Cittadini per l’Aria presenta un esposto alla Corte dei Conti: il costo sanitario ed economico dell’inquinamento atmosferico potrebbe essere legato anche alle politiche regionali sulla qualità dell’aria.

L’inquinamento da PM2.5 non ha soltanto un costo in termini di salute e vite umane. In Lombardia, secondo uno studio europeo, malattie e mortalità associate all’esposizione al particolato fine generano un costo economico stimato in 33,4 miliardi di euro ogni anno, pari al 7,3% del PIL regionale. Un dato che è alla base dell’esposto presentato da Cittadini per l’Aria ETS alla Procura regionale della Corte dei Conti per la Lombardia.
L’associazione chiede di accertare se le politiche, le omissioni e le scelte adottate dalla Regione Lombardia nel corso degli anni in materia di qualità dell’aria abbiano contribuito a determinare un danno erariale.
PM2.5, il costo dello smog per la Lombardia
A quantificare per la prima volta in termini economici l’impatto sanitario dell’esposizione al solo PM2.5 sulla popolazione lombarda è lo studio Italian (North), Lombardia Region Case Study: The health burden and the associated economic cost of PM2.5 in the Lombardia region in Italy, realizzato da Joseph Spadaro e Francesco Forastiere. La ricerca, riferita al 2023, è stata sviluppata nell’ambito del progetto VALESOR (Valuation of Environmental Stressors), finanziato dal programma Horizon Europe della Commissione europea.
Il costo complessivo comprende cure sanitarie, visite, ricoveri e farmaci, perdita di produttività e peggioramento della qualità della vita. Solo la spesa sostenuta dal Servizio sanitario regionale per le cure, le visite, le ospedalizzazioni e i farmaci legati alle patologie attribuibili all’inquinamento raggiungerebbe 1,4 miliardi di euro all’anno.
A pesare maggiormente sul bilancio complessivo è la demenza, con un costo stimato di 2,394 miliardi di euro l’anno, seguita dalla broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), con 899 milioni di euro.
Il dato restituisce quindi una doppia dimensione del problema: da una parte le conseguenze sulla salute delle persone, dall’altra il peso economico che l’inquinamento atmosferico produce sulla collettività.
L’esposto alla Corte dei Conti
È proprio alla luce di questi numeri che Cittadini per l’Aria ETS ha presentato un esposto alla Corte dei Conti, chiedendo di verificare eventuali responsabilità erariali dei vertici del governo regionale succedutisi dal 2010 a oggi. «Chiediamo alla Corte dei Conti di accertare i fatti esposti, valutare gli eventuali profili di responsabilità erariale personale dei vertici del governo regionale succedutisi dal 2010 a oggi, ed esercitare le azioni previste dall’ordinamento per l’accertamento del danno pubblico e il risarcimento integrale», ha dichiarato Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria.
Secondo l’associazione, il problema non riguarda soltanto i livelli di inquinamento registrati oggi, ma una serie di decisioni e ritardi accumulati nel corso di decenni.
Le politiche regionali sotto accusa
L’esposto richiama innanzitutto le tre condanne della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e le tre procedure di infrazione tuttora aperte relative al territorio regionale. Tra gli elementi contestati viene ricordata anche la sentenza del 12 maggio 2022, causa C-573/19, nella quale la Corte di Giustizia europea ha respinto la giustificazione delle cosiddette “avversità orografiche” della Pianura Padana. Proprio le caratteristiche geografiche del territorio, secondo la Corte, avrebbero dovuto spingere le autorità a predisporre interventi più tempestivi, rigorosi e ambiziosi.
Nel mirino c’è anche il Piano Regionale degli Interventi per la qualità dell’Aria (PRIA). Il piano del 2013, secondo Cittadini per l’Aria, si è dimostrato inadeguato ed è stato aggiornato nel 2018 anche a seguito di un’iniziativa giudiziaria dell’associazione.
L’esposto evidenzia inoltre i ritardi nella pianificazione e nell’attuazione delle misure, i finanziamenti ritenuti insufficienti per interventi fondamentali, in particolare nel settore dei trasporti, e alcune deroghe adottate dalla Regione. Tra queste viene citata quella del 2021, che aveva esteso fino al 2024 la possibilità di utilizzare impianti a biomassa legnosa obsoleti e poco performanti.
Un altro elemento riguarda il settore zootecnico. Tra il 2016 e il 2020, sottolinea l’associazione, in Lombardia si è registrato un incremento di circa 130.000 capi bovini. Un aumento che assume particolare rilevanza per la qualità dell’aria, considerando le emissioni di ammoniaca degli allevamenti e il loro contributo alla formazione del PM2.5 secondario.
Il confronto con la Francia
Per comprendere quanto le politiche pubbliche possano incidere sulla qualità dell’aria, l’esposto guarda anche al caso francese.
Tra il 2015 e il 2023 il Conseil d’État ha condannato per cinque volte lo Stato francese per il mancato rispetto dei limiti europei sulla qualità dell’aria, imponendo complessivamente 45 milioni di euro di sanzioni.
Secondo Cittadini per l’Aria, la pressione esercitata dalla giustizia ha contribuito a spingere la Francia verso politiche strutturali più efficaci, con una conseguente riduzione delle concentrazioni di PM2.5.
Il confronto sui dati di mortalità è significativo. Tra il 2005 e il 2023, a parità di periodo e metodologia scientifica, il tasso di mortalità associato al PM2.5 in Francia sarebbe diminuito del 66,4%, passando da 101,7 a 34,2 decessi ogni 100.000 abitanti.
In Italia la riduzione nello stesso periodo si è fermata al 43,4%, passando da 177,7 a 100,6 decessi ogni 100.000 abitanti, secondo i dati dello studio Burden of Disease of air pollution dell’Unione europea.
«Mentre l’Europa progredisce speditamente verso un’aria respirabile, l’Italia resta drammaticamente al palo e, invece di occuparsi di attuare misure e politiche incisive, studia per chiedere deroghe ai nuovi limiti», ha commentato Gerometta.
Il costo umano dell’inquinamento atmosferico
Dietro i numeri economici rimane però soprattutto una questione sanitaria. In Italia il particolato fine è associato ogni anno a circa 43.000 morti premature, facendo del nostro Paese uno dei territori europei maggiormente colpiti dagli effetti dell’inquinamento atmosferico.
Il caso lombardo mostra quindi come la qualità dell’aria non sia soltanto una questione ambientale. È anche una questione di salute pubblica, spesa sanitaria, produttività e gestione delle risorse pubbliche.
Per Cittadini per l’Aria, il ricorso alla giustizia può rappresentare uno strumento per verificare la responsabilità delle istituzioni e, soprattutto, per accelerare l’adozione di misure capaci di ridurre concretamente l’esposizione al PM2.5.
L’obiettivo, sottolinea l’associazione, è evitare che il costo dell’inquinamento continui a essere pagato due volte: prima dalle persone, attraverso malattie e morti premature, e poi dalla collettività, attraverso la spesa sanitaria e le perdite economiche.











