Contro il PIL

Oggi più che mai, in piena crisi ed emergenza climatica, sommersi da rifiuti che non si degradano e persi nella fretta che ci fa correre per arrivare ovunque ed essere efficienti e produttivi ad ogni costo, ritorna attuale il discorso progressista, illuminante e quasi reazionario, che Robert Kennedy pronunciò, il 18 Marzo del 1968, all’università del Kansas; un discorso nel quale evidenziava, tra l’altro, l’inadeguatezza del PIL come indicatore del benessere delle nazioni economicamente sviluppate.

Tre mesi dopo veniva ucciso durante la sua campagna elettorale che lo avrebbe probabilmente portato a divenire Presidente degli Stati Uniti d’America.

Vedeva e guardava avanti, Bob, e vogliamo qui riportare la traduzione di quel memorabile discorso che ho letto, riletto, ascoltato e riascoltato. Come monito a noi e omaggio a quei progressisti e illuminati che ci mettevano già in guardia oltre 50 anni fa…

Nel 1972 lo avrebbe capito il Bhutan e ve lo racconteremo.

Oggi rileggiamo e rivediamo quelle profetiche parole.

Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato alla eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni.

Il nostro Pil ha superato 800 miliardi di dollari l’anno, ma quel PIL – se giudichiamo gli Stati Uniti d’America in base ad esso – comprende anche l’inquinamento dell’aria, la pubblicità per le sigarette e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana.

Comprende l’abbattimento delle sequoie e la scomparsa delle nostre bellezze naturali nel caos della deregolamentazione urbanistica.

Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che cercano di forzarle.

Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Comprende le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane.

Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck, e i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini.

Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori famigliari o l’intelligenza del nostro dibattere. Il Pil non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull’America eccetto il motivo per cui siamo orgogliosi di essere americani.



Simonetta Sandri

La volontà di condividere con i lettori la bellezza dell’universo resta per me la vera ragione della ricerca delle parole più adeguate per descrivere una meraviglia spesso indescrivibile. Perché, come il Principe Miškin ne L’idiota di Fedor Dostoevskij, anche io penso che la bellezza salverà il mondo.


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