A Bigger Splash

In occasione dell’uscita del Film “A bigger splash” di Luca Guadagnino, interamente girato a Pantelleria, riproponiamo la lettera aperta scritta dal regista Gianpaolo Rampini che con  SOLOPANTELLERIA© fa parte del Gruppo Lavoro Tutela Pantelleria.

BioEcoGeo_Pantelleria Natura Ancestrale

Il gruppo, di cui è parte anche l’Associazione dei Pescatori locali, sta promuovendo una serie di iniziative a favore della salvaguardia del delicato “sistema” ecologico, economico e culturale del territorio.Una fra tutte è il filmato del regista triestino, trapiantato sull’isola, dal titolo: “Pantelleria Natura Ancestrale” che BioEcoGeo ha avuto l’onore di pubblicare in anteprima.
Le parole di Gianpaolo Rampini, fin dall’anteprima al Festival del cinema di Venezia, sono state fin da subito di grande sconforto: «Questa non è l’immagine che vogliamo dare di Pantelleria – afferma il regista con il suo tono pacato ma deciso – e non è giusto che i panteschi vengano rappresentati in questo modo e che qualcuno tratti con poco rispetto le bellezze culturali locali».

E’ con piacere che riproponiamo la lettera scritta con la volontà di capire e collaborare nell’uso dell’arte cinematografica anche con uno scopo sociale e di tutela del territorio.

 

Sulla necessità della scelta artistica: etica ed estetica

«Caro Luca,

mi trovo alla Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia a presentare uno studio formale per un documentario chiamato Pantelleria Natura Ancestrale.

Va da sé che la curiosità di poter vedere il tuo film A Bigger Splash, ambientato nella stessa isola, era forte. Devo dire che alla fine della proiezione mi sono posto delle domande che a partire dal tuo lavoro possono servire a ragionare ad un livello più generale sulla necessità di scelte artistiche, sulle quali ti invito a replicare pubblicamente. Spero tu non lo veda come un attacco personale ma come la base per una discussione sul senso di produrre arte oggi.
Approfitto semplicemente della contingenza di due esseri umani che hanno deciso di creare un’opera visuale ambientata nel medesimo luogo, e nel medesimo contesto antropologico.

Ti farò alcune domande e ti darò la mia posizione, la ragione delle mie scelte di regista sul come rappresentare Pantelleria, sperando che una tua replica possa generare un dibattito aperto sul senso di produrre opere visuali in questo momento.

Brevemente chi sono…

La mia linea di lavoro parte dall’idea che raccontare una storia visuale abbia senso solo se produrrà cambiamento, se potrà servire a chi o a cosa ritraggo. La scelta del soggetto è fondamentale.
Ho scelto di lavorare sul soggetto Pantelleria come bene comune per la necessità che questo luogo io sento ha di essere tutelato nei suoi aspetti paesaggistici e antropologici.
Per intenderci, quando parlo di tutela mi riferisco alla presa di responsabilità del cittadino verso il suo territorio che attraverso la tutela deve produrre sviluppo sostenibile.
Io mi identifico in uno di questo cittadini. Io sono uno di questi cittadini con una telecamera in mano.
Ma per arrivare a Pantelleria Natura Ancestrale devo darti ancora qualche informazione.
Dal 2013 ho deciso di vivere a Pantelleria e ho avviato il primo esperimento di processo partecipato in Italia dove i cittadini stessi sviluppano un’idea di tutela per l’ambiente in cui vivono. Perché non possiamo separare l’ambiente dall’uomo che ci vive. Come dice la prima legge dell’ecologia di Barry Commoner: tutto è connesso.

Nel nostro caso sono stati i pescatori per esempio a sviluppare un’idea di tutela del mare.
Di cosa stiamo parlando? Di bene comune, di patrimonio intangibile, perchè la bellezza e il valore dell’opera umana non sono quantificabili.
Per me rappresentare la bellezza non è una spinta sufficiente, devo vederne il motivo, perchè credo che l’estetica debba essere uno strumento per produrre cambiamento.

L’estetica per muovere gli esseri umani, deve necessariamente essere legata profondamente all’etica, proprio come sosteneva Ludwig Wittgenstein nel Tractatus logico-philosophicus.  
È l’etica a creare l’estetica, e Pantelleria ne è un’evidenza. Prendersi cura di quello che hai attorno produce estetica.
I sesi, i dammusi, i muretti a secco, l’agricoltura eroica fanno di Pantelleria un’opera d’arte realizzata dalla moltitudine di esseri umani vissuti nei secoli in quel luogo opera d’arte generata dal rapporto che si è creato in millenni tra uomo e natura.
Quel luogo potrà sopravvivere in futuro solo se lo valorizzeremo.

Per questo sono venuto a Venezia a presentare questo lavoro. E non ci sono venuto solo. Sono venuto con un gruppo di cittadini che hanno scelto di prendersi la responsabilità del proprio territorio.
Sono venuto con Luca, un imprenditore che ha fatto talmente suo lo scopo di unire etica all’estetica, che ha deciso di trasformare radicalmente la sua attività in funzione di questo.

Sono venuto con il Gruppo di lavoro Tutela Pantelleria che sta realizzando il processo partecipato per la tutela dell’isola, sono venuto con Battista dell’Associazione Pescatori.
Che direbbe Battista se fosse riuscito a vedere il tuo film, lui che rischiando la vita nell’aprile 2011, assieme al suo amico Filippo, si è buttato in un mare in tempesta, salvando un centinaio di persone, di immigrati che la comunità pantesca accolse a braccia aperte ospitandoli nelle loro case.

Luca, non c’è mai stata una gabbia in cui si tengono gli immigrati di fronte alla stazione della polizia. Un regista non è tenuto a raccontare la verità ma dare il suo taglio, la sua visone alla realtà. Ti chiedo quindi perchè hai voluto rappresentare la comunità pantesca come quella che potrebbe accettare di vedere degli esseri umani in gabbia. 
Mi chiedo perchè tu abbia fatto urinare Ralph Fiennes sui Sesi, una del poche opere megalitiche che ci arrivano dalla preistoria. Per criticare quella borghesia annoiata che è il tuo soggetto, che pur venendo in un luogo meraviglioso riesce a malapena a scorgerlo, o per esaltare quella ormai vecchia cultura radical chic decadente che spesso è lo specchio di chi la rappresenta e dal quale la borghesia italiana non riesce ad uscire?

Non ti dò torto, Pantelleria è l’isola dove trovi anche ricchi villeggianti che rappresentano la categoria in questione. Ma è ancora così necessario parlare di loro?

Sicuramente è il loro punto di vista che ti ha fatto dipingere il povero commissario interpretato da Corrado Guzzanti come una parodia del siciliano servo leccapiedi di chiunque abbia una qualsiasi forma di potere, tanto da scambiare un omicidio per un autografo di una rockstar; oppure la sagra, come un luogo dove si mangia male e c’è brutta musica.
Il mercato internazionale richiede di lavorare sullo stereotipo dell’italiano? Ti posso capire, ma quello che ti dico è, come regista, senti veramente la necessità di una scelta artistica di questo tipo?

Infine sempre rispetto al tuo “A Bigger Splash”, ti volevo chiedere il perché della scelta di una fotografia che invece di esaltare Pantelleria, ne fa una cartolina vintage, con soggetti in ombra e cieli bianchi bruciati, con opere d’arte agricola quali la capperaia Bonomo riprese al buio quasi a sfregio di un luogo così forte.

Ultima domanda.

Pantelleria è da sempre un luogo senza acqua. Il dammuso è un’abitazione dove il tetto  è un raccoglitore di acqua piovana che viene convogliata in una cisterna: il dammuso è l’emblema dell’architettura organica.
L’acqua a Pantelleria è un problema, c’è solo acqua di mare dissalata in loco e ogni estate si generano emergenze di acqua per la popolazione.
Avere una piscina a Pantelleria sicuramente non è un crimine, ma  portare in evidenza  un remake de “La Piscina” con quest’isola, forse nasconde alla comunità internazionale la  profonda unicità di questo territorio che in questo film viene presentato apparentemente in maniera   quasi documentale.”

Perchè allora hai scelto proprio Pantelleria per un a storia che si svolge attorno ad una piscina?»

Gianpaolo Rampini



Redazione

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4 thoughts on “A Bigger Splash

  1. Francesca

    Salve Gianpaolo,
    abbiamo visto il cortometraggio di una ventina di minuti che avete proiettato sabato sera nella Piazzetta Messina a Pantelleria, è possibile trovarlo online? Pensavo di trovarlo sulle pagine di questo sito, ma non ho avuto modo di vedere il link.. E’ meraviglioso, lascia impressioni emozionanti e ci sarebbe piaciuto rivederlo..
    Grazie

    Reply

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