Ridurre l’uso di antibiotici negli allevamenti ittici non è più soltanto una sfida ambientale: è una priorità globale per la salute umana, animale ed ecosistemica.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’antimicrobico-resistenza è oggi una delle principali minacce sanitarie mondiali, responsabile di milioni di morti ogni anno. Anche l’acquacoltura, settore in forte crescita, è coinvolta in questo processo: l’uso intensivo di farmaci favorisce la diffusione di batteri resistenti e la contaminazione degli ecosistemi marini.
È in questo scenario che nasce SOURCE – Sustainable and innOvative blUe food pRoduCtion under one hEalth approach, il nuovo progetto coordinato dall’Università di Pisa, che punta a sostituire gli antibiotici con fitobiotici naturali, come gli oli essenziali di limone, timo e rosmarino.
Un progetto europeo per l’acquacoltura sostenibile
Finanziato con oltre 1,3 milioni di euro dal Fondo Italiano per la Scienza (FIS2 – ERC-like), SOURCE durerà tre anni (2026–2029) e vede l’Ateneo pisano come capofila. L’obiettivo è sviluppare modelli innovativi di produzione ittica basati sull’approccio One Health, che integra benessere animale, tutela dell’ambiente e sicurezza alimentare.
Al centro della ricerca c’è la valutazione dell’efficacia degli oli essenziali come alternativa agli antibiotici, attraverso studi nutrizionali, immunologici ed ecotossicologici su alcune specie chiave dell’acquacoltura mediterranea: orata, mitilo e vongola.
Ridurre i farmaci significa non solo limitare la dispersione di residui chimici nei mari, ma anche contrastare la resistenza antimicrobica e offrire ai consumatori alimenti più sicuri.
Un settore in forte crescita, ma a rischio
«Negli ultimi dieci anni la richiesta di prodotti ittici è aumentata del 122%» spiega la professoressa Valentina Meucci, del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa. «Italia, Spagna, Francia e Grecia sono tra i Paesi europei con il maggior numero di allevamenti. Senza un cambiamento di paradigma, l’uso di antibiotici continuerà a crescere, con effetti negativi sulla salute pubblica».
Ricerca multidisciplinare e innovazione
Il progetto è guidato dalla professoressa Lucia De Marchi, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Veterinarie, che coordina un team multidisciplinare impegnato in studi in vitro e in vivo, analisi tossicologiche e valutazioni nutrizionali per definire linee guida concrete per un’acquacoltura più sostenibile.
Biologa, 37 anni, con un dottorato internazionale in Portogallo e oltre cento pubblicazioni scientifiche, De Marchi è specializzata negli impatti dei contaminanti marini e nei rischi legati all’uso dei farmaci negli allevamenti.

Fitobiotici e filiera ittica: una nuova alleanza
«SOURCE non è solo un progetto scientifico, ma anche un percorso di responsabilità sociale» sottolinea De Marchi.
«Vogliamo dialogare con le comunità costiere e con gli operatori del settore, perché l’acquacoltura sostenibile riguarda tutti. Il nostro obiettivo è portare in tavola prodotti più sani e favorire la diffusione di mangimi alternativi coinvolgendo tutta la filiera».
In un mondo in cui la produzione alimentare deve fare i conti con limiti ambientali sempre più stringenti, progetti come SOURCE dimostrano che innovazione e natura possono lavorare insieme, offrendo soluzioni concrete per un sistema alimentare più sano, resiliente e davvero orientato al futuro.



