Ambiente: un argomento scomodo per la Cina

Il fatto che l’inquinamento sia una delle più evidenti problematiche nelle grandi città cinesi, non è una novità. Secondo alcuni studi la Cina ospita 16 tra le 20 città più inquinate al mondo e uno dei momenti in cui l’attenzione sull’argomento ha raggiunto un picco è stato esattamente un anno fa, quando una coltre di smog ha coperto Pechino per diversi giorni. Le problematiche ambientali che riguardano la Cina, tra cui l’inquinamento atmosferico, sono strettamente connesse al rapido sviluppo economico del gigante asiatico.
环境 huán​jìng in cinese significa “ambiente”. Il termine, è composto dalla parola, 环, che vuole dire “anello, cerchio” ma anche “circondare, trovarsi attorno” e dalla parola 境, con il significato di “confine, frontiera, area, regione”. La Repubblica Popolare Cinese è attualmente il più grande mercato energetico mondiale ed è destinato, secondo la Bloomberg New Energy Finance, a raddoppiare entro il 2030. Le necessità energetiche di Pechino sono soddisfatte principalmente attraverso il consumo di carbone (metà di quello mondiale), che è la principale fonte di energia del Paese, il cui uso produce grandi quantità di anidride carbonica, contribuendo all’emissione di gas serra nocivi per la quale la Cina detiene il primato mondiale da diversi anni.
Gli effetti di tutto ciò sono devastanti per la salute di chi vive sotto il cielo cinese (secondo uno studio, 1,2 milioni di morti premature in Cina sono dovute all’inquinamento atmosferico) e per l’ecosistema della nazione, che è afflitta, tanto per fare qualche esempio, da scarsa disponibilità di acqua potabile, gravi desertificazioni (soprattutto nel nord-est) e cataclismi dovuti ai cambiamenti climatici e risentirà sempre di più in futuro, quando fenomeni come lo scioglimento dei ghiacciai dell’altopiano tibetano e l’inondazione di zone costiere cruciali per l’economia del Paese. Secondo l’opinione pubblica cinese, l’inquinamento e le problematiche ambientali sono attualmente la principale minaccia alla sicurezza nazionale e ciò aumenta il rischio di campagne di protesta legate a questo argomento, cosa che turba i sonni sereni della dirigenza del PCC. La questione della salvaguardia dell’ambiente, dunque, sta diventando un rompicapo per il governo cinese, che si trova a dover bilanciare il mantenimento della rapida crescita economica e dello sviluppo industriale con politiche volte a tutelare l’ecologia del territorio nazionale. In questo ambito, per di più, la pressione a livello internazionale è sempre più incombente e, se qualche decennio fa si poteva fare orecchie da mercante e difendersi dietro allo status di “nazione in via di sviluppo” senza troppe spiegazioni, oggi le istituzioni internazionali in cui la Cina è coinvolta, a cominciare dalle Nazioni Unite, sono sempre più intransigenti. L’interesse verso le questioni globali come questa, quindi, sta diventando fondamentale per la Repubblica Popolare che avverte il bisogno di migliorare la propria immagine di membro “responsabile” della comunità internazionale. Per questo motivo, negli ultimi incontri legati alle tematiche ambientali la Cina ha promesso di impegnarsi di più per diventare una nazione “eco-friendly”, a patto, però, che altri (e con altri si intente gli USA) facciano lo stesso. Una delle principali cause dell’alto livello di inquinamento e dannosità per l’ambiente è l’inefficienza di molti impianti industriali cinesi, che in alcuni casi emettono sostanze tossiche in quantità 10 volte superiori a quelle consentite. Tra i provvedimenti che il governo sta prendendo c’è l’aumento dei controlli, una nuova norma, ad esempio, impone a circa 15mila grandi fabbriche di pubblicare online i dati relativi all’inquinamento atmosferico e idrico che producono. Lo scorso anno, inoltre, il governo ha investito la cifra astronomica di 275 miliardi di dollari in un piano quinquennale anti-inquinamento che mira a ridurre lo smog nella zona di Pechino. Ma non sarà sufficiente.
Intanto, si punta alle energie rinnovabili. Ma se da una parte la Cina è applaudita per esser stata il maggiore istallatore di eolico del 2013, sono invece più controversi altri settori. L’energia idroelettrica, invece, è sempre più utilizzata e presentata come un’alternativa sana all’uso di altre fonti di energia, ma purtroppo non è del tutto così e viene spesso omesso il fatto che la costruzione di massicce dighe stia causando danni ambientali non trascurabili. Infine, la produzione di panelli solari è fiorente in Cina, ma dedicata quasi esclusivamente all’esportazione a causa dell’elevato costo dell’utilizzo di questa tecnologia, che rischierebbe di rallentare la crescita economica. A questo tipo di commercio è legato infatti il massiccio acquisto da parte della Cina di terreni in Africa, dove impiantare i propri pannelli: un fenomeno che si è guadagnato il nome di land grabbing. La Cina di Xi Jinping, in conclusione, punta a far dimenticare al mondo l’immagine di “mostro” ecologico che il Paese ha avuto negli ultimi decenni, ma, sia chiaro, nei limiti in cui questo non danneggi sostanzialmente l’efficienza e la rapidità degli ambiziosi obiettivi di crescita economica.

di Emilia Maria Pezzini

Fonte: dailystorm.it



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