Torino e le Olimpiadi invernali: per Pro Natura è un errore

Nel Tirolo austriaco, il 15 ottobre 2017, gli elettori hanno respinto con il 53,5% dei voti un progetto di candidatura ai Giochi olimpici invernali del 2026.  Otto mesi prima anche i cittadini del cantone svizzero dei Grigioni avevano bocciato il progetto di Saint-Moritz e Davos per gli stessi giochi del 2026, con il 60% dei voti.
Invece la città di Torino, nonostante i debiti conseguiti con le Olimpiadi invernali del 2006, ha recentemente cominciato ad accarezzare l’idea di ricandidarsi proprio ai Giochi 2026.

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Pro Natura Piemonte, la storica associazione ambientalista, si era già opposta ai Giochi 2006 così come concepiti, affidando la sua contrarietà a queste parole: «La posizione di Pro Natura Piemonte in merito alle Olimpiadi del 2006 era stata basata sul realismo e su una critica costruttiva: non si era detto un “no” totale ma si era proposto di utilizzare il trampolino di Albertville e di ripristinare la pista di bob di Cervinia, trattandosi di due specialità che in Italia hanno pochissimi praticanti e quindi non era prevedibile un successivo utilizzo che compensasse i costi di manutenzione». Un riutilizzo delle risorse già esistenti, quindi. Senza costruire del nuovo, salvaguardando l’ambiente e le casse comunali.

Già La Stampa, il 30 ottobre 2017, a proposito della difficile situazione finanziaria del Gruppo Trasporti Torinesi e di conseguenza del Comune di Torino, scriveva: “Gli inquirenti, che stanno lavorando sul disallineamento dei conti del Comune e sulle Partecipate, vengono colpiti dalla fermezza con cui Lo Russo (capogruppo del PD in Consiglio comunale) spiega che i problemi dei conti di Torino sono nati con le Olimpiadi e che poi hanno cercato di nascondere le cose”.

L’unica modesta vittoria che Pro Natura ottenne fu quella di evitare la costruzione di un enorme padiglione nella zona della Continassa e di utilizzare l’area del Lingotto per realizzare il palazzetto per il pattinaggio denominato Oval, che successivamente venne destinato a ospitare manifestazioni fieristiche all’interno di quello che era stato un vasto complesso industriale.
«Indubbiamente le Olimpiadi hanno dato a Torino l’immagine di una città di cultura e di turismo – continua l’associazione ambientalista – sfatando il poco attraente concetto di città grigia e industriale. Ma noi siamo convinti che se si fosse speso una minima parte di quanto sono costate (e continuano a costare) le Olimpiadi del 2006 per fare opportune campagne pubblicitarie a livello mondiale, destinate a far conoscere i tanti motivi di attrazione che Torino presenta, avremmo raggiunto ugualmente il risultato».
Qualcuno sostiene che le Olimpiadi dello sci del 2026 avrebbero un basso costo, perché si riutilizzerebbero gli impianti esistenti. Pro Natura non è d’accordo: «Questo può valere per gli impianti di risalita. Non vale però ad esempio per l’impianto di bob e slittino di Cesana costato 110 milioni di euro e che oggi richiede una spesa annua di 1 milione e 300.000 euro per la manutenzione in sicurezza. Inoltre non dobbiamo dimenticare che è stato depredato di tutto quanto si poteva asportare, quindi per riutilizzarlo nel 2026 dovremmo spendere ogni anno, per 9 anni, il precitato 1 milione e 300.000 euro con un totale di 11 milioni e 700.000 euro. Oltre a dover spendere per ripristinare l’impianto».

Nemmeno i trampolini di Pragelato se la vedono meglio. Queste strutture sono infatti costate circa 37 milioni di euro, «ma ogni anno la manutenzione incide per oltre 1 milione e 100.000 euro e l’utilizzo è stato praticamente nullo. Non abbiamo visto gli atleti provenienti da altri stati come era stato inizialmente ipotizzato. L’unica consolazione per l’area di Pragelato è la pista di fondo della Val Troncea che ha costi limitati e richiama sportivi per un lungo periodo dell’anno».
Inoltre, anche la pista di free-style di Sauze d’Oulx è stata dismessa e al suo posto sono stati progettati un campo di calcio e forse anche di golf.

«Alla luce di queste considerazioni – conclude l’associazione – crediamo che le Amministrazioni pubbliche interessate debbano fare un serio esame della situazione con un corretto bilancio basato sul dare e avere: noi siamo convinti che questo bilancio fornirebbe un inequivocabile responso, cioè quello di abbandonare l’idea di candidare Torino e il suo circondario per le Olimpiadi dello sci del 2026».




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