Pfas, annunciato monitoraggio. Qual è la reale situazione?

Quanto è inquinata veramente l’acqua del Veneto? Qual è il livello dei Pfas (Sostanze Perfluoroalchiliche) e quali i danni provocati? Quanto dovremo aspettare prima che sia data una riposta univoca a questa domanda?

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La Giunta regionale del Veneto ha annunciato due piani di monitoraggio per verificare la presenza e gli eventuali effetti su persone e alimenti di queste sostanze, che sono riconosciute come interferenti endocrini collegati a patologie riguardanti pelle, polmoni e reni. La dichiarazione del presidente della regione veneto, Luca Zaia, è alquanto distensiva: “Siamo sul pezzo sin da quando emerse il problema Pfas. Sin da allora ci preoccupammo prima di tutto di mettere in sicurezza gli acquedotti, operazione portata a termine in pochissimi giorni. Ora si va più a fondo per verificare se e quanto queste sostanze abbiano fatto male all’ambiente e alle persone». E’ stata, quindi, diramata una nota  nella quale, oltre ad annunciare una serie di studi ad hoc su 85 mila persone per valutare con più precisione l’evolversi della situazione, cerca di tranquillizzare l’opinione pubblica rispetto ai reali rischi per la popolazione. Sono circa 60 i comuni interessati all’inquinamento delle acque, dalla provincia di Vicenza, a Verona e a Padova e sotto accusa per aver causato il danno all’ambiente e alla salute del territorio, c’è l’azienda chimica Miteni di Trissino, specializzata nella produzione di molecole fluorurate per la farmaceutica, l’agricoltura e l’industria tecnica. L’azienda, però, esclude ogni responsabilità. In base ai risultati del biomonitoraggio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con la Regione Veneto, che ha coinvolto un campione di 507 persone, quelle interessate dalla contaminazione sarebbero 250.000, di cui 60.000 esposte a un livello maggiore di contaminazione.

La nota riservata. Ma, accanto a questa comunicazione pubblica della Regione Veneto sul monitoraggio delle conseguenze dell’inquinamento da Pfas, ce n’è una riservata cui fa rifermento la testata giornalistica Vvox dalla quale emerge uno scenario certamente più drastico. Nella nota in questione inviata dal segretario generale della sanità della Regione Veneto, Domenico Mantoan, agli assessori alla sanità, all’ambiente e all’agricoltura, si chiede “ai soggetti istituzionalmente competenti la tempestiva adozione di tutti i provvedimenti urgenti a tutela della salute della popolazione volti alla rimozione della fonte di contaminazione ivi comprese le opportune variazioni degli strumenti pianificatori di competenza”. Si prospetta qui l’ipotesi, drastica, di modificare le norme di pianificazione in materia di inquinamento attualmente vigenti. Mantoan, nella lettera indirizzata ai tre assessori, cita un documento che mai aveva tenuto banco sul dibattito pubblico, ovvero lo «Studio sugli esiti materni e neonatali in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche». Uno studio del 29 settembre 2016 dal quale emerge come siano stati evidenziati in particolare l’incremento della pre-eclampsia, una malattia della gravidanza, del diabete gestazionale, di malformazioni maggiori “come anomalie del sistema nervoso, del sistema circolatorio e cromosomiche”. Malanni, è specificato, che necessitano di tempi di osservazione più lunghi “per giungere a più sicure affermazioni“.

Il trasferimento dell’azienda. Importanti sono anche le dichiarazioni di Nicola Dall’Acqua, neo-direttore generale dell’Arpav, rilasciate al settimanale diocesano di Padova “Difesa del Popolo“,  in cui si si parla della necessità di trasferire la Miteni. L’intervista  ha messo in subbuglio il mondo ambientalista veneto, che si è chiesto a questo punto quanto grave sia il pericolo, se l’Arpav pensa che Miteni debba addorittura andare via dal territorio. La nota riservata del segretario generale Mantoan sembra indirettamente aver dato una risposta. L’amministratore delegato di Miteni, Antonio Nardone, dal canto suo il 23 dicembre scorso aveva annunciato che la fabbrica  potrebbe dismettere la produzione di Pfas puntando su molecole meno impattanti entro il 2020.

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Deborah Divertito

Criminologa, ricercatrice e tifosa del Napoli. Da sempre attenta alle tematiche sociali e ambientali. Co-fondatrice della Cooperativa Sociale Sepofà, mi occupo di promozione editoriale e culturale. Il mio libro preferito? “Il Giovane Holden” di J.D. Salinger


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