Portovesme: cadmio 30mila volte oltre la soglia consentita

I dati choc della relazione ARPA Sardegna sul monitoraggio della falda acquifera del comune sardo dove, per anni, hanno operato gli stabilimenti di Eurallumina e Alcoa.

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«Il crimine è sotto gli occhi di tutti. Passa il tempo ma sul disastro ambientale di Portovesme si assiste ad un’attività ignava di silenzio organizzato, soprattutto da parte della pubblica amministrazione e della politica che, al contrario, vuole autorizzare la ripresa delle attività inquinanti e l’ampliamento di un disastro permanente come il bacino dei fanghi rossi».
Tuona così Stefano Deliperi di Gruppo di intervento giuridico, associazione ambientalista cagliaritana, dopo la pubblicazione della Relazione di monitoraggio di ARPA Sardegna sull’inquinamento dell’area industriale di Portovesme, nella provincia del Sud Sardegna. Questo polo industriale è diventato famoso per i suoi fanghi rossi, causati da decenni di attività da parte degli stabilimenti Eurallumina, ma anche per la presenza di società quali Alcoa, Portovesme Srl (Glencore), Ligestra (ex Alumix) e Enel.

Prima ancora dell’entità dei dati, ad incuriosire sono le tempistiche della pubblicazione del documento.
La relazione sull’attività di monitoraggio di ARPAS risale infatti al 2014, ma è stata resa pubblica sul sito dell’Agenzia solo pochi mesi fa. Ce lo fa notare Pablo Sole, nel suo articolo L’inferno sotto Portovesme apparso sul Sardinia Post.

Tra le sostanze riscontrate nella falda di Portovesme compaiono mercurio, arsenico, fluoro e tallio con valori incredibilmente elevati. Il cadmio supera di 30mila volte la soglia consentita mentre il tallio di “sole” 2.850 volte i limiti previsti.
«La situazione è sotto gli occhi di tutti e nessuno può far finta di niente. Qui si sta decidendo di lasciare ai figli un’eredità pesantissima» afferma Deliperi.
Gran parte di questi metalli sono mortali, cancerogeni e, nel migliore dei casi, neurotossici. «La piombemia, giusto per fare un esempio, non provoca solo tumori ma anche deficit intellettivi» ricorda Deliperi.
L’associazione Gruppo di Intervento Giuridico può essere un impulso per la ricerca di soluzioni ma è alla pubblica amministrazione e alla magistratura che richiedono un serio e celere intervento.

«Il silenzio e l’assenza della politica rispetto al disastro di Portovesme – continua Deliperi – è la cosa che mi meraviglia di meno. L’audacia dell’assessore regionale all’Ambiente, Donatella Spano, non l’ho mai vista, nemmeno nel recente caso della Fluorsid. E dire che nel 2012 il presidente Francesco Pigliaru disse cose condivisibili e anche alle elezioni si è presentato con questa immagine. Oggi invece si è allontanato dalle posizioni precedenti».
Nel frattempo, in consiglio regionale, è stata presentata una mozione firmata da 33 onorevoli di maggioranza e opposizione per chiedere all’esecutivo di accelerare l’iter di approvazione dell’ampliamento della discarica della Portovesme srl.
«C’è un approccio lassista, si continua ad insistere su un modello che si è ampiamente dimostrato negativo. Al contrario, io un appello della politica contro l’inquinamento non l’ho mai sentito» conclude amaramente Deliperi.



Redazione

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