Pennsylvania: la Cabot Oil&Gas condannata per inquinamento delle falde acquifere

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L’acqua della famiglia Ely e di tutte le altre case di Dimock prendeva fuoco non per caso, ma a causa della presenza di gas metano nelle falde acquifere, conseguenza delle operazioni di fracking della Cabot Oil&Gas. Ci sono voluti sette anni, ma questa è stata la sentenza definitiva della Corte Federale degli Stati Uniti, quantificando in 2,7 milioni di dollari il risarcimento che la compagnia è costretta a versare a Scott Ely e Monica Marta-Ely e ai loro tre figli e in 770 mila dollari, invece, quello per Ray e Victoria Hubert, che con la loro figlia Speranza hanno visto anch’essi la propria vita sconvolta dalla contaminazione chimica della compagnia del gas. Le famiglie coinvolte, in realtà, sono 44, ma dopo quattro anni dall’inizio del processo, cioè dal 2012, la grande maggioranza dei querelanti aveva già raggiunto un accordo economico con l’azienda. Tutto sarebbe passato sotto silenzio se gli Ely e gli Hubert non avessero atteso la sentenza definitiva.

La contaminazione è cominciata nel 2008, quando la Cabot Oil&Gas ha cominciato le sue operazioni di fracking, o fratturazione idraulica, che consiste nel perforare il terreno fino a raggiungere le rocce che contengono i giacimenti di gas naturale e, successivamente, iniettare un getto ad alta pressione di acqua mista a sabbia e altri prodotti chimici per provocare l’emersione in superficie del gas.

Da quel momento, tutte i 1500 abitanti della zona hanno bevuto acqua contaminata da metano fuoriuscito dalle rocce scistose perforate dall’azienda nei dintorni di Dimock. La vicenda è salita alle cronache internazionali nel 2010 grazie al documentario “Gasland” di Josh Fox. In questa docu-inchiesta veniva smontata la narrazione entusiasta del governo americano intorno al gas naturale, mostrando al mondo intero il calvario delle famiglie nelle piccole comunità invase dalle trivelle: fiumi che ribollono del gas sfuggito ai pozzi, animali e uomini che si ammalano e muoiono, falde acquifere invase da sostanze tossiche e aumento dell’inquinamento acustico. Ma la sequenza più scioccante è sicuramente quella che ha visto protagonista anche la famiglia Ely: un uomo accosta un accendino al rubinetto di casa e l’acqua all’istante s’incendia a causa del gas finito nelle tubature. Succedeva sei anni fa e succede ancora, non solo a Dimock ma in molte parti degli Stati Uniti dove ancora si opera il fracking.

Tuttavia, è stato un processo molto complicato ed estenuante per i querelanti, che si sono visti di volta in volta mettere in discussione tutte le prove portate avanti ai giudici, con la Cabot che tentava di far passare la versione delle “cause naturali”. Versione che ancora rivendicano attraverso il loro portavoce, nonostante la condanna al pesante risarcimento sia ormai definitiva.



Stefania Divertito

Stefania Divertito, è giornalista d’inchiesta, specializzata in tematiche ambientali. Numerose le sue inchieste anche su argomenti delicati. Per citarne alcune: Uranio, il nemico invisibile; Amianto, storia di un serial killer; Toghe verdi, storie di avvocati e battaglie civili. Il suo ultimo lavoro è anche la sua sfida: un romanzo thriller con sullo sfondo il tema dello smaltimento illegale di amianto. Ha vinto il Premio Pasolini nel 2013 ed è stata cronista dell’anno nel 2004.


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