Quel Testo Unico che mette in pericolo boschi e foreste

Il Professore Emerito dell’Università degli Studi di Camerino Franco Pedrotti è preoccupato. Perché secondo lui sono molte le nubi che oscurano il futuro delle foreste italiane a causa dell’approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, del nuovo Testo unico forestale, un testo che «provvede al riordino complessivo della normativa in materia di foreste e filiere forestali, in coerenza con la strategia nazionale definita dal Programma quadro per il settore forestale, la normativa europea e gli impegni assunti in sede europea e internazionale in materia forestale, di agricoltura, ambiente, paesaggio, commercio e sviluppo rurale».

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Si tratta di un provvedimento che ha suscitato grande indignazione in larghe fasce del mondo accademico e dell’opinione pubblica, sia per il metodo con cui è stato redatto e sia per il suo contenuto.

Secondo un largo gruppo di accademici ed esperti del settore, il testo del provvedimento di legge è “il risultato del lavoro di un ristretto gruppo di persone con competenze limitate a specifici settori delle scienze forestali e da altri soggetti rappresentativi del mondo agrario, commerciale ed industriale”. Totalmente assenti esperti nei settori dell’ecologia, della botanica, della zoologia, della patologia vegetale, della geologia, dell’idrologia, della medicina.

Ne è derivato un provvedimento che, non considerando il bosco nella sua complessità ecosistemica, “finisce col promuoverne e sostenerne solo le potenzialità produttive trascurando ogni riferimento agli aspetti di tutela delle foreste e dei suoli, se non quelli già imposti dalla normativa vigente”.

Molte sono state le sollecitazioni che associazioni nazionali e locali, mondo accademico e scientifico hanno rivolto al Presidente delle Repubblica per invitarlo a non apporre la propria necessaria firma al contestato Decreto legislativo. In particolare, c’è stata un’iniziativa sottoscritta da centinaia di associazioni tra cui Italia Nostra, ISDE, Forum Salviamo il Paesaggio e molte altre.

Nell’appello sono citate le preoccupazioni pervenute anche dai Medici per l’Ambiente e dalla Rete di Scienziati “Energia per l’Italia” che hanno lanciato una petizione che in pochi giorni si è avvicinata a 15.000 adesioni per fermare questo provvedimento, ritenuto pericoloso per la salute per via della particolare composizione chimico-fisica delle emissioni delle centrali a biomasse.

Per quanto riguarda i punti salienti maggiormente critici del decreto, gli scienziati evidenziano come non sia riconosciuto “il carattere autonomo degli ecosistemi forestali, la loro evoluzione naturale e complessità e, con l’attenzione rivolta al solo sfruttamento economico industriale immediato, si apre la strada ad un processo di speculazione sul legname, foriero di artificializzazione, fragilità, semplificazione e bruttezza dei boschi e delle foreste italiane”.
Nel testo, inoltre, manca del tutto un chiaro riferimento alla compartimentazione o zonizzazione del patrimonio forestale nazionale, ossia “una distinzione tra boschi da destinare alla produzione (o ad altre finalità utilitaristiche) da quelli che devono essere conservati tal quali per ragioni ecologiche, paesaggistiche, idrogeologiche, genetiche, culturali”.

Infine, il decreto equipara i terreni agricoli in cui non è stata più esercitata attività e che sono in via di rinaturalizzazione spontanea a “terreni forestali” che “hanno superato il turno”, senza adottare i precetti della FAO, ed escludendo dai boschi i castagneti da frutto.
Insomma, una legge che andrebbe rivista. Anche perché così impostata sembra avere un fine esclusivamente produttivistico, utile solo al profitto immediato delle industrie del pellet e delle grandi centrali elettriche a biomasse, peraltro assai inquinanti.

A testo approvato, voce fuori dal coro è quella di Legambiente che dichiara che il provvedimento rappresenta un primo passo importante per sviluppare una politica nazionale efficace e coordinata del patrimonio boschivo e fornire alle Regioni un indirizzo e un quadro di riferimento chiari.




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