Maddalena, l'ennesima beffa

Per La Maddalena pare non esserci tregua. Un altro colpo di scena è atterrato sul destino dell’Arcipelago. Dopo lo scandalo dell’incompleta bonifica nelle aree contaminate dell’ex Arsenale – che avrebbe dovuto ospitare il vertice del G8, poi spostato all’Aquila nel luglio del 2009 – oggi si aggiunge un altro schiaffo per l’isola. Un decreto del Ministro dell’Ambiente Clini declassa il sito da interesse nazionale a interesse regionale. Una modifica che suona di beffa. Perché il fardello delle bonifiche, ancora da effettuare, scivola ora nelle mani della regione. Il provvedimento riguarda 18 siti su 57, distribuiti sull’intero territorio nazionale. Da Cerro al Lambro, in Lombardia, ai bacini dei fiumi Sacco, in Lazio, e Sarno, in Campania. Il Ministero rassicura: “Saranno mantenuti i precedenti finanziamenti concordati col governo”, ma alle regioni il testo del decreto suona come una cosa sola: “D’ora in poi la bonifica sarà affare nostro”.
Nel frattempo, il grosso del processo che vede imputati i protagonisti di quel “sistema gelatinoso” teorizzato dalle procure (dall’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso, all’allora provveditore alle opere pubbliche Angelo Balducci, all’imprenditore Diego Anemone) ha subito un ulteriore rinvio. Trasferito dal Tribunale di Perugia a quello di Roma, per competenza territoriale. Capi d’imputazione pesanti, quelli sulla “cricca”: dall’associazione a delinquere, alla corruzione, al favoreggiamento della prostituzione. Accuse che si sedimentano su ciò che rimane alla Maddalena, di tante promesse di crescita e rilancio: un pugno di mosche.
«È una questione vergognosa e insopportabile», tuona il sindaco de La Maddalena, Angelo Comiti. La scorsa settimana, nel pieno della contestazione, aveva minacciato uno sciopero della fame, in segno di protesta. Poi, l’occupazione dell’ex Arsenale, fino al raggiungimento di iniziative concrete. Oggi l’ira non è scemata, ma è subentrata la realpolitik: l’impaziente attesa di una risposta al corposo carteggio inviato a Ministeri, Presidenza del Consiglio e Regione Autonoma della Sardegna.
«È la cartina di tornasole di tante beffe. Qui c’è uno stato come rappresentanza istituzionale che se n’è sbattutto di una situazione allucinante» prosegue. «Abbiamo speso un sacco di soldi per predisporre un sito abbandonato a se stesso, in una sceneggiata in cui tutti si rimpallano le responsabilità».
Già spesi, in effetti, i 100milioni di euro di fondi Fas dalla Regione Sardegna. Polverizzati, complessivamente, circa 800 milioni di euro di risorse pubbliche per l’intera area. Eppure, le questioni centrali – gli interventi di edilizia pubblica, il rilancio produttivo dell’ex Ospedale Militare, la riqualificazione del sito di Punta Rossa, le bonifiche dello specchio d’acqua antistante l’ex Arsenale – sono rimaste polvere sulle carte.
In una lettera del sindaco, indirizzata al presidente del Consiglio Mario Monti il 23 febbraio dello scorso anno, si legge: “La collettività della Maddalena subisce da quasi tre anni gravissime ripercussioni di carattere ambientale, economico e sociale in relazione al mancato utilizzo di strutture deputate al suo rilancio, costate tra l’altro centinaia di milioni di euro alla finanza pubblica e mai utilizzate. Chiedo il suo autorevole intervento affinché i tempi, ormai totalmente insopportabili, vengano contratti al massimo e finalizzati al buon esito di tutta l’operazione in corso”.
Nel giugno del 2010 l’Espresso aveva denunciato, nell’inchiesta di Fabrizio Gatti, la presenza di arsenico, idrocarburi, piombo, zinco, rame e mercurio, in particolare nei fondali dello specchio d’acqua prospiciente il Main Center (la struttura disegnata dall’architetto Boeri, che avrebbe ospitato il vertice del G8). Analisi confermata nelle perizie dei tecnici della Procura di Tempio Pausania, depositate due anni dopo, dentro l’inchiesta del sostituto procuratore della Repubblica Riccardo Rossi, sulla disastrosa bonifica commissionata da Bertolaso al cognato Francesco Piermarini: 72 milioni di euro di soldi pubblici in fumo.

di Paola Bacchiddu

http://espresso.repubblica.it




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