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	<title>Bio Eco Geo &#187; gas serra</title>
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	<description>La rivista di Ecologia Ambiente Cultura e Attualita&#039; a 360°</description>
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		<title>Tutti i guai della Megalopoli padana</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 08:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel periodo 1980-2000 il tasso medio di motorizzazione nell’Italia settentrionale è cresciuto di oltre il 50% (passando da 380 a 585 autovetture ogni 1000 abitanti), mentre nello stesso periodo i passeggeri sulla ferrovia aumentavano solo del 13%.
Questo fenomeno è stato favorito da scelte istituzionali in materia di infrastrutture che hanno continuato a favorire (al di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel periodo 1980-2000 il tasso medio di motorizzazione nell’Italia settentrionale è cresciuto di oltre il 50% (passando da 380 a 585 autovetture ogni 1000 abitanti), mentre nello stesso periodo i passeggeri sulla ferrovia aumentavano solo del 13%.</p>
<p>Questo fenomeno è stato favorito da scelte istituzionali in materia di infrastrutture che hanno continuato a favorire (al di là dei luoghi comuni che denunciavano un presunto impasse)  la rete stradale: tra il 1981 e il 1999 la rete di strade e autostrade del Nord Italia ha avuto un incremento del 25% Passando da 140 mila km a 175 mila). Questo mentre lo sviluppo della rete ferroviaria veniva ridotto, per il taglio dei <em>rami secchi</em> del 2%.</p>
<p>Ciò si è tradotto oltre che in un maggior inquinamento anche in un preoccupante incremento dell’incidentalità sulla strada: tra il 1980 e il 1999 nel Nord Italia sono stati registrati 1,8 milioni di incidenti stradali in cui sono state coinvolte 2,3 milioni di persone (equivalenti a circa il 10% della popolazione residente nel settentrione).<br />
Le emissioni di <a href="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2010/02/Santa_Maria_delle_Grazie_Milan-ok.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3391" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Santa_Maria_delle_Grazie_Milan ok" src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2010/02/Santa_Maria_delle_Grazie_Milan-ok.jpg" alt="Santa_Maria_delle_Grazie_Milan ok" width="300" height="198" /></a> – il principale <em>gas serra</em> &#8211; dovute al traffico autostradale ammontano a 66 milioni di tonnellate l’anno con un incremento nel 2000, rispetto al 1980, del 71%.</p>
<p>Il problema è che gli autoveicoli privati sono serviti per coprire distanze medie sempre più lunghe: nell’arco di 20 anni ogni singolo residente nel Nord Italia ha quasi raddoppiato la lunghezza dei km percorsi in un anno (passando dagli 8.500  km del 1980 ai 16.000 del 2000) e la lunghezza media degli spostamenti quotidiani è anch’essa raddoppiata passando, nello stesso periodo, da 10 a 20 km a testa.</p>
<p>Le scelte istituzionali e pianificatorie sbagliate hanno così consentito la nascita di una <em>grande megalopoli padana</em>,  costituita  da sistemi urbani regionali, da una città diffusa in cui si concentra il 78% della popolazione del Nord Italia (quasi 20 milioni di abitanti, sui 25,3 milioni complessivi) su circa ¼ della superficie (circa 30.000 kmq), con una densità media di 650 ab/km ed include: il Piemonte centrale intorno a Torino, l’area metropolitana milanese e il Pedemonte lombardo, l’area veronese e il fondovalle dell’Adige tra Trento e Bolzano, l’area centrale veneta (intorno a Vicenza, Padova, Venezia-Mestre e Treviso) l’area triestina e udinese, l’intero asse della via Emilia da Piacenza a Rimini, il litorale ligure.</p>
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		<title>Giappone: e le foreste diventano trendy</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 15:54:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mentre l&#8217;industria del legno nipponica scompare, cresce il volontariato forestale in Giappone.
Il valore del legname prodotto in Giappone è calato da 250.000 miliardi di yen negli anni sessanta a 225,6 miliardi di yen nel 2007, e il paese è diventato un importatore di legname (dalla Siberia alla Papua Nuova Guinea, all&#8217;Australia).
Sono invece cresciuti i volontari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="margin-top: 0pt" src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2009/10/30ginko2.jpg" alt="30ginko2.jpg" hspace="8" vspace="5" width="126" height="110" align="left" />Mentre l&#8217;industria del legno nipponica scompare, cresce il volontariato forestale in Giappone.<br />
Il valore del legname prodotto in Giappone è calato da 250.000 miliardi di yen negli anni sessanta a 225,6 miliardi di yen nel 2007, e il paese è diventato un importatore di legname (dalla Siberia alla Papua Nuova Guinea, all&#8217;Australia).<br />
Sono invece cresciuti i volontari impegnati nella protezione delle foreste nipponiche: 2.240 gruppi erano attivi nel 2007, con una crescita dell&#8217;8 per cento negli ultimi dieci anni.<br />
Intanto in nuovo premier Yukio Hatoyama si è impegnato a ridurre le emissioni di gas serra del 25 per cento rispetto ai livelli del 1990, e la protezione delle foreste di cipresso, cedro e gymko biloba fa parte della strategia climatica.</p>
<p>Tratto da www.salvaleforeste.it</p>
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		<title>Distributori a idrogeno in Puglia</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 06:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2009/07/idrogeno.jpg" alt="idrogeno" align="left" />Dal 2010 la Puglia sarà la prima regione italiana a vantare una rete di distributori a idrogeno. Il progetto è l&#8217;attuazione del protocollo siglato tra la Regione ed il Governo nell&#8217;aprile del 2008. Le stazioni di rifornimento a idrogeno saranno complessivamente sei, una per ciascuna provincia pugliese, e serviranno per alimentare le automobili a idrogeno. Il progetto è finalizzato a creare una prima rete distributiva per favorire la diffusione della mobilità a idrogeno. Potranno rifornirsi presso le sei stazioni di servizio le auto dotate di motore a idrogeno e quelle bi-fuel idrogeno-benzina. Dal punto di vista ambientale, il protocollo prevede l&#8217;abbattimento totale delle emissioni inquinanti. Come già sappiamo tutti su Ecoage, le auto a idrogeno non emettono gas serra o smog dal tubo di scappamento ma soltanto innocuo vapore acqueo. Tuttavia, l&#8217;idrogeno non esiste allo stato naturale sul nostro pianeta. Deve pertanto essere isolato dalle forme composte (es. acqua). I diversi modi di produzione dell&#8217;idrogeno hanno un impatto ambientale notevolmente differente tra loro. Ad esempio, l&#8217;idrogeno prodotto dagli idrocarburi non fa altro che spostare a monte, nella fase di produzione dell&#8217;idrogeno, l&#8217;inquinamento altrimenti prodotto a valle dalle auto a combustione termica. Al contrario, l&#8217;idrogeno prodotto dalle fonti di energia rinnovabile, quali l&#8217;eolico o il solare, non producono emissioni di gas serra, consentendo il raggiungimento di un bilancio ambientale positivo. I sei distributori a idrogeno in costruzione nella Regione Puglia utilizzeranno esclusivamente l&#8217;idrogeno prodotto dalle energie rinnovabili.</p>
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		<title>La selezione delle colture potrebbe favorire un raffreddamento del clima</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 06:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La selezione della varietà delle colture per massimizzarne l&#8217;indice di riflessione solare può far diminuire la temperatura media nei mesi estivi di 1°C.
Per rallentare il surriscaldamento della superficie terrestre, in Gran Bretagna alcuni scienziati hanno presentato un approccio basato sulla &#8220;bio-geoingegneria dell&#8217;albedo&#8221; che prevede una selezione specifica della varietà delle colture per massimizzarne l&#8217;indice di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2009/07/albedo.jpg" alt="albedo" align="left" />La selezione della varietà delle colture per massimizzarne l&#8217;indice di riflessione solare può far diminuire la temperatura media nei mesi estivi di 1°C.<br />
Per rallentare il surriscaldamento della superficie terrestre, in Gran Bretagna alcuni scienziati hanno presentato un approccio basato sulla &#8220;bio-geoingegneria dell&#8217;albedo&#8221; che prevede una selezione specifica della varietà delle colture per massimizzarne l&#8217;indice di riflessione solare. Lo studio, pubblicato nella rivista Current Biology, dimostra come queste misure dai costi contenuti potrebbero favorire un raffreddamento della temperatura di 1°C durante la stagione di crescita (nei mesi estivi) sia in Europa che in America settentrionale.<br />
Le crescenti emissioni di gas serra stanno portando il cambiamento climatico a un livello che potrebbe rivelarsi ingestibile. Questo ha stimolato la ricerca di soluzioni tecnologiche globali che rientrano nell&#8217;ambito della cosiddetta &#8220;geoingegneria&#8221;. Mentre non vi è modo di trovare un&#8217;alternativa alla riduzione delle emissioni di CO2, si sta lavorando attivamente sul fronte della ricerca di soluzioni complementari contro il surriscaldamento globale. Tuttavia, questi tentativi richiedono solitamente nuove infrastrutture e nuove attività, rendendone difficile l&#8217;implementazione.<br />
In questo studio gli scienziati hanno svolto una serie di esperimenti sulla sensibilità del modello climatico nel tentativo di vedere come alcune semplici modifiche delle colture potrebbero influire sulle condizioni climatiche globali. Gli scienziati hanno concluso che, considerato che l&#8217;indice di riflessione delle colture agricole è superiore a quello della vegetazione naturale (a causa delle foglie più lucenti e della più ampia copertura), sarebbe possibile sfruttare maggiormente questa caratteristica per aumentare ulteriormente la riflessione nello spazio del calore del sole. Il team ha denominato questo approccio per la mitigazione del cambiamento climatico &#8220;bio-geoingegneria dell&#8217;albedo&#8221;.<br />
L&#8217;indice di riflessione delle piante (albedo) è diverso a seconda delle varietà della stessa specie.<br />
Ad esempio, l&#8217;albedo di una specifica varietà di sorgo è 0,16 volte più elevata di quella di un&#8217;altra a causa della struttura della resina fogliare. Allo stesso modo, l&#8217;albedo tra diverse varietà di mais può avere valori diversi semplicemente a causa delle differenze della forma delle foglie o della loro disposizione.<br />
Gli scienziati hanno utilizzato un modello computerizzato per verificare gli effetti di un aumento pari a 0,04 dell&#8217;indice di riflessione delle colture. Nel modello sono stati presi in considerazione anche i dati relativi a circolazione oceanica, circolazione atmosferica e vegetazione presente sulla terra e sulle banchise. Secondo le proiezioni dello schema della superficie terrestre del modello si ottenevano umidità del suolo, produttività e scambio di energia con l&#8217;atmosfera per 200 anni. Dopo un periodo di assestamento pari a 50 anni, gli scienziati hanno iniziato ad osservare risultati interessanti.<br />
&#8220;Operando una selezione tra le attuali varietà delle piante da coltivazione, la nostra stima più ottimistica, per quanto riguarda la possibilità di aumentare l&#8217;indice di riflessione, ci induce a prevedere una riduzione delle temperature estive superiore a 1°C nella maggior parte delle regioni centrali dell&#8217;America settentrionale e delle regioni poste a latitudine medie in Asia e in Europa,&#8221; ha spiegato il dottor Andy Ridgwell dell&#8217;università di Bristol. &#8220;Infine, sarebbe possibile un abbassamento delle temperature a livello regionale attraverso un&#8217;attenta selezione delle colture o una loro modificazione genetica in modo da ottimizzarne l&#8217;albedo.&#8221; I ricercatori hanno inoltre osservato che l&#8217;impiego di spray per aumentare l&#8217;indice di riflessione delle foglie delle piante non influiva sul raccolto.<br />
La coltivazione di piante per la produzione di biocarburanti era stata progettata per ottenere un effetto analogo: questa pratica, tuttavia, è in contrasto con la produzione di alimenti, aspetto di crescente importanza alla luce dell&#8217;aumento della popolazione mondiale. Secondo i ricercatori, l&#8217;approccio di &#8220;bio-geoingegneria&#8221; potrebbe condurre a risultati positivi senza ostacolare la produzione di alimenti, sia in termini di resa che di varietà del raccolto.<br />
&#8220;Proponiamo di scegliere tra diverse varietà di una stessa specie destinata al raccolto, in modo da massimizzare l&#8217;indice di riflessione senza cambiare il tipo di coltura, benché quest&#8217;ultima possa avere effetti positivi sul clima,&#8221; ha affermato il dottor Ridgwell. Nel corso dei prossimi cento anni queste semplici decisioni potrebbero essere molto utili per la riduzione del surriscaldamento.<br />
È importante esaminare le conseguenze climatiche regionali e stagionali che potrebbero derivare da una modifica delle proprietà delle colture. Il dottor Ridgwell ritiene che sia necessario effettuare ulteriori ricerche sulla variabilità dell&#8217;abedo tra le diverse specie delle comuni cultivar. Inoltre, la bio-geoingegneria dei terreni coltivati deve essere vista unitamente ad altri progetti di geoingegneria, quali il progetto di dipingere di bianco le strutture delle costruzioni o di modificare i vegetali destinati al foraggio.<br />
La diminuzione dimostrata dallo studio equivale a un raffreddamento globale annuo pari a 0,1°C. &#8220;In generale, la bio-geoingegneria potrebbe costituire una misura transitoria per ridurre la gravità degli impatti delle ondate di calore sull&#8217;agricoltura e sulla salute nei paesi industrializzati del Nord del mondo,&#8221; conclude lo studio. Gli autori avvertono tuttavia che &#8220;su scala globale, (questo modello) ha un&#8217;efficacia limitata per quanto concerne i futuri cambiamenti climatici e non può sostituirsi alla riduzione delle emissioni di CO2.&#8221;<br />
Fonte: MolecularLab.it</p>
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		<title>Ecologia estrema: ecco alcune delle idee più pazze per salvare il nostro pianeta</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 06:00:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Avete mai pensato a come si potrebbe risolvere il problema dell’effetto serra? Un’originale, benché costosissima soluzione arriva dal premio Nobel per la chimica, Paul Crutzen.
Basterebbe infatti simulare l’effetto delle grandi eruzioni vulcaniche del passato, liberando nella stratosfera ingenti quantità di zolfo avvalendosi di palloni aerostatici. E per risparmiare energia elettrica in ufficio? E’ sufficiente acquistare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2009/06/mucca.jpg" style="margin-top: 0pt" alt="mucca" align="left" />Avete mai pensato a come si potrebbe risolvere il problema dell’effetto serra? Un’originale, benché costosissima soluzione arriva dal premio Nobel per la chimica, Paul Crutzen.<br />
Basterebbe infatti simulare l’effetto delle grandi eruzioni vulcaniche del passato, liberando nella stratosfera ingenti quantità di zolfo avvalendosi di palloni aerostatici. E per risparmiare energia elettrica in ufficio? E’ sufficiente acquistare un tagliacarte vivente. Lo stravagante oggetto, presentato quest’anno all’Ideal Home Show di Londra, consiste semplicemente di una gabbia con all’interno un criceto che rosicchia la carta che gli viene passata attraverso un’apposita fessura.<br />
La parola d’ordine è riciclare? Allora costruiamo mattoni per l’edilizia utilizzando rifiuti, come suggerisce John Forth dell’Università di Leeds.<br />
Un metodo alternativo per produrre metano? In Argentina è in corso una sperimentazione che consiste nel raccogliere, all’interno di opportuni contenitori, le emissioni di metano prodotte dalla digestione delle mucche, trasformando in tal modo un problema (pensate che emettono il 5% dei gas serra) in una risorsa.<br />
<strong>Ogni animale può garantire l’emissione giornaliera dagli 800 ai 1000 litri di metano.</strong></p>
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		<title>Green Box</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 06:00:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il problema delle emissioni di anidride carbonica dovute alla circolazione delle automobili potrebbe aver trovato una soluzione gallese. 
Un chimico organico, Derek Palmer, e due ingegneri, Ian Houston e John Jones, hanno sviluppato un particolare dispositivo da collegare alla marmitta delle auto che parrebbe in grado di immagazzinare i gas effetto-serra e permettere la sola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2009/04/img_begnews09_04.jpg" alt="green box" align="left" border="2" /><strong>Il problema delle emissioni di anidride carbonica dovute alla circolazione delle automobili potrebbe aver trovato una soluzione gallese. </strong></p>
<p>Un chimico organico, Derek Palmer, e due ingegneri, Ian Houston e John Jones, hanno sviluppato un particolare dispositivo da collegare alla marmitta delle auto che parrebbe in grado di immagazzinare i gas effetto-serra e permettere la sola emissione di vapore acqueo. Se il dispositivo dovesse dimostrarsi così efficiente da &#8220;catturare&#8221; anche il monossido di azoto e l&#8217;anidride carbonica &#8211; come sostengono i tre ricercatori &#8211; la scoperta per l&#8217;industria automotive potrebbe essere considerata a dir poco rivoluzionaria.<br />
Già perché la &#8220;Greenbox&#8221;, oltre ad immagazzinare i gas nocivi, ne permette una successiva rielaborazione, capace di generare bio-carburante. Grazie ad una reazione chimica con una speciale alga, infatti, si ottiene una sorta di bio-combustibile che può essere utilizzato, ad esempio, al posto del diesel. Il processo chimico permette anche la produzione di gas metano e fertilizzante &#8211; ovviamente separabili nella fase finale. Secondo le stime, una coltivazione di 1000 acri (4 chilometri quadrati) di alghe sarebbe sufficiente per filtrare le emissioni automobilistiche dell&#8217;intera nazione. Contemporaneamente, sarebbero sufficienti non più di 10 strutture per gestire le &#8220;Greenbox&#8221; di 30 milioni di veicoli.<br />
Insomma, non si tratta solo di un&#8217;invenzione che consentirebbe di eliminare in maniera consistente l&#8217;emissione di gas serra, ma anche di una fonte per generare carburanti di nuova generazione a basso impatto ambientale.</p>
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		<title>Il clima è cambiato, malgrado la neve</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 06:00:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il WWF risponde ai negazionisti del cambiamento climatico. Il gelo e le nevicate di questi giorni, insieme a un annunciato recupero della superficie ghiacciata dei mari artici, non negano la grave crisi climatica in atto, ma semmai la confermano. I cambiamenti climatici sono da osservare sul lungo periodo. La comunità scientifica è concorde&#8230;
Come una rondine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2009/01/04ilclima_e_cambiato.jpg" alt="IL CLIMA E’ CAMBIATO, MALGRADO LA NEVE" align="left" />Il WWF risponde ai negazionisti del cambiamento climatico. Il gelo e le nevicate di questi giorni, insieme a un annunciato recupero della superficie ghiacciata dei mari artici, non negano la grave crisi climatica in atto, ma semmai la confermano. I cambiamenti climatici sono da osservare sul lungo periodo. La comunità scientifica è concorde&#8230;</p>
<p>Come una rondine non fa primavera, una nevicata non fa equilibrio climatico globale. E’ chiara la risposta del WWF alla polemica avviata dagli “opinionisti” negazionisti e ampiamente supportata (solo in Italia) dalla stampa nazionale, secondo i quali il gelo e le nevicate di questi giorni, insieme a un annunciato recupero della superficie ghiacciata dei mari artici, negherebbero la grave crisi climatica in atto, crisi che la comunità scientifica ormai afferma con voce unanime, attribuendone in larga parte la responsabilità all’aumento dei gas serra in atmosfera provocato dalle attività umane.</p>
<p>Per chiarire la questione, il WWF ricorda innanzitutto la differenza tra la scienza climatica – che studia il “clima”, ovvero l’insieme degli stati dell’atmosfera (temperatura, venti, precipitazioni, insolazione, umidità ecc.) per un periodo di almeno 25-30 anni – e la meteorologia – che descrive lo stato dell’atmosfera in un momento particolare e l’analisi della sua evoluzione nel breve termine (pochi giorni o al massimo qualche settimana). I cambiamenti climatici sono dunque un fenomeno globale, da monitorare nel lungo periodo e sulla temperatura media, e l’equazione “riscaldamento globale=temperature più elevate” non è che un errore semplicistico, tanto più che autorevolissimi climatologi ipotizzano come possibile risvolto del surriscaldamento globale proprio l’innesco di una situazione di “glaciazione” nell’emisfero settentrionale.</p>
<p>Solo due mesi fa, mentre in Italia assistevamo allo strano fenomeno di un prolungato periodo di piogge tropicali &#8211; e nessuno dei negazionisti diceva nulla &#8211; in Siberia la temperatura media superava di ben 13° la media stagionale. I dati della Nasa dimostrano come l’anno passato (dic. 2007 – nov. 2008) sia stato eccezionalmente caldo per quella parte del globo, mentre l’aumento delle temperature medie a livello globale dal 1880 a oggi è indubbio, nonostante le oscillazioni.</p>
<p>“Posto che quest’inverno, rigido in alcune parti del mondo, non ha alcun significato preso singolarmente – ha spiegato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia &#8211; non è detto che i cambiamenti climatici portino necessariamente e ovunque a condizioni di caldo intenso. Anzi uno degli effetti del global warming è costituito proprio dall’estremizzazione degli eventi meteorici. La nostra specie ha modificato profondamente i sistemi naturali dell’intero pianeta tanto che gli scienziati paragonano ormai il nostro intervento a quello delle grandi forze geologiche che da sempre hanno agito sulla Terra. Il cambiamento climatico costituisce la punta dell’iceberg dei cambiamenti globali che abbiamo provocato sul Pianeta. Le previsioni su come si concretizzerà la minaccia dei cambiamenti climatici sono tuttora dibattute, ma tutti concordano che avranno effetti pesantissimi sui nostri sistemi sociali. Non si sono mai verificati cambiamenti climatici, durante la storia della Terra, in un mondo con oltre 6,7 miliardi di esseri umani, con un pianeta completamente trasformato da zone agricole, città, industrie, infrastrutture e che nel 2050 raggiungerà oltre 9 miliardi di abitanti.”</p>
<p>Il tasso di aumento di anidride carbonica nella composizione chimica dell&#8217;atmosfera nel 2007 è stato di 2,2 ppm (parti per milione di volume), mentre per i precedenti venti anni la media annuale era stata di 1,5 ppm. Questo incremento ha condotto a 383 ppm la presenza di anidride carbonica nella composizione chimica dell&#8217;atmosfera nel 2007, il 37% in più della concentrazione all&#8217;inizio della rivoluzione industriale (circa 280 ppm nel 1750), arrivando alla più alta concentrazione negli ultimi 800.000 anni e probabilmente, come ci ricordano gli scienziati del Global Carbon Project, negli ultimi 20 milioni di anni.</p>
<p>La modificazione della composizione chimica dell&#8217;atmosfera produce a sua volta importanti modificazioni nella dinamica energetica del sistema climatico (cambiamenti nella radiazione/calore che entra o esce dal sistema climatico), espresse dal concetto di “forzante radiativo”, che per quanto riguarda solo l’anidride carbonica è cresciuto del 20% dal 1995 al 2005, il cambiamento maggiore di qualsiasi decennio almeno negli ultimi 200 anni, che si estrinseca proprio nella estremizzazione dei fenomeni meteorologici che stiamo riscontrando anche in questo periodo.</p>
<p>Alla luce di questi dati si capisce bene come il 2009, che il WWF ha ribattezzato ‘Anno del clima’, sia davvero strategico perché alla conferenza di Copenhagen della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici di dicembre, sia raggiunto un nuovo accordo globale per il clima che ponga obiettivi efficaci e vincolanti per l’intera comunità mondiale e si possa finalmente far decollare una nuova economia priva di carbonio che ci consenta di avviarci sulla strada della sostenibilità dei nostri modelli di sviluppo socio-economici oggi palesemente insostenibili.</p>
<p>Le emissioni di carbonio causate dall&#8217;utilizzo dei combustibili fossili sono cresciute dai 6,2 miliardi di tonnellate del 1990 agli 8,5 del 2007, con un incremento del 38%. Il tasso di crescita delle emissioni è stato del 3,5% l&#8217;anno nel periodo 2000-2007, un incremento di quasi quattro volte dallo 0,9% l&#8217;anno del periodo 1990-1999. Se a queste emissioni aggiungiamo quelle derivanti dai cambiamenti di utilizzo del suolo, in particolare dovuti alla deforestazione, nel 2007 le emissioni di  carbonio sono state di 10 miliardi di tonnellate.</p>
<p><em>Fonte: WWF </em></p>
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		<title>DEPOSITO CO2 NEL SOTTOSUOLO &#8211; IL PROGETTO ITALIANO</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Dec 2008 07:05:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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lI Ministero dell&#8217;Ambiente e le principali società del settore energetico italiano, Enel ed Eni, hanno sottoscritto un protocollo d&#8217;intesa per la sperimentazione di nuove tecnologie finalizzate allo stoccaggio della CO2. La cattura, il trasporto e infine lo stoccaggio geologico dell&#8217;anidride carbonica sono alla base di una nuova filiera italiana. Il progetto è attualmente in fase [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2008/12/begnews001.jpg" mce_src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2008/12/begnews001.jpg" alt="Deposito CO2 nel sottosuolo - Il progetto italiano" align="left" border="0"><br />
lI Ministero dell&#8217;Ambiente e le principali società del settore energetico italiano, Enel ed Eni, hanno sottoscritto un protocollo d&#8217;intesa per la sperimentazione di nuove tecnologie finalizzate allo stoccaggio della CO2. La cattura, il trasporto e infine lo stoccaggio geologico dell&#8217;anidride carbonica sono alla base di una nuova filiera italiana. Il progetto è attualmente in fase di studio e di analisi di fattibilità. In base al piano tecnologico i gas serra e le emissioni CO2 dovrebbero essere iniettati nel sottosuolo in un deposito geologico sotto il controllo e il monitoraggio umano.</p>
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