Adesso o mai più

2014 è l’anno dei giochi finali per trovare un accordo globale per fermare il cambiamento climatico. Il luogo, la Conferenza delle parti (COP) sul Clima di Lima, Perù. L’obiettivo? Arrivare l’anno successivo, il 2015 alla COP21, la conferenza ONU di Parigi con un testo per un accordo globale, legalmente vincolante da firmare e da implementare entro, al massimo, il 2020. Il fallimento è da escludere, non si può ripetere la debacle di Copenhagen nel 2009, quando sfumò un accordo globale per combattere il cambiamento climatico.
La posta in gioco è massima, l’imperativo è vincere. Di fronte a catastrofi sempre più influenzate dai cambiamenti del clima, ghiacciai in scioglimento, e una schiacciante evidenza scientifica le Nazioni membri dell’ONU devono agire.
Secondo numerosi ambientalisti da tutto il mondo la partita va chiusa senza dubbio nel 2014. «Non possiamo attendere di negoziare tutto gli ultimi 5 minuti a Parigi, con il rischio di far fallire tutto ancora», spiega Kumi Naidoo, direttore di Greenpeace International. Dello stesso parere anche il guru americano dell’ambientalismo, Bill McKibben, per cui «Serve agire subito, risolvere le questioni aperte e porre fine all’era dei combustibili fossili».

 

di Emanuele Bompan

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Redazione

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