Sviluppo Sostenibile, Italia maglia nera d’Europa: “Non ci sono strategie”

Che fine hanno fatto gli accordi presi l’anno scorso in cui l’Italia, come tutta l’assemblea generale dell’Onu, si impegnava a raggiungere entro il 2030 quella serie di obiettivi programmatici che vanno dall’suo consapevole delle risorse ambientali alla riduzione della povertà?

giovannini

Da noi è un “caos calmo”, ovvero, tutto fermo. Nel luglio scorso paesi come Germania, Svizzera, Norvegia, Francia hanno esposto il primo rendiconto di quanto fatto, una serie di strategie che porteranno al cambiamento nei prossimi 15 anni.

“L’Italia dimostra di essere ancora molto lontana dal percorso di sostenibilità delineato dall’Agenda 2030 e dagli impegni sottoscritti all’Onu un anno fa. Eppure sappiamo di non avere alternative per garantire un futuro al Paese”. Queste le parole di Enrico Giovannini, portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, durante la presentazione alla Camera del Rapporto dell’ ASviS su “L’Italia e gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile”. Abbiamo poco tempo. Questo il messaggio di Giovannini: “Abbiamo dei buchi grossi, il tempo è poco e gli obiettivi vanno centrati nel 2020 e nel 2030”.

Non si è però la pecora nera d’Europa, così, per caso. La dicotomia che divide il nostro paese con gli stati europei vede una serie di fenomeni che non accennano a fermarsi. “Oltre 4,5 milioni di poveri assoluti, un tasso di occupazione femminile inferiore al 50% – spiega il portavoce AsviS – oltre 2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano; investimenti in ricerca e sviluppo di poco superiori all’1% del pil, tassi di abbandono scolastico del 27,3% per i figli di genitori meno istruiti a fronte del 2,7% per i figli di genitori in possesso di laurea e un rapporto tra ricchi e poveri tra i più squilibrati dell’area Ocse; con significative disuguaglianze di genere e un’inaccettabile violenza sulle donne (76 femminicidi dall’inizio dell’anno)”.

Il messaggio di Giovannini è chiaro: non bastano le ong nate sul territorio con specifiche “ambientali”: “tutte le specie ittiche a rischio, un degrado ambientale forte soprattutto in certe zone del Paese; il 36% di persone che vive in territori ad alto rischio sismico e un’alta mortalità a causa dell’inquinamento atmosferico nei centri urbani”.
L’Italia deve assolutamente iniziare a camminare a spasso spedito verso gli Obiettivi dell’Agenda 2030. L’imperativo, secondo Giovannini, deve essere quello di avviare “una campagna informativa estesa e persistente nel tempo sui temi dello sviluppo sostenibile e un programma nazionale di educazione, finalizzato a formare le nuove generazioni”.



Roberto Malfatti

Roberto Malfatti, sociologo, appassionato di fotografia, rockettaro quanto basta. Da sempre combattente e studioso delle tematiche ambientali. Tra i fondatori della rete Napoli Est Brucia che rivendica il risanamento del territorio di Napoli Est dall'inquinamento selvaggio delle raffinerie.


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