Spirulina: il cibo degli dei

Scoperta casualmente durante un viaggio in Malawi, i tre giovani ricercatori pugliesi Raffaele Settanni, Flavia Milone e Danila Chiapperini nel 2012 hanno avviato un innovativo progetto imprenditoriale sulla microalga spirulina, ossia su quello che per gli antichi Aztechi era “il cibo degli dei” e per la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) è dal 1974 “il cibo del futuro”.

di Giuseppe Milano

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Parliamo di una microalga, il cui nome deriva dal latino e significa “piccola spirale” in riferimento alla sua struttura molecolare. I tre ricercatori, pertanto, nel 2013 parteciparono e vinsero il bando della Regione Puglia “Principi Attivi” dedicato alle nuove startup. «La nostra impresa Apulia Kundi – ha riferito la biologa ambientale Flavia Milone – opera con la spirulina “maxima”, una delle tre specie esistenti, e ha, da ottimo integratore alimentare, un considerevole impatto nutrizionale. Possiede, infatti, il 65% di proteine (contro il 22% della carne, recentemente “bandita” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) e, oltre al betacarotene, dispone di tutte quelle vitamine (la A, la B, la B12, la E e la F) e sali minerali (come il ferro e il magnesio), difficilmente reperibili tutte insieme in un unico elemento naturale, che producono non pochi benefici alla nostra salute».
E sono, effettivamente, numerosi e importanti. «La spirulina – ha proseguito Milone – ha proprietà antibiotiche, agisce da antivirale e antiossidante, rafforza il sistema immunitario proteggendo alcuni organi, contribuisce alla riproduzione del midollo spinale, aumenta la resistenza fisica e lo sviluppo muscolare». La spirulina “made in Puglia”, inoltre, nella volontà di saldare l’ideale della sostenibilità con la pratica della qualità, ha una particolare unicità: nasce in sistemi aperti e in impianti di acqua-coltura come le vasche. «Quando siamo partiti – ha detto la project manager Danila Chiapperini – dovevamo fare una scelta sulla tecnologia che volevamo impiegare: tra la soluzione del fotobioreattore e quella che poi abbiamo scelto, rispettosa dei cicli vitali della microalga e favorita dall’avere per grandi periodi dell’anno un clima, un’esposizione solare e delle calde temperature che concorrono al processo della fotosintesi. Il fotobioreattore – ha evidenziato ancora la Chiapperini – è, invece, un sistema chiuso e fortemente energivoro che ha il pregio di velocizzare la crescita della spirulina, ma il difetto di farlo non rispettando il bioritmo naturale con l’alga messa sotto stress: per questo noi impieghiamo il nostro prototipo da 10mila litri non per la produzione ma per il solo mantenimento della coltura».

Questi giovani “agricoltori 2.0”, come amano definirsi, tuttavia, non sono gli unici in Italia e nel mondo a trasformare questa micro-alga. «Oggi – dice il Ceo dell’impresa e Tecnico di laboratorio chimico-biologico Raffaele Settanni – a fronte di una stima sul consumo pari a 100 tonnellate, il 95% della spirulina arriva dal Sud Est Asiatico, il 2% è di origine americana e solo l’1% è fatta in Italia, in un’azienda di Padova con la quale siamo in contatto: abbiamo, perciò, potenzialmente un grande mercato da conquistare essendo il nostro prodotto ben diverso da quello extra europeo e per certificare la qualità e l’autenticità della nostra spirulina stiamo definendo un innovativo protocollo. Come pure stiamo sottoscrivendo accordi con enti di ricerca, università e ospedali per la redazione di pubblicazioni scientifiche-mediche che attestino le proprietà eccezionali di questa sostanza ampliando i campi della ricerca e della sperimentazione».
Dopo aver vinto lo scorso anno, nel frattempo, sia un bando per incentivare la bioeconomia ideato dall’Ordine Nazionale dei Biologi sia il bando “Valore Assoluto 3.0” della Camera di Commercio di Bari, i giovani talenti di Apulia Kundi, partecipando a una pluralità di festival ambientali o seminari o laboratori didattici, stanno cercando di far conoscere quanto più possibile i benefici nutrizionali di questo “green food”. «Per creare una nuova sensibilità e consapevolezza – rimarca la project manager Danila Chiapperini – occorre del tempo e l’informazione è fondamentale, ma non è tutto: noi, infatti, abbiamo scelto di non distribuire il nostro alimento in pasticche che potrebbero richiamare in una certa utenza i prodotti medicinali, ma abbiamo oggi pensato alle barrette come quelle dei cereali e alla pasta; e in un prossimo futuro, per coniugare tradizione ed innovazione, sperimenteremo i taralli». La spirulina, tuttavia, per le sue innumerevoli proprietà, può essere impiegata anche in altri segmenti produttivi. «La cosmetica e l’industria farmaceutica – ha evidenziato la biologa ambientale Flavia Milone – potranno ricevere notevoli vantaggi dall’estrazione di molecole bioattive come quelle antiossidanti». Ma è, probabilmente, in quei settori che caratterizzano “la conversione ecologica” che questa versatile ed eclettica micro-alga potrà ulteriormente diffondersi. «La spirulina, che ha bisogno di poco tempo, di poco spazio e di poca acqua per crescere – ha concluso il Ceo Raffaele Settanni – oltre alla sua capacità di assorbire per ettaro in un anno sei volte la quantità di CO2 di un albero, intervenendo quindi nel processo di purificazione dell’aria, potrebbe essere usata sia per decontaminare acque e suoli inquinati da metalli pesanti come l’arsenico sia come biodiesel, sebbene questa sia la frontiera più remota per l’attuale carattere anti-economico di questa ipotesi».



Redazione

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