L’infortunio de “La lettura”

Dopo l’articolo apparso sul Corriere della Sera, uno dei maggiori esperti italiani di cambiamento climatico, Stefano Caserini, con l’ironia che lo contraddistingue, spiega perché quest’articolo rappresenta un’ulteriore prova del ritardo del mondo della cultura italiana nel comprendere la gravità del problema del riscaldamento globale.

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Provate a immaginare cosa succederebbe se l’inserto culturale del Corriere della Sera, “La Lettura”, ospitasse nelle sue prime pagine un articolo intitolato “Credetemi, i vaccini provocano l’autismo”, con un confronto fra un odontotecnico in pensione (che sostiene quella tesi) e un epidemiologo specializzato in vaccini (che sostiene il contrario).

Probabilmente scoppierebbe uno scandalo mediatico, o almeno sarebbero sommersi dalle pernacchie il redattore (responsabile del titolo schierato a supporto di una delle due tesi – quella infondata), la giornalista (responsabile di mettere sullo stesso piano le opinioni stravaganti di un incompetente e i fatti di un esperto del settore) e il direttore dell’inserto (responsabile di aver dato  il massimo rilievo a un articolo insensato su un tema di grande rilevanza sociale); il direttore del quotidiano farebbe probabilmente passare loro un brutto quarto d’ora.

Questo esercizio di immaginazione è necessario per capire perché l’articolo pubblicato da “La Lettura” del 26 febbraio 2017, intitolato “Credetemi, il clima non è surriscaldato”, rappresenta un’ulteriore prova del ritardo del mondo della cultura italiana nel comprendere la gravità del problema del riscaldamento globale. E del non rendersi neppure conto di quanto questo ritardo possa essere pericoloso.

serena dannaL’idea della giornalista, Serena Danna, non è affatto nuova: un “dibattito” alla pari fra un negazionista con poche o nulle competenze in climatologia e un esperto di clima. Ne abbiamo visti tanti in passato, anche in televisione. Essendo la quasi totalità dei climatologi certa che la terra si sia surriscaldata, dare spazio a una tesi largamente minoritaria, peraltro sostenuta da un dilettante in materia, è una cosa poco sensata. Come lo sarebbe dare spazio all’odontotecnico che straparla di vaccini.

William Happer, definito “guida degli scettici del cambiamento climatico”, è una pedina minore del negazionismo climatico. Il termine “scettico” per Happer è scorretto sia dal punto di vista culturale che giornalistico: si tratta di un fisico nucleare senza alcuna pubblicazione sul clima, consulente di petrolieri e produttori di carbone e membro di numerose lobby statunitensi dell’energia da fonti fossili. La sua presentazione nella colonna informativa si conclude con “negli ultimi anni il suo lavoro si è concentrato sui dubbi relativi al riscaldamento globale e ai danni della CO2”, senza precisare che si è trattato di un “lavoro” da opinionista, senza alcuna pubblicazione scientifica a supporto.

Nell’intervista, avvenuta “via skype e mail”, Happer esprime molte opinioni non fondate, che su Climalteranti abbiamo ormai smentito troppe volte: la presunta inattendibilità delle misure delle temperature di superficiela presunta superiorità di quelle misurate dai satellitila CO2 che non è un inquinante. Persino, ancora nel 2017 (!), il maggior riscaldamento della Groenlandia-Terra-Verde ai tempi dei Vichinghi.

Ma ci sono alcune piccole e divertenti novità, come l’affermazione secondo cui “le temperature sono scese rapidamente negli ultimi mesi: a gennaio 2017 sono tornate ai livelli del 1998 (e del 2004, 2009, 2013 e 2014)”: invece i dati mostrano come le temperature del gennaio del 2017 sono scese così tanto da risultare… fra le prime cinque più calde mai registrate in gennaio (secondo il dataset NASA, sono le terze più alte mai registrate).

La giornalista ha affiancato alle stupidaggini di Happer i commenti di Mark Cane, professore di Earth and Climate Science alla Columbia University, che diverse volte però parla d’altro, come se gli fosse stata posta una domanda diversa. Nel complesso a Harper viene concesso molto più spazio, nonché l’ultima parola, il titolo e l’occhiello. Le correzioni di Cane non sono riferite a Happer, il “dibattito vivace” annunciato on-line non è avvenuto.

Una delle domande sembra fatta per incitare Happer al complottismo rabbioso e quasi comico che caratterizza le sue recenti esternazioni: «Professor Happer, crede che gli scienziati scettici nei confronti del cambiamento climatico abbiano vissuto in un regime di paura negli anni della Presidenza Obama?» chiede la giornalista con un’imbeccata politica. «Assolutamente sì – risponde Happer, e cita il caso di un – un giovane bravissimo scienziato» che ha ricevuto minacce e rinunciato a esprimersi in pubblico.  Come nel caso di altre affermazioni di Happer, ai lettori non è dato sapere se sia stata verificata, se quel giovane esiste davvero o se rientra anche lui nella categoria dei “fatti alternativi”.

 

Un passo indietro persino per i negazionisti
Oltre alle parole di Happer, nelle tre pagine de la Lettura ci sono altri errori e facezie. Il noto climatologo e oceanografo Mark Cane è definito “L’ambientalista” nel riquadro che ospita la sua foto, proponendo quindi la contrapposizione fra lo scettico e il militante verde che non esiste nei fatti.  Al vapore acqueo è assegnata la capacità di riscaldare l’atmosfera per 30°C (sarebbe interessante capire dove la giornalista o la redazione abbia trovato questo dato). Come quarto gas serra in ordine di importanza per l’effetto serra sono erroneamente indicati gli “ossidi di azoto (NOx)”, invece del protossido di azoto (N2O). L’oscillazione della corrente del Pacifico El Niño è scorrettamente descritta, prima dalla giornalista e poi da Happer, come un fenomeno dalla periodicità metronomica (“si verifica ogni 5 anni tra dicembre e gennaio“), e per di più molto recente (“…da quando il fenomeno è iniziato nel 1998“).

Nel complesso, l’articolo è un passo indietro persino per i canoni del negazionismo climatico, che tutto sommato negli ultimi anni ha avuto un’evoluzione. Oggi di fatto non si discute (quasi) più se il pianeta si sia riscaldato, e si discute molto meno anche se la colpa prevalente del riscaldamento attuale sia delle attività umane (di altri colpevoli credibili non se ne sono trovati). Si è passati più che altro a dibattere dei costi e benefici del riscaldamento globale e degli impatti conseguenti, o dei costi delle politiche sul clima, se siano eccessivi rispetto agli obiettivi e come ripartirli. Dopo l’impressionante record delle temperature globali del 2016, un titolo che metta in discussione l’esistenza del riscaldamento globale si trova a fatica anche nei blog più disinformati. Quello spacciato da “La Lettura” per “dibattito sul clima” è roba vecchia di almeno 10 anni, ormai senza alcun più senso culturale e giornalistico.

In conclusione, che nel febbraio del 2017 un prestigioso inserto culturale, che pubblica spesso articoli pregevoli sulle tematiche scientifiche, cada in un infortunio così clamoroso dovrebbe far riflettere, per cercare di capire quali sono le cause profonde di tanta approssimazione su un tema così cruciale per la società nei prossimi anni e decenni.

Articolo pubblicato da Stefano Caserini,  docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici del Politecnico di Milano, dalla giornalista francese Sylvie Coyaud e con il contributo di Alessio Bellucci.

 



Redazione

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