Rossella Muroni e il suo impegno per l’ambiente in Liberi e Uguali

Rossella Muroni è stata presidente di Legambiente dal 2015 al 2017. Dentro l’associazione fin dal 1996, ha ricoperto ruoli nella comunicazione e nel settore campagne curando le principali attività di informazione e sensibilizzazione del Cigno.

Sociologa, esperta nei temi della sostenibilità ambientale nell’ambito turistico e di organizzazione dei servizi territoriali, ha contribuito a numerose pubblicazioni associative. Da qualche mese è entrata nella formazione Liberi e Uguali, guidata da Piero Grasso, con l’obiettivo di riportare l’ambientalismo dentro la sinistra.

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Quali saranno i pilastri della proposta dal punto di vista ambientale di LEU?
Serve una riconversione ecologica dell’economia che crea nuovi posti di lavoro. Sono stata recentemente da Ecozema, un’impresa che prima faceva mollette di plastica. Poi, quando sono arrivati i cinesi, loro si sono riconvertiti e adesso fanno stoviglie in Mater-Bi. La riconversione industriale contribuisce alla risoluzione di problemi come i mutamenti climatici e allo stesso tempo migliorano la competizione internazionale dal punto di vista economico.

C’è poi il tema della messa in sicurezza del territorio, della riqualificazione, rigenerazione urbana che deve essere affrontato tramite la formazione di esperti per la messa in sicurezza del territorio. La prevenzione è sicuramente un modo per affrontare il problema: serve un piano Marshall green per i territori.
La sfida per LEU è saldare la cultura tradizionale della sinistra con nuove ricette in cui una cultura come quella ecologista può portare innovazione nelle proposte.

 

Dal punto di vista economico tutti i processi di transizione richiedono investimenti. Dove pensate di trovare le risorse?
Ci sono due grandi assi da seguire sul piano economico. Dobbiamo fare un’allocazione corretta delle risorse pubbliche: noi diamo ogni anno a attività inquinanti16 miliardi di euro, tra finanziamenti diretti, sgravi fiscali, incentivi e sussidi diretti. Questi 16 miliardi di euro, in maniera progressiva, vanno impiegati nella formazione. L’altro tema è la stabilizzazione e l’incentivazione delle imprese innovative dal punto di vista ambientale e che fanno dell’ambiente il proprio business devono essere imprese premiate con sgravi fiscale. Io penso che i prodotti che inquinano meno debbano avere l’IVA più bassa.

 

Valutate positivamente la Strategia Energetica Nazionale?
Questa è una strategia che finalmente dice addio al carbone, ma che punta molto sul gas. Con 20 anni di ritardo, nel 2017 quando dovrebbe guarda altrove per non perdere una serie di fattori competitivi. Noi dovremmo puntare sul risparmio energetico, sulle rinnovabili, sulla rigenerazione, sull’autoproduzione, si dovrebbe proprio creare un meccanismo nuovo in cui la produzione energetica è talmente diffusa sul territorio che quasi le comunità diventano autonome.

Siamo contenti che Marchionne si sia convertito all’auto elettrica. Peccato che nel frattempo nel nostro paese non si producano auto elettriche e che probabilmente verranno qua a produrle i cinesi, o comunque saremo invasi da prodotti che arrivano dall’Oriente.

 

Che mobilità serve?
Mentre negli altri paesi si ragiona di come liberare i centri urbani dal diesel, nel nostro paese ancora siamo a blaterare che non riusciamo a trovare una data di uscita, mentre la infrastruttura energetica che serve alla mobilità elettrica è una chimera.

 

Quanto spazio ha l’ambiente dentro LeU?
È una battaglia tutta aperta, sono sincera, non è che basti la mia presenza o il capitolo sul green new deal del programma per cambiare una cultura politica. È un percorso aperto, io penso sia una grande occasione, penso che riferirsi a Jeremy Corbin o all’esperienza islandese sia un modo per dimostrare che davvero la questione ambientale può fare la differenza.

 

In Lombardia Gori ha presentato un programma che contiene tanti elementi green, incluso uno stop al diesel nei centri urbani. Perché questa scelta di non correre insieme?
Io credo che in Lombardia si sia consumato uno dei grandi problemi della sinistra di questo paese. Il PD, che per anni ha escluso il dialogo a sinistra. Cambiare all’improvviso perché Maroni si fa indietro quindi si riapre una partita è molto complicato.

 

Zingaretti però…
In Lazio c’è stata una storia di governo comune con Nicola Zingaretti.

 

Il 5 marzo, quali sono gli scenari?
Noi puntiamo al 10% naturalmente. Realisticamente penso che una forza nata in un mese, se arriva al 7% si può considerare soddisfatta. Noi sapremo guardare ai programmi e ai contenuti, fermo restando che con le destre mai per una questione etica e valoriale. Però io credo che su un progetto di governo, avendo i numeri, si debba provare a contribuire a costruire un programma di lavoro. Lo si deve al paese.

 

Di fianco a te ci sarà Chiara Braga, vuoi mandarle un messaggio?
Le auguro in bocca al lupo e buon lavoro, perché la stimo, anche se penso che il PD abbia perso delle occasioni importanti sull’ambiente.



Emanuele Bompan

Emanuele Bompan è un giornalista e geografo. Si occupa di cambiamenti climatici, energia, green-economy, politica internazionale. Vive tra Washington DC, Milano e le montagne. Ha vinto per tre volte l’European Journalism Center Grant, il premio Giornalista per la Terra e la Middlebury Environmental Journalism Fellowship. Ha svolto reportage in 60 paesi, sia come giornalista che come consulente.


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