Parigi val bene… una manifestazione di massa

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Il mondo ambientalista si prepara per la COP21, l’appuntamento di Parigi sul clima, apice di anni di lavori e di campagne. Aprendo per una coalizione con la società civile e i cittadini. I tempi sono maturi per una grande mobilitazione? Riusciranno le vecchie strategie di piazza, unite con il potere dei social, ad attivare il paese ed il governo per un accordo di successo e per mobilitare le coscienze per l’implementazione di un piano clima di lunga durata post-Parigi?
BioEcoGeo ne ha parlato con le tre principali associazioni ambientaliste Italiane, Legambiente, Greenpeace Italia e WWF Italia che si sono riunite l’8 settembre per definire una strategia comune.

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Luca Iacobini, Greenpeace

Sta nascendo finalmente un coordinamento tra le associazioni ambientaliste. Chi coinvolge?
Luca Iacoboni, responsabile campagna Energia e Clima Greenpeace, «Sì, in vista di Parigi si è creato un grande coordinamento che ha al suo interno più di 50 realtà dell’associazionismo e non solo. Puoi trovare info sulla pagina web Coalizioneclima.it o il profilo Facebook Coalizione per il Clima oppure su Twitter. Lo slogan è: Parigi 2015: mobilitiamoci per il clima».
Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente: «All’interno della coalizione ci sono esponenti dei più disparati settori dell’associazionismo, dell’attivismo, della rappresentanza sindacale, come la CGIL e UIL, dei produttori, dei consumatori, del mondo dell’agricoltura come la Coldiretti, ARCI, sigle ambientaliste».
Iacoboni: «L’idea è d’informare tutti i settori e tutte le fasce della popolazione, proprio perché i cambiamenti climatici li viviamo davvero tutti già oggi, e non solo sotto forma di eventi meteorologici estremi ma anche ad esempio per quelli che sono gli impatti su settori quali turismo ed agricoltura. Il “periodo caldo” inizia ora e siamo fiduciosi che vedremo i risultati di una Coalizione così ampia, che tiene al suo interno tantissime persone».

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Vittorio Cogliati Dezza, Legambiente

Quali azioni verranno intraprese in Italia? e a Parigi?
Cogliati Dezza: «Ora si apre una fase nuova per organizzare un appuntamento a Roma, seguendo la data internazionale del 28 novembre. In preparazione ci sarà una forte presenza nei territori per spiegare ai cittadini l’importanza dell’evento: metteremo a disposizione schede sul tema, punti informazioni su COP21, eventi per raccontare cosa si discute a Parigi e quali sono le sfide in campo».
Mariagrazie Midulla, responsabile clima WWF Italia: «A Parigi si terrà una grande manifestazione globale il 12 dicembre, giorno di chiusura dei negoziati. C’è volontà di agire fortemente sulla COP21 e, soprattutto, per il processo che si avvierà post-Parigi, quando bisognerà fare pressioni sui singoli stati affinché si adoperino per rispettare gli obbiettivi (gli INDC, i piani nazionali). La nostra impostazione è che Parigi non sia l’arrivo, ma l’inizio di un nuovo percorso. Quindi la manifestazione nella Ville Lumierè serve a ribadire esattamente questo concetto».
Iacoboni: «Bisogna sempre ricordarsi che quando parliamo di fermare i cambiamenti climatici stiamo dicendo di cambiare modello energetico. In questo senso anche tutte le mobilitazioni dei comitati locali (e anche la nostra campagna Trivadvisor) contro le trivellazioni promosse dal governo Renzi con lo Sblocca Italia, sono da leggersi in chiave Conferenza di Parigi. Renzi non può pensare di definire i cambiamenti climatici “la sfida del nostro tempo”, come ha fatto alcuni mesi fa, e contemporaneamente autorizzare nuove estrazioni di petrolio. È la scienza a dirci che la maggior parte dei combustibili deve rimanere dov’è, e cioè sottoterra, se vogliamo contrastare i cambiamenti climatici».

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Maria Grazia Midulla, WWF

In Gran Bretagna si sta puntando molto sul disinvestimento finanziario dalle fossili. Quale tipo di campagna può essere strategica in Italia?
Iacoboni:«La campagna “Divest Fossil Fuels” è un esempio di come la mobilitazione delle persone possa far cambiare il comportamento di imprese e governi. Il potenziale è enorme, e si può fare anche di più: non solo chiedere di disinvestire dai combustibili fossili, ma anche di orientare gli investimenti verso rinnovabili ed efficienza energetica».
Midulla: «È fondamentale che le persone diventino sempre più coscienti che è necessario un processo di decarbonizzazione. Serve un dibattito sul futuro che mostri sia i rischi della minaccia climatica, sia la necessità di trovare con urgenza soluzioni. Su questo ci auguriamo che ci sia una grande mobilitazione del tessuto culturale e sociale. Francamente in questo momento nel governo non vediamo un’azione che sia conseguita agli impegni presentati agli Stati Generali del Clima. E’ stato il presidente del consiglio stesso a dire che sono sei mesi cruciali. Ora ne sono rimasti tre. Servono fatti: non porre ostacoli alle rinnovabili, definire chiaramente una strategia per il clima, produrre un Green Act efficace ( argomento che BioEcoGeo tornerà a trattare la prossima settimana domandadosi: dov’è finito?), ed infine avere una strategia energetica ed agire di conseguenza».

È importante il coinvolgimento dei gruppi religiosi? E di quelli politici?
Cogliati Dezza. «L’associazionismo cattolico è già presente. Il salto di qualità dovrebbe avvenire se si aggiungesse il tessuto sociale cattolico delle parrocchie. La speranza è che l’enciclica “Laudato Si” diventi argomento di predica la domenica. Se questo avverrà ci sarà un apertura per un discorso veramente popolare».
Iacoboni: «L’enciclica papale “Laudato Si” è certamente una notizia importantissima. Il cambiamento climatico è ora anche un problema etico, e nessun credente cristiano potrà fare finta di niente. È bello ed importante che Papa Francesco abbia unito in questo fronte tutte le religioni, perché questa è davvero una battaglia che va oltre ogni diversità. Abbiamo solo un Pianeta sul quale vivere, e dobbiamo preservarlo tutti insieme».



Emanuele Bompan

Emanuele Bompan è un giornalista e geografo. Si occupa di cambiamenti climatici, energia, green-economy, politica internazionale. Vive tra Washington DC, Milano e le montagne. Ha vinto per tre volte l’European Journalism Center Grant, il premio Giornalista per la Terra e la Middlebury Environmental Journalism Fellowship. Ha svolto reportage in 60 paesi, sia come giornalista che come consulente.


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