Alibaba e Traffic insieme nella lotta al mercato nero on-line di specie protette

Il gigante cinese dell’e-commerce Alibaba ha firmato un accordo con TRAFFIC (il network promosso da WWF e IUCN per il monitoraggio del commercio di fauna e flora protetta) contro il mercato nero di prodotti appartenenti a specie protette. L’impegno di Alibaba è di contribuire al raggiungimento dell’obiettivo del WWF  “zero prodotti illegali di fauna selvatica” e diffondere i messaggi che possano educare i consumatori rispetto a uno dei crimini più efferati verso la natura, gli animali e le comunità locali che alimenta un giro di affari mondiale di oltre 23 miliardi di dollari l’anno.

Nell’ambito dell’accordo Alibaba il network TRAFFIC  assicurerà formazione e sostegno tecnico allo staff di Alibaba Group per essere in grado di scrutinare con attenzione l’offerta e la domanda di prodotti di fauna selvatica; verranno promossi anche messaggi pubblicitari sul sito, su speciali app e canali social media per influenzare sia gli acquirenti che i venditori a rifiutare ogni prodotto che derivi dal mercato illecito di wildlife. Nei mesi scorsi l’ONU ha lanciato un alarme rispetto all’insicurezza, l’instabilità, la corruzione e i conflitti provocati dal bracconaggio e il saccheggio illegale di natura, come sta denunciando anche il WWF in questi mesi nella sua Campagna “Crimini di natura-Da che parte Stai?”.      L’accordo assume particolare importanza poiché proprio  l’e-commerce negli ultimi anni ha rafforzato, sostenuto e amplificato il mercato nero di specie protette e loro derivati che il WWF ricorda essere il quarto per fatturato dopo armi, droga ed esseri umani. Secondo il WWF la domanda internazionale, e più che mai quella cinese, di questi prodotti si sta drammaticamente espandendo attraverso l’utilizzo di piattaforme informatiche per gli scambi e dei canali di invio postali, di più difficile controllo,  per raggiungere qualunque destinazione.
Tre le ragioni che hanno trasformato internet in una rete cruciale per l’importazione e la vendita  di avorio, corno di rinoceronte, pelli e ossa di tigre, scaglie di pangolino e oggetti in tartaruga marina oltre a  migliaia di altre specie di animali per collezioni o per uso domestico: innanzitutto la mancanza di specifiche normative internazionali ed europee che permettono di perseguire questo tipo di crimini su internet, l’inadeguatezza degli strumenti messi a disposizione delle autorità di enforcement internazionali per contrastare l’ e-commerce e infine la difficoltà di essere effettivamente individuati e di intercorrere in adeguate sanzioni. Questa situazione sta aumentando esponenzialmente l’offerta sul mercato e il potenziale bacino di consumatori lasciando così campo libero ad un network criminale altamente specializzato e determinato a portare avanti un business lucrativo. Il commercio illegale di fauna e flora selvatici  sta drammaticamente determinando la progressiva rarefazione, fino ai limiti dell’estinzione, di specie uniche e carismatiche come elefanti, rinoceronti e tigri ma non solo: vittime illustri del commercio degli ultimi quarant’anni anche tra gli uccelli con specie estintesi in natura come l’ara di Spixii o i rettili come il coccodrillo siamese portato quasi all’estinzione, e anche specie meno note fra piccoli mammiferi, rettili, insetti e pesci.
“Per fronteggiare questa nuova e drammatica ondata di crimini di natura dobbiamo lavorare con nuovi alleati e nuovi attori – ha dichiarato  Isabella Pratesi, direttore Programma Conservazione Internazionale del WWF Italia –  Le istituzioni possono fare moltissimo, promuovendo leggi adeguate a combattere il crimine che viaggia su internet, ma altrettanto possono fare gli individui non acquistando prodotti come avorio, corna di rinoceronte e parti di tigre , così come le aziende che possono diventare ignare complici di queste reti di criminali. Il passo fatto da Alibaba è cruciale perché dichiara un impegno a rimuovere dal proprio business tutti i prodotti illegali di specie selvatiche e minacciate e a spiegare ai consumatori il drammatico impatto che questo tipo di commercio ha sugli animali e sull’uomo. Ci aspettiamo ora che tutti coloro che possono schierarsi dalla parte delle comunità locali, degli elefanti, dei rinoceronti e delle tigri e lo facciano il prima possibile con o senza il WWF. Il tempo è agli sgoccioli”.




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