No alla piattaforma di Ombrina Mare

Un fiume interminabile di popolo, 60mila persone di ogni età ed estrazione sociale per dire “no” ad un Abruzzo distretto petrolifero, “no” all’Adriatico costellato di piattaforme offshore. Sono arrivati da tutta la regione sabato 23 maggio con il supporto importante di quasi 500 di associazioni da tutta Italia per una giornata pacifica e gioiosa e una sola parola d’ordine: “No” alla piattaforma di Ombrina Mare, “No” al Petrolio.

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Per la seconda volta in due anni una grande manifestazione compatta per combattere un destino non voluto da nessuno e questa volta, a differenza della manifestazione di aprile 2013 a Pescara, il “no” era accompagnato da un dito puntato contro quello che viene reputato il ‘nemicò, il responsabile di un destino a cui l’Abruzzo si oppone: il Governo, che con le scelte dello ‘Sblocca Italià ha dato via libera alle perforazioni sulla costa adriatica.
L’immagine plastica dell’opposizione dei 60mila in nome e per conto di intere regioni alla deriva petrolifera è stata raffigurata dal megastriscione srotolato da Greenpeace sul campanile duecentesco di Lanciano: secondo il corteo il responsabile è il governo di Matteo Renzi. L’enorme striscione giallo raffigurava infatti la faccia del premier sorridente e col pollice alzato e la scritta «Più trivelle per tutti», ma la risposta di Greenpeace a nome di tutto il corteo era «Stop ai fossili, sì alle rinnovabili». Sono arrivati da tutta Italia per dire “no” al petrolio e per riaffermare, come è stato poi detto dal palco del comizio di Piazza Plebiscito che «la politica ci deve rispettare, non accetteremo scelte calate dall’alto, qualcuno racconti per bene a Roma quello che è successo oggi a Lanciano».



Redazione

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