Piante e vulcani seminati nell’Atlantico

Al di là della prima impressione che fa pensare ad un paese di terre brulle e inospitali ricoperte da fitte nebbie, le Azzorre nascondono laghi sgargianti, panorami mozzafiato, lussureggianti foreste endemiche con lauri, ginepri, tamerici e piante dalle più disparate provenienze.

di Marco Vinci, geologo e fondatore di Geoviaggiando

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Non è la priva volta che mi capita di volare verso le Azzorre, ma i miei occhi rimangono sempre affascinati dallo scorgere dal finestrino quelle macchie verdissime nel mezzo del blu intenso dell’Atlantico. Non si direbbe, ma quel contrasto di colori netto e vivace in ogni stagione dell’anno, fa delle Azzorre uno dei luoghi più affascinanti che io abbia mai visto.

Nove isole vulcaniche che si ergono dal mare, tutte o quasi con una caratteristica forma allungata in direzione est ovest, disseminate di crateri vulcanici ricoperti da una vegetazione lussureggiante e spesso con all’interno splendidi laghi dai colori sgargianti.
Eppure, anche per me la prima volta alle Azzorre è stato lo stesso che accadde ai primi esploratori che, approdati sulle isole, riportarono resoconti di terre brulle e inospitali, soventemente ricoperte da fitte nebbie. Il primo approccio con l’arcipelago fu proprio così: pioggia e vento fortissimo un cielo tanto scuro da fondersi all’orizzonte con il grigio dell’oceano in burrasca. Pensai subito di essere arrivato in uno di quei luoghi definiti come la fine del Mondo, ma le Azzorre hanno impiegato ben poco per farsi ammirare in tutta la loro bellezza e conquistarmi definitivamente.
La spiccata stabilità climatica dell’arcipelago, che conferisce a quest’angolo di mondo un clima equilibrato e senza particolari variazioni stagionali, è rotto solo da momenti in cui si accende il motore che genera quel famoso anticiclone, che tutti noi nel Mediterraneo attendiamo con ansia: l’Anticiclone delle Azzorre. Sembra bizzarro ma la formazione di questo anticiclone, che migrando verso est porta la primavera dalle nostre parti, genera le instabilità climatiche nell’arcipelago.
Vecchi racconti isolani spiegano le perturbazioni come il “burrascoso allontanamento dell’anticiclone combattuto dalle forze delle viscere dei vulcani che tentano di trattenerlo”, insomma una rivisitazione romantica di un fenomeno naturale che regola la prorompente natura delle Azzorre.

BioEcoGeo_AzzorreScoprire l’intero arcipelago richiede tempo, le isole tra loro sono molto diverse e, se pur della stessa natura vulcanica, si mostrano adorne di colori così differenti da spingere gli isolani a dare loro nomi locali legati ai colori predominanti; così São Miguel è l’isola verde, Terceira quella viola, Faial quella blu e così via. C’è però tra le isole quella che senza alcun dubbio rappresenta le particolarità dell’intero arcipelago: São Miguel. è la più grande e deve il suo popolamento ai coloni portoghesi che, intorno al 1440, la trasformarono in un importante centro di coltivazione ed esportazione del frumento. La sua vera espansione economica però, fu determinata dall’introduzione di altre colture quali ad esempio arance, ananas, tè e tabacco.

São Miguel
Quest’isola rappresenta oggi il centro culturale, sociale ed economico dell’arcipelago e racchiude tutte le bellezze naturalistiche delle Azzorre. Meravigliosi laghi di origine craterica, panorami mozzafiato, lussureggianti foreste endemiche con lauri, ginepri, tamerici e piante dalle più disparate provenienze che si sono acclimatate perfettamente nel clima dolce e umido di quest’isola. A São Miguel in particolare convivono così cedri del Libano, palissandri del Brasile, tulipifere della Virginia, alberi della canfora e criptomerie del Giappone. Persino il raro ginkgo e l’albero australiano della carta, insieme a pini, tigli e platani. Nelle fattorie dell’isola poi trionfavano palme, azalee, orchidee, ananas, canapa, e lino. Insomma un paradiso per i botanici e per tutti gli amanti della natura.
A rendere unica nel suo genere l’isola di São Miguel, è l’attività fumarolica dei vulcani che si manifesta in maniera prorompente a Furnas dove sorge una delle eccellenze dell’isola, il parco Terra Nostra, ai margini di un’area ricchissima di sorgenti termali calde e ribollenti pozze di fanghi vulcanici.


Pico
Non tutte le isole però hanno nel verde dei prati e nei policromi colori delle fioriture di ortensie il loro segno distintivo, come è il caso dell’isola di Pico che con la sua vetta (il Monte Pico 2300 metri), è il rilievo più alto di tutto il Portogallo. L’isola di Pico si distingue nettamente dalle altre, oltre che per la forme del suo profilo impreziosito della culminazione dell’omonimo vulcano, anche dal colore delle sue terre; un canovaccio di sfumature di grigio che terminano nel nero più intenso delle colate laviche che discendono dalle pendici del vulcano fino a tuffarsi in mare. Per conoscere a fondo le Azzorre oltre alle spettacolari isole di São Miguel e Pico, non si possono tralasciare la coloratissima Terceira che offre uno spettacolo quasi unico al mondo, l’Algar do Carvao, una grotta dove è possibile discendere all’interno di un condotto vulcanico per un’esperienza in grado di togliere il fiato anche ad un geologo e il Faial luogo culto per i velisti che vogliono sfidare l’Atlantico e raggiungere le coste delle Americhe.

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Un arcipelago con molte cose da scoprire, dove il rapporto tra uomo e natura, armonioso e coinvolgente è scandito da placidi vulcani sempre attenti a regolare le dinamiche di questo angolo verde nel cuore dell’Atlantico. Vale veramente la pena trasvolare l’Atlantico lasciandosi alle spalle il vecchio continente per raggiungere le Azzorre e vivere con serenità esperienze ad un ritmo cadenzato e regolato dalla Natura.



Redazione

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