L’inchiesta sarda in cui credere

Siamo a Ghilarza, cittadina dell’Oristano che fu casa per Gramsci e che in una sera di agosto ha ospitato una delle tante proiezioni sarde del docufilm “Materia oscura”, realizzato da Massimo D’Anolfi e Marina Parenti e presentato con grande successo al festival di Berlino, ma che da noi vive di proiezioni quasi clandestine, strappate all’indifferenza degli amministratori locali ma che ovunque sta riempiendo piazzette.
Il film non offre spiegazioni, non vuole essere un’inchiesta, ma un affresco tragico su una realtà che i sardi vivono sulla loro pelle dagli anni ’60, quando entrarono nel vivo le esercitazioni sperimentali nei poligoni interforze costruiti su una delle più magnifiche porzioni del territorio italiano. Il film non si sofferma sulle malattie che hanno colpito i residenti intorno al poligono, sulle giovani morti, sui bambini nati con malformazioni.
Il film no, ma il lavoro di due coraggiosi magistrati sì. La procura di Cagliari ha chiesto e ottenuto la riapertura delle indagini sulle malattie che hanno colpito gli abitanti di Teulada. Ha voluto vederci chiaro il magistrato Emanuele Secci, della procura di Cagliari che, grazie alle denunce circostanziate e documentate dell’avvocato Giacomo Doglio, è andato a ripescare il faldone su Teulada che era finito in uno dei tanti vicoli ciechi della giustizia italiana. Sul nuovo numero di BioEcoGeo l’inchiesta e le sue parti salienti.


di Stefania Divertito

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Redazione

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