I veleni nell’aria del porto di Livorno

Dati allarmanti, quelli che emergono dalle ultime rilevazioni sulla qualità dell’aria al porto di Livorno. L’inquinamento atmosferico legato al traffico navale (particelle ultrafini, particolato carbonioso e biossido di azoto) dovrebbe suscitare una risposta da istituzioni e armatori.

Durante le operazioni di arrivo e partenza delle navi, le misurazioni delle sostanze inquinanti nell’aria hanno mostrato concentrazioni di polveri ultrafini con picchi fino a 80.000 pt/cc (particelle per centimetro cubo).
Per avere un metro di paragone, il numero di particelle in zone remote con buona qualità dell’aria è inferiore a 2.000 pt/cc, mentre il livello di fondo nelle grandi città varia da 3.000 a 5.000 pt/cc, per arrivare a 10.000 pt/cc in strade molto trafficate.

Le misurazioni in tempo reale sono state condotte il 7 giugno, in prossimità del porto di Livorno e delle abitazioni, dall’associazione tedesca Nabu (Nature And Biodiversity Conservation Union) insieme a Cittadini per l’aria e Coordinamento Livorno Porto Pulito.

Axel Friedrich, consulente di Nabu, misura le emissioni di particolato carbonioso e particelle ultrafini

Axel Friedrich, consulente di Nabu, misura le emissioni di particolato carbonioso e particelle ultrafini

FUMI PERICOLOSI
Le emissioni navali non sono ancora sottoposte a una regolamentazione severa come quelle dei veicoli a terra o come gli impianti industriali. Di conseguenza, contribuiscono in maniera determinante alla qualità dell’aria delle città di porto e rappresentano un grave rischio per la salute umana.
Uno studio recentemente realizzato a Civitavecchia dal Dipartimento di Epidemiologia del Lazio ha stimato che la popolazione residente in un raggio di 500 metri dal porto è soggetta a un incremento di mortalità del 51% per malattie neurologiche e del 31% per tumori al polmone.
La Commissione Ue stima che ogni anno 50mila cittadini europei muoiano prematuramente per via dell’inquinamento atmosferico causato dalle navi.

IL CONTRIBUTO DEI LIVORNESI
Cruciale è la posizione dei residenti, che sono costretti a respirare tutti i giorni aria inquinata e nociva per la loro salute. Gli stessi cittadini di Livorno daranno il via a una misurazione delle concentrazioni di biossido di azoto (NO2) nelle aree prospicienti il porto. In città, col supporto del Coordinamento Porto Pulito, verranno installati dei campionatori passivi che resteranno all’aperto per un mese e saranno poi inviati a un laboratorio indipendente, per conoscere i valori di NO2 nei punti prescelti.
È un metodo scientificamente valido che Cittadini per l’aria ha già promosso a Milano, Roma e Brescia, con risultati importanti in termini di partecipazione e raccolta di dati sul territorio.

ANCHE I TURISTI RESPIRANO
In estate, le città portuali registrano i maggiori arrivi e l’economia locale ne beneficia. Ma i turisti non vengono in visita nelle città di mare italiane per respirare aria inquinata: agire a livello politico e industriale per ridurre le emissioni navali e rendere il loro soggiorno piacevole, anziché velenoso, è un diritto dei turisti e degli abitanti, e una scelta strategica lungimirante per armatori e amministratori.

Partenza del traghetto Corsica Victoria, Sardinia Ferries

Partenza del traghetto Corsica Victoria, Sardinia Ferries

LE RICHIESTE DI NABU
NABU coordina a livello europeo la campagna “Facciamo respirare il Mediterraneo”, di cui Cittadini per l’aria si è fatta promotrice nel nostro Paese.

L’obiettivo è l’istituzione nel Mediterraneo di una zona a basse emissioni (ECA, Emission Control Area), un progetto in relazione al quale sono già stati avviati studi di fattibilità su impulso della Commissione europea, del governo francese e della International Marine Organization.
Negli Stati che si affacciano sul Mar Baltico e Mare del Nord, la zona a basse emissioni di zolfo è già una realtà e ha permesso di ridurre la quantità di zolfo nell’aria del 50% dal 2015. Tra due anni, verrà introdotta in Nord Europa anche una zona a basse emissioni di biossido d’azoto. «In Nord Europa – afferma Beate Klunder, responsabile di progetto per NABU – i governi, le autorità portuali, i cittadini e le compagnie di navigazione hanno sostenuto l’istituzione nel Baltico, nel Mare del Nord e nella Manica di misure efficaci a protezione della salute dei cittadini e della natura. Gli stati del Mediterraneo devono al più presto fare altrettanto».
Chiediamo che anche nel Mediterraneo le navi siano obbligate ad utilizzare combustibili a basso tenore di zolfo, filtri per il particolato e catalizzatori per gli ossidi di azoto. Il Coordinamento Porto Pulito con Cittadini per l’aria chiede che venga promosso l’effettivo utilizzo della banchina elettrificata per evitare che le navi da crociera stazionino coi motori accesi, affumicando il porto e la città.



Redazione

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