Oltre 200 mila persone da tutta Italia e 35 Paesi hanno camminato da Perugia ad Assisi per chiedere la fine delle guerre e la costruzione di una politica di pace.
Un fiume di persone ha invaso la strada che da Perugia conduce ad Assisi. Oltre 200 mila partecipanti – donne, uomini, bambini, istituzioni, associazioni e movimenti – hanno camminato insieme domenica 5 ottobre per chiedere la fine del genocidio a Gaza, la cessazione di tutte le guerre in corso e un nuovo impegno politico per la pace.
La Marcia PerugiAssisi della Pace e della Fraternità 2025 si è conclusa con un successo che ha superato ogni aspettativa, trasformando la giornata in un grande abbraccio collettivo lungo 24 chilometri, da Porta San Pietro alla Rocca di Assisi, tra bandiere arcobaleno, canti e testimonianze da tutto il mondo.
“Abbiamo fatto 10 miliardi di passi per la pace”, ha dichiarato Flavio Lotti, presidente della Fondazione PerugiAssisi, “Ma nessun numero può raccontare l’energia e la speranza che abbiamo condiviso”.
Un segnale potente, nonostante il silenzio dei media
Per molti, la delusione è arrivata nel giorno seguente, di fronte alla quasi totale assenza di spazio riservato all’evento dai media nazionali. “Chi non ha vissuto questa straordinaria esperienza non deve sapere, potrebbe essere contagioso”, ha scritto Lotti in una nota, denunciando il tentativo di oscurare un movimento popolare che chiede con forza un cambio di rotta.
Eppure, la mobilitazione è reale: negli ultimi quindici mesi, l’appello della Fondazione per una “mobilitazione straordinaria” contro la guerra è cresciuto fino a diventare un movimento permanente, capace di coinvolgere scuole, sindaci, associazioni e cittadini comuni.
“Non chiediamoci quanti eravamo, ma cosa dobbiamo fare per diventare ancora di più”, l’invito lanciato dagli organizzatori.
Una marcia di popolo, per la giustizia e la fraternità
Dal palco di Assisi, Lotti ha chiesto di chiamarla “marcia della giustizia”, non solo della pace. “Oggi la pace ha cinque nemici: i killer, i loro complici, gli indifferenti, i cinici e gli ipocriti. Siamo qui per dire che non ci rassegniamo”, ha gridato tra gli applausi.
L’evento, aperto dallo striscione con la parola Fraternità, ha riunito delegazioni da 35 Paesi e migliaia di bambini, protagonisti della prima “Marcia delle bambine e dei bambini per la pace”, nata sulla scia della Giornata mondiale dei bambini istituita da Papa Francesco. Con loro anche padre Enzo Fortunato, presidente del Pontificio Comitato per la Giornata, che ha accompagnato i più piccoli da Bastia Umbra a Santa Maria degli Angeli.
Tra i partecipanti anche Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Maurizio Landini e rappresentanti di Cisl e Uil: una presenza trasversale, segno che la richiesta di pace supera appartenenze e schieramenti.
Un messaggio da Assisi al mondo
L’arcivescovo Domenico Sorrentino ha letto il messaggio di Papa Leone XIV, che invita “a far prevalere l’amore sull’odio e il perdono sull’offesa”. A concludere la giornata, Francesca Albanese, Relatrice speciale dell’ONU per i Territori palestinesi occupati, ha denunciato “l’assenza dei palestinesi nei processi di pace” e la necessità di restituire centralità alla giustizia internazionale.
Due immagini simboliche hanno chiuso la manifestazione: i rocciatori di Greenpeace che si sono calati dalle mura della Rocca di Assisi per srotolare lo striscione “Fermiamo il genocidio a Gaza”, e un vero arcobaleno comparso nel cielo limpido sopra la città di San Francesco.
La marcia continua
La PerugiAssisi 2025 non è stata un punto d’arrivo, ma l’inizio di un nuovo percorso. Nei prossimi giorni la Fondazione presenterà l’Agenda della Pace, frutto del confronto dell’Assemblea dell’ONU dei Popoli, con nuove proposte da attuare insieme a cittadini, scuole e amministrazioni locali.
“Organizzare la Marcia non è stato inutile – ha concluso Lotti – perché una nuova coscienza di pace sta crescendo. Ora dobbiamo trasformarla in una mobilitazione permanente. Perché la pace, oggi, non è solo un sogno: è una responsabilità comune”



