Cibo industriale: più sicuro e sostenibile

“Cibo industriale”, un’espressione che ormai non si può quasi lasciarsi sfuggire, se non si vuole spaventare chi ci circonda. Eppure, il cibo prodotto industrialmente non solo è sano e sicuro, ma offre anche vantaggi troppo spesso sottovalutati.

Di Leonardo Bianchi

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Si ha sempre paura di ciò che non si conosce ed è proprio questo che succede quando si parla di “cibo industriale”. Generalmente è guardato con sospetto, come se fosse in qualche modo meno salutare di quello prodotto artigianalmente. In realtà l’industria ha fatto passi da gigante proprio per risolvere delle problematiche che i processi produttivi di allora avevano, specialmente in ambito igienico-sanitario.

 

Cibo industriale: i miglioramenti

In effetti, in passato capitava spesso di essere vittime di intossicazioni e tossinfezioni alimentari, anche mortali. Ne era un classico esempio il botulismo. La causa era la mancanza di condizioni igieniche ottimali durante la produzione casalinga, che provocava la formazione di spore, tossine e batteri nell’alimento, con veri e propri fenomeni di avvelenamento. Oggi, grazie al progresso industriale, il rischio di intossicarsi quando si apre un barattolo di verdure sott’olio o quando si affetta un salame è praticamente zero, al contrario invece delle conserve o dei salumi fatti in casa che non vengono sottoposti agli stessi controlli.
La sicurezza igienico-sanitaria dei processi produttivi industriali è ai massimi livelli in ogni step, garantendo così un prodotto salubre e privo di rischi.

 

Cibo industriale e l’impatto ambientale

Una parte dell’opinione pubblica ha dubbi e perplessità sulla produzione industriale zootecnica, specialmente quando si parla di grossi produttori, maggiormente accusati di mancanza di etica o di superiore impatto ambientale, solo perché non sono belli da vedere come certe realtà più piccole. Eppure è esattamente l’opposto, in quanto più un allevamento è grande più è efficiente e soggetto a controlli, sia per quanto riguarda l’igiene che per il benessere animale.
Come spiega Ettore Capri, professore di chimica agraria all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, questo fenomeno è dovuto alla “percezione dei cittadini europei”.
È frutto della pressione mediatica su argomenti delicati come la relazione tra inquinamento atmosferico e benessere, qualità del cibo e benessere, riduzione della biodiversità e benessere.
«Tutto è nato dalla rivoluzione industriale perché l’uomo non è molto diverso dalle altre specie viventi – sottolinea Capri – ha paura dei cambiamenti e quando il proprio ecosistema è diventato sempre più cemento e macchine è diventato triste e impaurito. Chi ha paura crede soprattutto a chi ne sostiene l’innesco e qui prospera l’ecoterrorismo informativo, un concentrato di interessi spesso classisti e specisti».

 

Il cibo industriale e i suoi vantaggi

La produzione industriale delle carni ha dei vantaggi innegabili: ad esempio, i grandi stabilimenti produttivi sono luoghi super-igienici, dove ogni passaggio è sottoposto a rigorosi controlli, i consumi di acqua ed energia sono ridotti ai minimi termini e gli scarti alimentari vengono recuperati. Specialmente le industrie che hanno come strategia gestionale la sostenibilità sociale, economica e ambientale, che in Italia sono la maggior parte perché la concorrenza è elevata.

Il cibo prodotto “industrialmente” offre dunque benefici non solo a livello di sicurezza alimentare, ma anche di efficienza, con riduzione significativa dell’impatto ambientale, grazie alla produzione di maggiori quantità di cibo con meno risorse e a prezzi più bassi. Il che, attenzione, non è sempre sinonimo di bassa qualità: le grandi industrie riescono, grazie ad economie di scala, ad ammortizzare costi che invece sono difficilmente sostenibili per le piccole aziende, facendoli ricadere sul consumatore finale.

Altro punto di forza della produzione di carne industriale è la riduzione degli sprechi, generando una quantità di scarti e di rifiuti più che dimezzata rispetto a frutta e verdura, e pari quasi alla metà dei rifiuti prodotti dalla filiera dei cereali, grazie anche a strategie di recupero di alimento che altrimenti sarebbe infelicemente scartato.

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La produzione industriale ha portato indubbiamente dei miglioramenti nella nostra vita: più velocità, praticità e comodità di utilizzo, più controllo, igiene e sicurezza superiori; e ancora miglior efficienza produttiva, utilizzo inferiore di input e risorse, minor dispendio di energia e meno sprechi, con conseguente maggior sostenibilità ambientale. A pensarci bene, dei must per poter assicurare cibo sicuro per tutti in futuro.



Redazione

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