Un drone Biodegradabile

Leggiamo sulle pagine de Il Sole24 Ore di un nuovo Drone Biodegradabile, nato come un progetto estivo all’interno dei laboratori della NASA, si é trasformato in un futuro investimento che permetterà di esplorare zone non facilmente raggiungibili dall’uomo.  Un team di 15 studenti provenienti dalle Università di Stanford, Brown e Spelman, con l’aiuto di alcuni professori e ricercatori della NASA, appunto,  hanno creato il primo prototipo di drone biodegradabile.
Il progetto é stato presentato lo scorso novembre al iGem (International Gentically Engineered Machine Competition, 2014.igem.org) un concorso che si é svolto a Boston a cui hanno partecipato più di 200 ragazzi di varie Università del mondo con i loro esperimenti di biologia sintetica. “Un giorno mentre stavo facendo una ricerca, mi é venuto in mente di realizzare un drone biodegradabile –  ci racconta Lynn Rothschild, ricercatrice della NASA del Ames Research Center e supervisore del progetto – L’intenzione iniziale era quella di creare un prototipo per l’esplorazione di Marte, ma poi sono emerse altre utilità ”. Il corpo del drone, infatti, é fatto di mycelium, una sostanza tipica dei funghi ed é rivestito dalla celleulosa che ricopre i nidi di vespa. Tutto ciò gli permette di volare veloce in zone sensibili, come all’interno di un vulcano, in un incendio,  o in aree tossiche che potrebbero mettere a rischio la vita del singolo individuo.
bIOeCOgEO_Drone_1_Eli_Block-1940x1622“Molto spesso – ci dice  Ian Hull, studente dell’Università di Stanford che ha partecipato alla costruzione del prototipo – i droni una volta lanciati si perdono, senza fare più ritorno. Quello da noi creato é ecologico, si decompone e anche se si dovesse rompere o perdere non inquinerebbe l’ambiente”. Per il recupero dei materiali il team ha collaborato con Ecovative Design, un’azienda newyorkese specializzata in sostanze bio, che ha fornito il mycellim, mentre il circuito interno del drone é derivato da  nonoparticelle di argento ed é stato creato dall’azienda AgiC, start up della Silicon Valley. “Date le continue richieste da parti di aziende interessate e dell’attenzione dei media stiamo cercando di convincere la NASA a stanziere dei fondi affinché tale progetto possa espandersi ed  essere concretamente utilizzato”. Grazie al materiale di cui é composto il drone si autogenera e può essere costruito su qualsiasi superficie e atmosfera. “Ad alcune persone, fra cui anche studenti , é venuta l’idea di usare il drone per trasportare cibo o medicine nei campi di rifugiati in Siria o in altre parti del mondo”. Valutando le numerose potenzialità del prototipo, il team attualmente sta lavorando per ottenere alcuni brevetti e sta studiando come ricavare i sensori del drone dai batteri.

di Anna Volpicelli




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