di vento, il cielo è coperto ma il sole appare e scompare. Quando appare, le montagne si specchiano nel lago, quando scompare, vedi solo le nubi che trasformano l’acqua in un secondo cielo. L’aria del mattino – perché siamo andati presto per stare da soli – è una vera poesia, l’Aurora emette una musica leggera, ogni idea buona nasce al mattino presto, laddove tutto si risveglia ed è davvero vigile. Chi va nei boschi cerca l’essenziale, qui tutto si può vivere in estrema profondità. Allora giri intorno al lago, la camminata dura circa un’ora, che può facilmente arrivare a due o tre se ti fermi ad ammirare ogni angolo di bosco. Lo scorcio che ti colpisce è quello dove credi di vedere una cascata, ed invece sono pietre bianche che scivolano dalla montagna. Tutto è così semplice. Ti senti un privilegiato nel poter godere di questo silenzio della Natura. Il vero rispetto che puoi assicurarle e l’omaggio che puoi farle è quello di condividere le emozioni che stai provando. Ne parli quindi con un vicino di viaggio, sul bus (ecologico) che ti riporta a valle, pregandolo di stare in silenzio e di capire il messaggio che la montagna ti vuole dare. Vorresti pensare come una montagna. Alzi gli occhi e la vedi, la montagna. Ti guarda imperiosa ma mai altezzosa. Imponente e magistrale. “La Montagna parla, l’uomo saggio ascolta”, avrebbe detto il naturalista scozzese John Muir. Scendi, scendi e scendi e sei a San Candido. Questa cittadina forse è la più bella della zona. Per le sue piccole ed animate stradine senti profumi di ogni tipo: mugo, pino, frutti di bosco, vaniglia, pane, torte. Ti sposti verso il centro, dietro l’antica Cattedrale, attirato da un odore di rosa. E quasi per incanto ti trovi davanti ad un piccolo giardino fiorito, con una bella statua nel mezzo, una dea sorridente dai lineamenti dolcissimi, di fianco un piccolo orto molto curato. Sapevo che qui si riesce a coniugare Natura, rispetto per essa e progresso. Anche questo ti insegna la Val Pusteria e la sua gente educata, operosa ed amichevole. La dimensione religiosa non è poi da sottovalutare. Ovunque ti giri, da qualsiasi punto ed angolazione, dietro ad una scultura sacra, scorgi la montagna. Gesù o Maria sono lì con la montagna, in un confronto fra giganti che è un vero e proprio unico abbraccio. Unione. E poi ci sono i fiori. Ne vedi ovunque, bianchi, gialli, ma soprattutto azzurri e blu, viola e fucsia. E gli alberi, anche essi da rispettare, dove “occorre sapere che ogni albero è buono. Non fa niente a nessuno, un albero, sta fermo in piedi, massimo muove la punta nel vento. Ma se uno con la scure gli tira via la natura, che è quella di stare in piedi, l’albero si muove. E muovendosi senza gambe, perché le ha tagliate, cade giù. Allora bisogna saper dove cade, farlo andare al posto giusto, se no batte e torna indietro con una forza che rompe il mondo” (qui estrai dallo zaino Mauro Corona, ed il suo Il canto delle manére). Capisci sempre di più il pensiero dell’ecologia profonda, di cui Thoreau, il tuo preferito, è considerato il padre, dove la Natura selvaggia, la Wilderness, va assolutamente rispettata. L’armonia imprevedibile della Natura ti ispira e ti fa capire come ogni patrimonio ambientale vada protetto senza remore e con coraggio, come forse si possa vivere anche con un po’ meno. La Natura selvaggia è sia una condizione geografica che uno stato d’animo, ti avrebbe ricordato lo stesso Thoreau. Nel bosco ci si può risollevare e da esso si può prendere energia. Qui ci si confronta con ogni esigenza interiore di bellezza, solitudine, isolamento, riflessione, pace, cambiamento, amicizia, sorpresa. Il bosco possiamo essere noi stessi. Il prato più sterminato può essere il colore dei nostri pensieri. I teorici moderni della decrescita forse hanno ragione. Possiamo davvero vivere con molto meno di quanto pensiamo e tornare agli antichi valori è sempre più necessario, se si voglia garantire la sopravvivenza del Pianeta. Il rapporto fra Uomo e Natura deve essere un rapporto di rispetto reciproco, anche perché l’Uomo è Natura stessa e garantire la sopravvivenza della seconda è, pertanto, garantirne quella del primo. Questa breve ma intensa passeggiata nell’Alta Pusteria voleva proprio portarvi a questa riflessione. Perché, anche noi pensiamo, con gli Indiani Cree, che “quando avrete inquinato l’ultimo fiume, catturato l’ultimo pesce, tagliato l’ultimo albero, capirete, solo allora, che non potrete mangiare il vostro danaro”.

Per informazione sull’Alta Val Pusteria: www.altapusteria.info

Testo pubblicato su BioEcoGeo 21 Ottobre-Novembre 2012

Galleria di fiori della Pusteria, fotografie di Simonetta Sandri



Simonetta Sandri

La volontà di condividere con i lettori la bellezza dell’universo resta per me la vera ragione della ricerca delle parole più adeguate per descrivere una meraviglia spesso indescrivibile. Perché, come il Principe Miškin ne L’idiota di Fedor Dostoevskij, anche io penso che la bellezza salverà il mondo.


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