Svendita di beni storici per ripagare i debiti: il caso di Napoli

Il Comune di Napoli ha messo all’asta 13 immobili di pregio per ripianare i propri debiti: alloggi, ex scuole, uffici comunali, ruderi. Si tratta della seconda fase di un piano di alienazione che l’amministrazione in carica ha deciso di attuare allo scopo di portare risorse fresche nelle casse comunali.

BioEcoGeo_Palazzo Cavalcanti

Napoli si trova nel pieno di un predissesto che necessariamente costringe ad azioni urgenti per riequilibrare il piano finanziario e ridisegnare i piani di rientro. Tra gli immobili in vendita c’è anche il prestigioso settecentesco Palazzo Cavalcanti, opera in stile neoclassico eretta su cinque piani originari e corte interna.

Non solo: l’edificio che ospita il mercato ittico di piazza Duca degli Abruzzi, l’ippodromo di Agnano, lo stesso palazzo del consiglio comunale di via Verdi, sono alcuni degli immobili in dismissione dopo che la Corte dei conti ha deciso di sanzionare il Comune con un’ammenda di 85 milioni, da pagare in un’unica rata nel 2019. Sanzione che, come spiega un articolo apparso su La Repubblica, “nasce dal mancato inserimento nel bilancio 2016 del debito di circa 80 milioni dovuto al consorzio Cr8 per gli interventi del post terremoto”.

BioEcoGeo_ consigliere comunale Gaetano TronconeFinora, la vendita dei beni comunali non ha portato gli introiti sperati. Questo perché, secondo il consigliere comunale Gaetano Troncone l’amministrazione comunale di Napoli sta svendendo i suoi beni a valori dimezzati, come nel caso di Palazzo Cavalcanti. “Gli appartamenti del Palazzo sono stati messi in vendita a 2.200-2.300 euro al metro quadro. Con questi prezzi si può comprare in zone periferiche di Napoli” spiega Troncone. Lo stesso, ha spiegato come le valutazioni dell’edificio siano state affidate a società esterne, invece che ai tecnici comunali.

Troncone – che contrasta la dismissione di beni storici quale formula per rientrare dei debiti contratti – spiega inoltre che una valutazione esiste già: l’agenzia del territorio, infatti, prevedeva una forbice compresa tra i 3.400 e i 5.200 euro al mq, quasi il doppio rispetto alle valutazioni effettuate. “Prezzi così bassi possono favorire la speculazione, anche da parte della malavita” è il monito del consigliere comunale. Il quale – sebbene non siano ancora state accertate le responsabilità – si è ritrovato il parabrezza della macchina sfondato giusto pochi giorni dopo la sua denuncia.




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