Le balene franche del nord Atlantico rischiano l’estinzione

Le balene franche del nord Atlantico rischiano l’estinzione. Le cause? Drastico calo delle nascite (- 40%) e aumento degli incidenti con le navi.

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Secondo gli autori di uno studio pubblicato su Frontiers in Marine Science “occorre un intervento immediato e significativo per ridurre la mortalità e le lesioni provocate da attrezzi da pesca” .

La Eubalaena glacialis, era vicina all’estinzione già nel lontano 1935. Solo nel 1992 si iniziò a registrare una ripresa della specie stimata intorno ai 295 esemplari fino ad arrivare ai 500 individui del 2015.

I recenti interventi di regolamentazione degli Stati Uniti e del Canada (come il rallentamento della velocità delle navi e diversi accorgimenti sulle rotte di navigazione) sembravano aver avuto successo nel ridurre gli incidenti. Sembravano, appunto. Secondo lo studio condotto da Scott Kraus e Robert Kennedy, i casi di balene rimaste aggrovigliate nelle reti sono aumentati dell’85% tra il 2010 e il 2015, rispetto al 15% degli scontri con le navi. Secondo i dati al 2015 del National Marine Fisheries Service, dal 2009 al 2013 sono morte in media 4,3 balene ogni anno a causa di incidenti per cime e attrezzi da pesca. Tra il 1970 e il 2009, il 44% delle balene era morto per collisioni e il 35%  per aggrovigliamento in reti o funi.

Per l’equipe americana, le cause di questa estinzione vanno ricercate nella qualità delle acque in cui nuotano questi cetacei, in quanto si influenza anche l’attività riproduttiva,  e nei cambianti climatici: le prede infatti spostandosi rendono difficile la nutrizione. Per ridurre i casi di incidenti con reti e funi, gli scienziati dell’Acquario Amy Knowlton e Tim Werner stanno conducendo ricerche – con una sovvenzione statale di 180.000 dollari – su un tipo di cime che si rompono più facilmente quando le balene vi si aggrovigliano.

 



Roberto Malfatti

Roberto Malfatti, sociologo, appassionato di fotografia, rockettaro quanto basta. Da sempre combattente e studioso delle tematiche ambientali. Tra i fondatori della rete Napoli Est Brucia che rivendica il risanamento del territorio di Napoli Est dall'inquinamento selvaggio delle raffinerie.


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