Referendum: un’infografica per far breccia nel cuore degli indecisi e dei disinteressati

Mancano pochi giorni all’ormai battezzato “Referendum delle trivelle” e le notizie che corrono sul web sono numerose e quasi sempre ben argomentate. Purtroppo però, gli indecisi restano ancora tanti.
Sono infatti ancora molte le persone che, incontrate in ambienti lontani dalle nostre scrivanie di redazione, ancora non hanno deciso o non si sono fatti un’idea. E il rischio è che il quorum non venga raggiunto.

E’ per questo che, in qualità di testata di attualità ambientale, ciò che ci sentiamo di sottolineare più di tutto, è l’importanza di informarsi e di andare a votare sapendo esattamente di cosa si tratta. Qualsiasi sia la casella che verrà barrata.
Ecco perché oggi pubblichiamo un’infografica che, in modo immediato e senza lasciare dubbi, racconta in pochi passi per cosa si voterà Domenica 17 Aprile (dalle 07.00 alle 23.00).

Non voteremo affinché il 18 aprile tutti i pozzi di gas e petrolio in Italia vengano chiusi, ma SOLO per una porzione minima di essi. L’importanza di questo Referendum è il valore simbolico che porta con sè e che permette ai cittadini di affermare quale paese vogliono per il loro futuro e da che cosa, eventualmente, vogliono allontanarsi.

Nella speranza che quest’infografica faccia chiarezza e breccia nel cuore degli indecisi e dei disinteressati, questo è il nostro contributo al Referendum del 17 aprile.

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Redazione

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21 thoughts on “Referendum: un’infografica per far breccia nel cuore degli indecisi e dei disinteressati

  1. Angelo Farina

    Verrebbe voglia di toglierle tutte ste piattaforme improduttive… Questo se uno non c’è mai stato, e non ha mai fatto una immersione sotto di esse (cosa in genere vietata, ma io ho avuto la fortuna di poterci andare legalmente).
    Beh, è un vero spettacolo! Cozze grosse come una mano, ostriche, branchi di spigole che bisogna spostarle con le mani, crostacei, attinie, ogni ben di Dio! La verità è che queste piattaforme creano un habitat ricchissimo di vita, con tanta biodiversità, in un mare perlopiù fangoso e sterile (parlo dell’Adriatico, ovviamente).
    Chi non c’è stato non lo può sapere…
    Quindi sarebbe ben meglio che restassero li’ anche dopo la fine delle concessioni e l’esaurimento del gas, toglierle vorrebbe dire impoverire un mare che è ricco di vita solo li’ ! Toglierle prima del tempo mi pare dunque davvero stupido… E quindi voterò NO, anche se sono un ambientalista convinto (anzi, proprio per questo).

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  2. Carnelo

    Io voto si : perché amo il mare e la natura e non voglio che l’inquinamento del petrolio rovina questo nostro bel mare e la fauna marina si ci sarà un prezzo da pagare ma ne vale la pena salvare i nostri mari.si il petrolio porta soldi e lavoro e benessere ma a discapito dell’ambiente e della fauna marina.Si ne vale la pena votare SÌ e il minimo che possiamo fare per questo nostro mare.il mare ci ringraziera SÌ SÌ SÌ. Carmelo Leonetti

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  3. luigi

    Sono orientato a votare no. Meglio il gas a kmzero che dalla russia o dalla libia o da altrove. Noi vogliamo scaldarci con il gas e lo prendiamo nei giacimenti che sono sulle terre di altri popoli.. poco importa se si inquina la’ mentre da noi vogliamo la nostra terra pulita. Lo stessocon le discariche,conl’energia nucleare etc.. sempre presso gli altri i disagi e da noi invece le comodita’. il latte a kmzero e lo stesso per ilgas. Oppure cbiudiamo i centri storici al traffico auto, usiamo tutti i mezzi pubblici, cambiamo stile di vita, etc..

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    1. Gennaro A

      Ciao Luigi,
      il gas e il petrolio che provengono dalle piattaforme entro le 12 miglia (materia di questo referendum) sono talmente pochi che dovremmo e potremmo sostituirli nel giro di poco, attraverso una semplice efficienza energetica. Rinunciare a queste piattaforme non vuol dire diventare più succubi di importazioni dall’estero,ma continuare a fare un altro passo verso una vera indipendenza energetica che punti su energie rinnovabili. Ad oggi l’Italia copre quasi il 40% dei consumi nazionali da energie alternative,questa è la strada da percorrere. Bisogna abbandonare i combustibili fossili che ormai hanno fatto la loro parte. Alla COP21 (Conferenza sul Clima) l’Italia insieme ad altri 194 paesi ha preso l’impegno di ridurre le emissioni di gas serra per mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 °C. La vera transizione dal petrolio e dal gas comincia da questo referendum. Votando Sì possiamo accelerare questo passaggio,è un’opportunità che va colta. Prima abbandoniamo i nostri combustibili fossili e prima lasceremo in pace anche quei popoli che ingiustamente stanno patendo una guerra a causa nostra.
      Un caro saluto

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  4. lia

    Una domanda.. Perché se vi sono le piattaforme in Italia e poi deve essere la Russia a passarci il gas ?… Perché dobbiamo dipendere dagli altri?

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  5. Gennaro A

    Ciao Angelo, da naturalista e ambientalista quale sono mi sento in dovere di risponderti. Non credo proprio che il mondo marino al di sotto delle piattaforme sia così meraviglioso e ricco di specie pregiate. Dal tuo commento sembra che ci manchino solo i coralli e poi invece che andare in Australia a vedere la barriera corallina,potremmo tranquillamente fare immersione tra le numerose piattaforme che abbiamo nei nostri mari. Ironia a parte,voglio riportarti qualche dato.
    Gli impatti che generano le piattaforme nei nostri mari non sono da sottovalutare. Lo scorso luglio Greenpeace ha richiesto al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare i dati relativi ai monitoraggi ambientali effettuati alle piattaforme. Delle oltre 130 piattaforme presenti nei nostri mari,sono stati rilasciati solo i dati dei controlli di 34 impianti presenti in Adriatico. I monitoraggi sono stati realizzati da ISPRA con la committenza di ENI. Laddove esistono limiti di legge per la concentrazione di inquinanti,questi sono spesso superati dai sedimenti circostanti le trivelle. Le cozze che hai citato,o meglio i mitili (Mytilus galloprovincialis),bioindicatori,sono stati monitorati e analizzati. Dai risultati emersi quasi la totalità dei mitili aveva una concentrazione di cadmio,selenio e zinco al di sopra dei limiti presenti in letteratura.
    Se ci fossero ancora dubbi, ti riporto qui due link,uno è sul rapporto del quale ho parlato. L’altro è un breve filmato tratto dalla video inchiesta Italian Off-Shore sull’estrazione di idrocarburi nei nostri mari e sull’inquinamento delle acque di produzione.
    http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2016/Trivelle_Fuorilegge.pdf
    http://www.la7.it/piazzapulita/video/italian-offshore-11-04-2016-180432

    La prossima volta,fossi in te,io userei la parola “ambientalista” con un po’ più di coscienza.
    Un caro saluto

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  6. Giovanni Santangelo

    Ma se la maggior parte delle piattaforme producono gas (o sono inattive), dove sono i pericoli di inquinamento? Ci sono mai stati sversamenti importanti di petrolio dalle nostre piattaforme? Quanto durano le concessioni e per quanto possono essere rinnovate e secondo quali criteri? Chi decide? Se il petrolio prodotto è solo lo 0,8% di quello consumato in Italia, come si può pensare che il loro abbandono porti ad una riduzione significativa delle nostre emissioni serra? E’ charo a tutti che non sono più possibili altre trivellazioni nè ricerca in mare di idrocarburi (con metodi dannosi per l’ambiente) entro le 12 miglia, prescindendo dal referendum?
    Alcuni dei miei dubbi che mi portano a votare no o ad astenermi per mancanza di chiarezza sul referendum.

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    1. Gennaro A

      Ciao Giovanni, cercherò di rispondere alle tue domande in maniera esaustiva.
      Dunque,le piattaforme interessate dal referendum sono in larga parte ad estrazione di gas,tuttavia non sono esenti dal rilascio in ambiente di inquinanti. I monitoraggi operati dall’ISPRA e relativi alle acque di produzione che le piattaforme scaricano direttamente in mare o iniettano/ri-iniettano in profondità, segnalano che le concentrazioni di inquinanti,laddove sono previsti limiti di legge,sono superiori alla norma. Sono stati analizzati anche i mitili (le cozze) che crescono nei pressi delle piattaforme e che sono utilizzati come bioindicatori. La concentrazione di metalli pesanti in essi è superiore ai limiti previsti in letteratura. Da questo breve video potrai vedere cosa “sversano” le piattaforme in mare.
      http://www.la7.it/piazzapulita/video/italian-offshore-11-04-2016-180432
      Secondo, nel 2013 a Gela c’è stato uno sversamento di petrolio in mare e poche settimane fa in Tunisia,non distanti da Lampedusa,una piattaforma ha rilasciato petrolio in mare. Il Mediterraneo è un mare sostanzialmente chiuso ed eventuali perdite rappresentano una minaccia per la sua biodiversità.
      Le piattaforme inoltre non sono obbligate ad avere piani di sicurezza da seguire in caso di incidente rilevante.
      http://livesicilia.it/2014/05/06/gela-chiusa-lindagine-sullo-sversamento-di-petrolio-in-mare_483638/
      http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/25/tunisia-perdita-di-petrolio-da-una-piattaforma-marea-nera-arrivata-fino-a-120-chilometri-da-lampedusa/2582701/
      Terzo, per quanto riguarda invece le concessioni,queste possono essere rinnovate dopo trent’anni di attività per altri vent’anni,tuttavia con la Legge di Stabilità 2016 le piattaforme entro le 12 miglia possono rimanere “fino alla durata utile del giacimento”. Questo vuol dire che possono rimanere a tempo indeterminato nei nostri mari. Il diritto europeo non prevede che gli stati membri dell’UE rilascino a privati un bene pubblico senza una data certa di scadenza. In questo caso rischiamo di pagare multe finché la norma oggetto del referendum non verrà abrogata. Inoltre se si pensa che il rinnovo delle concessioni venga rilasciato attraverso attenti controlli,bhè la realtà è molto diversa. Come hai ben detto,alcune piattaforme non erogano alcune servizio eppure sono ancora lì perché le aziende vogliono evitare i costi di smantellamento e altre invece continuano ad operare anche senza il rilascio delle concessioni.
      http://www.qualenergia.it/articoli/20160413-notriv-alcune-compagnie-petrolifere-hanno-trivellato-anche-concessioni-scadute
      http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/12/trivelle-concessioni-scadute-il-ministero-ignorava-le-richieste-di-proroga-e-le-piattaforme-continuavano-a-operare/2631178/
      In ultimo,una delle sfide più importanti che ci troviamo oggi a combattere è quella dei cambiamenti climatici. L’Italia ha preso ufficialmente parte a questo impegno alla COP21 per ridurre le emissioni dei gas serra e per lasciare gli idrocarburi e i combustibili fossili lì dove si trovano. Tuttavia il governo continua a finanziare la ricerca di idrocarburi e a svantaggiare le rinnovabili. Questo referendum è un passo,un passo importante per ricordare gli impegni che abbiamo preso e per continuare ad investire in energie alternative. Lo facciamo per noi e per l’ambiente. Io voterò Sì perché i combustibili fossili hanno fatto il loro corso,ora è il momento di cambiare strada. Se pensiamo che il quesito del referendum sia inutile,allora non cambierà mai nulla e lasceremo il nostro mondo in mano alle lobby del petrolio. Ti sembra giusto?
      Spero di aver risolto i tuoi dubbi,
      un saluto!

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  7. Gennaro A

    Ciao Lia,rispondo anche alla tua domanda.
    Se riuscissimo ad estrarre contemporaneamente tutte le risorse fossili certe e possibili nel nostro territorio riusciremmo si e no a soddisfare i consumi di un anno. La vera indipendenza energetica è la strada delle rinnovabili. Coprono già il 40% dei nostri consumi,puoi controllare sulla bolletta dell’Enel. E’ giusto quindi proseguire e investire su questa strada e smettere di dipendere dalle fonti fossili,indubbiamente dannose per l’ambiente e per la nostra salute ed economia. Per questo voterò Sì!
    Un caro saluto

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  8. Peppino

    Mi chiedevo da non esperto, come è possibile che per quanto riguarda i posti di lavoro, ci siano dei numeri così lontani tra loro? Ho letto bene? Solo 70 per Greenpeace (meno posti che piattaforme?) e 10.000 per assomineraria?

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    1. RedazioneRedazione Post author

      Giuseppe effettivamente il numero degli impiegati sulle piattaforme oggetto del Referendum è molto controverso e forse quello più difficile da stabilire. Anche noi ci siamo stupiti rispetto ai dati che ci sono stati forniti. Ciò che posso dirle con certezza è che molte piattaforme non sono più attive (perciò nessuno ci lavora) mentre gran parte delle altre vengono solo sorvegliate e gestite con controlli saltuari.

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    2. Antonella

      Ciao, i numeri sul posto di lavoro sembrano numeri del lotto ma provo a darti una spiegazione.
      I 10000 lavoratori di cui parla Assomineraria si riferiscono all’intero settore estrattivo italiano, mentre i 70 lavoratori di cui parla Greenpeace si riferiscono alle piattaforme oggetto del referendum, molte delle quali sono controllate da remoto e quindi non prevedono la presenza fisica di personale.
      Inoltre delle 98 piattaforme che ci sono entro le 12 miglia, solo 48 sono eroganti.
      In ogni caso il settore degli idrocarburi è a bassa intensità occupazionale, al contrario del settore delle energie rinnovabili. Basta pensare che con il taglio agli incentivi alle rinnovabili si sono persi ben 10000 posti di lavoro poiché molte aziende medio/piccole sono fallite.
      Buona notte

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  9. FRANCESCO MANICI

    Salve,
    in questa giungla di concessioni, normative e numeri non mi è chiara una cosa: in caso di vittoria del NO le circa 37 piattaforme “ferme” potrebbero eventualmente diventare attive? Oppure di fatto si decide il destino delle sole piattaforme “non ferme”?
    Grazie!

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  10. Peppino

    Scusate se insisto, ma è solo per capire bene. Questa certezza su quali dati è fondata? Qual è la fonte che ve li ha forniti? Grazie

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    1. Gennaro A

      Ciao Francesco e ciao Peppino,
      rispondo a entrambi per comodità e spero di potervi essere utile nella risposta. Il referendum interessa tutte le piattaforme entro le 12 miglia, che siano eroganti, non eroganti,attive,non attive. Da come scrivevo nei post precedenti, vista l’attuale Legge di Stabilità,queste piattaforme possono permanere praticamente a tempo indeterminato. Questo è sia passibile di multe per infrazioni a livello europeo (nessuno Stato membro dell’UE può lasciare un proprio bene ad aziende senza una data certa di scadenza) sia permetterebbe alle aziende proprietarie delle piattaforme di evitare i costi di “smantellamento” delle strutture dichiarandole attive-non attive. I controlli poi,sono miseri. Basta che risaliate nei miei commenti precedenti e potete trovare tutto,sia fonti che un’analisi più dettagliata del quesito del referendum. I posti di lavoro poi,sono pochi perché buona parte delle piattaforme sono controllate da remoto.
      Per quanto riguarda le fonti,nelle mie risposte precedenti ho riportato articoli e video per rendere più completa l’esamina da me fatta. Comunque sono fonti Ministeriali e quindi pubbliche. In ultimo vi riporto due articoli che secondo me sono,tra i numerosi che ho letto,quelli che esaminano meglio tutta la questione e posso in maniera definitiva dipanare ogni vostro dubbio.
      Buonanotte e un caro saluto a entrambi!
      http://www.saperescienza.it/rubriche/sos-tenibilita/referendum-del-17-aprile-l-opinione-del-direttore-29-3-16/1121-referendum-del-17-aprile-l-opinione-del-direttore-29-3-16
      http://www.internazionale.it/opinione/marina-forti/2016/04/12/dubbi-risposte-referendum-trivelle

      Reply
  11. elisa

    Salve, andrò sicuramente a votare e per questo ho cercato di informarmi sia sulle ragioni del sì che su quelle del no, per capire meglio una situazione di cui non avevo molte informazioni. Questo articolo è i vostri commenti mi sono stati utili e vi ringrazio. Però nella mia ricerca non ho trovato nessuno che parlasse di come chiudere le piattaforme. Da ignorante in tale materia mi scuso se dirò una cosa banale, ma mi chiedevo: siccome nessuno ne parla, si ha anche un piano per eventualmente chiudere le piattaforme? Per fermare la pressione con cui vengono estratti gli idrocarburi? Basta mettere “un tappo” ed è fatta o esistono reali problemi di fuoriuscite? Vi ringrazio se vorrete chiarire il mio dubbio.

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  12. Giovanni Santangelo

    Se la magior parte delle piattaforme sono per l’estrazione di gas o inattive, allora perchè dovrebbero essere inquinanti?

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