Cheese a Bra, dal 20 al 23 settembre

Cheese val bene un viaggio, soprattutto perché la cittadina piemontese ospita per quattro giorni i più bravi produttori di formaggi di qualità sia italiani che stranieri. Basta armarsi di buone scarpe e ottime papille per fare un giro del mondo dei formaggi altrimenti impossibile. Una settantina di bancarelle provenienti da 15 Paesi e speciali Laboratori del Gusto rappresentano le tecniche casearie dei cinque continenti, dall’Australia al Sudamerica, dagli Stati Uniti alle diverse tradizioni a cavallo tra Europa e Asia. Ma c’è un’area che più di tutte quest’anno ha ricevuto le attenzioni degli organizzatori: a farla da padroni nella Gran Sala di Cheese sono i formaggi delle Isole Britanniche. Ingresso libero, portabicchiere targato Slow Food, una manciata di ticket per le degustazioni e il gioco è fatto. Su 150 specialità casearie proposte sotto le arcate di via Garibaldi, ben 50 sono selezionate da Neal’s Yard Dairy per la Gran Bretagna e da Sheridan’s Cheesemongers per l’Irlanda. Una varietà niente male per degustare i più noti cheddar, stilton e stichelton inglesi o applicarsi nello studio delle forme irlandesi più gustose. Il tutto accompagnato, come sempre, da un bicchiere di vino consigliato dal personale Fisar tra le 800 etichette italiane dell’Enoteca.
E per chi non si accontenta dell’assaggio in Gran Sala e vuole portarsi a casa un ricordo di Bra, c’è il Mercato di piazza Roma. Qui si possono trovare formaggi che battono bandiera irlandese o marchiati con la mitica union jack, come quelli di White Lake Cheese a caglio vegetale o lavati nel Brandy, le formaggette che ricordano leggermente il limone o quelle avvolte nella cenere, ottime alla griglia.
I nostri ospiti vantano anche due Presìdi, i progetti con cui la Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus (http://www.fondazioneslowfood.it) interviene concretamente per tutelare un prodotto a rischio estinzione. Il cheddar artigianale arriva dalla contea di Somerset, lì dove nacque e dove oggi solo tre produttori resistono all’industria utilizzando lieviti autoctoni e la pratica manuale del cheddaring, che richiede di girare le cagliate e impilarle l’una sull’altra ogni ora, per migliorare consistenza e conservabilità. I formaggi irlandesi a latte crudo sono nati per sostenere la rinascita casearia dell’isola. Il Presidio coinvolge 10 caseifici su tutto il territorio che lavorano con stili e tecniche differenti ma condividono un disciplinare di produzione sulla gestione del bestiame, l’origine del latte e la tecnica di caseificazione.

Scopri il programma su www.slowfood.it



Redazione

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