Sfrutta Zero

I pomodori che combattono le nuove schiavitù attraverso una filiera pulita: dalla semina alla trasformazione, fino alla vendita su scala nazionale

 di Giacomo Petitti di Roreto, responsabile Educazione alla Cittadinanza Globale di Mani Tese

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L’ingresso è tappezzato di cartelli con le regole e gli orari della casa, scritti in diverse lingue.
«Da Novembre 2016 – racconta Rosa Vaglio, presidente dell’Associazione Diritti a Sud che dal 2009 fornisce assistenza ai migranti – abbiamo ospitato alla masseria Boncuri 16 persone (arrivando anche a picchi di 40) rimaste nelle campagne intorno a Nardò (LE), dopo la chiusura della tendopoli dei lavoratori stagionali a fine settembre».

Ma oggi l’Associazione è costretta ad abbandonare la gestione della struttura.
«Nei 7 mesi di gestione – continua Rosa – l’amministrazione locale ci ha lasciati soli, provvedendo solo in minima parte alle nostre necessità economiche quotidiane e dimostrando una forte mancanza di progettualità che ha determinato, anche quest’anno, il verificarsi dello stesso rituale di emergenza, interventi straordinari e in alcuni casi sfruttamento. Come tutti gli anni».

Ma Diritti a Sud non si scoraggia e anzi alza la posta in gioco con il progetto Sfrutta Zero: «Produciamo passata di pomodoro tramite una filiera pulita, dalla semina alla trasformazione fino alla vendita» racconta Rosa. «Siamo partiti nel 2015 con 2.500 bottiglie di passata di alta qualità senza sfruttamento del lavoro e lo scorso siamo arrivati a 13.000 bottiglie».

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L’idea che ha preso forma con il progetto Sfrutta Zero si basa su un principio semplice: dimostrare che è possibile creare occasioni di lavoro dignitose senza distinzioni tra migranti, contadini e giovani precari, in un luogo dove la disoccupazione giovanile supera abbondantemente il 40%. E così i ragazzi di Diritti a Sud si sono organizzati.

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