Nero su bianco per Cina e USA sulla lotta alle emissioni

“Certo, i numeri non sono ancora quelli che occorrono: ma l’accordo tra Cina e Usa sulla riduzione delle emissioni di gas serra è davvero importantissimo, e va letto tutto” ecco come apre il suo spazio opinioni su La Stampa, Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia WWF Italia. Proseguendo il suo scritto, spiega il perché dell’importanza di questo articolo rivedendo alcuni aspetti del percorso che fece fallire il tentativo di raggiungere un effettivo accordo globale per ridurre le emissioni di gas serra a livello globale a Copenaghen nel 2009.
E noi, lo ripercorriamo con lei.
“Gli Usa e la Cina si incontrarono alla vigilia del Summit. L’incontro avvenne nel novembre 2009, vale a dire a solo un mese dalla Conferenza Onu in Danimarca, e i due leader (Obama e l’allora presidente cinese Hu Jintao) presero atto del fatto che non era possibile raggiungere un accordo sostanziale. Proprio chi scrive, del resto, alcuni mesi prima aveva sottolineato, in un intervento in una sessione aperta del G8 Ambiente di Siracusa, che arrivare a Copenaghen “a carte tutte coperte” sarebbe stato pericolosissimo. Sulla spinta dell’opinione pubblica mondiale, si provò a rimediare, ma tra gli errori del presidente del Summit, l’allora primo ministro danese Lars Løkke Rasmussen e la sostanziale assenza di volontà politica, si arrivo a un accordo modesto, contestato e non globale.  Per fortuna, si impara dagli errori. Appena pochi mesi dopo il suo insediamento, nell’aprile 2013, il nuovo segretario di Stato americano John Kerry ha iniziato un dialogo bilaterale con la Cina (e con altri Paesi) proprio sul clima, è stato formato un gruppo di lavoro che si è giovato anche delle aperture venute da Pechino dopo Copenaghen, in particolare a Durban nel 2011. Oggi Obama e il nuovo leader cinese Xi Jinping hanno annunciato impegni di riduzione, ovviamente diversi e ancora non sufficienti per raggiungere l’obiettivo davvero non negoziabile, da loro stessi ribadito, quello di rimanere al di sotto dell’aumento medio della temperature globale di 2°C rispetto ai livelli dell’era preindustriale. Del resto, nell’accordo c’è una frase molto importante: Both sides intend to continue to work to increase ambition over time.  Il segnale politico è dunque formidabile. Gli Usa, che storicamente sono i più grandi inquinatori mondiali e hanno un livello di emissioni pro-capite altissimo, hanno fornito un range di riduzione entro il 2025 tra il 26 e il 28%. Poco, dovrebbero partire da una riduzione del 30% come minimo. La Cina intende raggiungere il picco delle emissioni di CO2 intorno al 2030 (facendo tutto il possibile per cominciare la riduzione assoluta delle emissioni prima) e intende aumentare la quota di combustibili non fossili nel consumo di energia primaria di circa il 20% entro il 2030. Anche la Cina potrà fare di più, ma è la prima volta che l’impegno viene messo nero su bianco. L’accordo prevede anche la cooperazione tecnologica e per l’innovazione. Ma quel che è più importante, si tiene anche conto della sensibilità degli altri Paesi, dichiarando la volontà di immettere linfa per l’accordo globale e fornire un esempio, incoraggiando gli altri Paesi ad assumere impegni entro la prima metà del prossimo anno. E riconosce le responsabilità comuni ma differenziate tra i Paesi che hanno provocato il fenomeno del cambiamento climatico con le proprie emissioni a partire dalla rivoluzione industriale e i Paesi che si sono sviluppati solo recentemente, con situazioni nazionali diverse. Non tutti i problemi sono risolti da questo annuncio: lo scoglio più grosso sarà rappresentato dalla capacità di individuare una strada verso l’equità, in un intreccio molto forte con il percorso che il prossimo anno porterà a definire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, obiettivi universali e validi non solo tra i paesi, ma anche nei Paesi. L’importante è che la partita sia iniziata, il clima sia cambiato e continui a cambiare nel corso dei negoziati, non facili. Perché il cambiamento climatico è già in corso, e aspettare gli eventi non si può più.

 

 




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