Boom di apiturismo in Italia: il turismo delle api cresce tra natura, miele ed ecosistemi rurali

Apiturismo in crescita in Italia: 7 turisti su 10 attratti da esperienze con api e miele. Uno studio dell’Università Niccolò Cusano analizza il turismo rigenerativo.


Apiturismo, in Italia cresce il turismo delle api

Api, miele e paesaggi rurali stanno diventando protagonisti di una nuova forma di turismo sostenibile. In Italia cresce infatti l’interesse per l’apiturismo, un segmento emergente del turismo esperienziale che unisce apicoltura, educazione ambientale e scoperta degli ecosistemi agricoli.

Secondo un recente studio dell’Università Niccolò Cusano, circa 7 turisti su 10 dichiarano di essere attratti da vacanze basate su esperienze legate alle api, alla produzione del miele e alla conoscenza delle aree rurali. Un dato che conferma l’ascesa di un turismo sempre più orientato alla natura e alla sostenibilità.

L’Italia paese simbolo dell’apiturismo

Il Belpaese si candida a diventare uno dei punti di riferimento internazionali per questo settore. Con circa due milioni di alveari e oltre 60 varietà di miele, l’Italia vanta una delle più ricche biodiversità apistica d’Europa.

Tra le regioni più produttive spiccano Piemonte, con oltre 3.000 tonnellate di miele l’anno, e Calabria, che supera le 2.000 tonnellate. Un patrimonio agricolo e ambientale che può diventare una leva importante per lo sviluppo del turismo rigenerativo.

Non mancano inoltre gli investimenti: oltre 5 milioni di euro arrivano da fondi europei, mentre il governo italiano ha stanziato 12 milioni di euro per sostenere il settore. L’interesse è giustificato anche dal valore ecologico degli impollinatori: secondo la Commissione europea, il contributo economico delle api e degli altri insetti impollinatori all’agricoltura vale fino a 15 miliardi di euro l’anno.

Api e turismo: una relazione che rigenera territori

Lo studio intitolato “Beekeeping and Tourism: A Dual-Conditions Framework for Regenerative Tourism” è stato realizzato dai ricercatori Alessandra Vitale e Marco Valeri dell’Università Niccolò Cusano insieme a Shekhar Asthana della Jindal Global University.

Secondo i ricercatori, l’incontro tra apicoltura e turismo può generare benefici concreti per ambiente, comunità locali e visitatori. Le esperienze offerte ai turisti includono visite agli apiari, degustazioni di miele, laboratori didattici, percorsi sensoriali nella natura ed attività di educazione ambientale.

Ma perché l’apiturismo possa essere davvero rigenerativo non basta “mostrare le api”. Come sottolinea il docente Marco Valeri, le attività turistiche devono contribuire a interventi concreti per la biodiversità, come la creazione di corridoi ecologici, la piantumazione di specie mellifere e una gestione più sostenibile del territorio.

Un esempio è il progetto europeo LIFE BEEadapt, che ha già portato all’installazione di oltre 70 bee-hotel e alla messa a dimora di più di 6.000 piante in diverse aree pilota.

Quando il turismo diventa davvero rigenerativo

Il framework sviluppato dai ricercatori individua tre condizioni fondamentali perché l’apiturismo possa essere definito turismo rigenerativo:

  • rigenerazione degli ecosistemi e tutela della biodiversità;

  • visitatori consapevoli e motivati da forme di conscious travel;

  • benefici economici e sociali per le comunità locali.

Queste condizioni devono verificarsi simultaneamente: se una viene meno, l’esperienza rischia di trasformarsi in un semplice prodotto turistico tematico.

Una nuova opportunità per i territori rurali

In un contesto in cui la competitività delle destinazioni turistiche è sempre più legata alla sostenibilità, l’apiturismo rappresenta una possibile risposta. Integra infatti economia locale, tutela ambientale e valorizzazione culturale dei territori.

Per molte aree rurali italiane, il ronzio delle api potrebbe così diventare non solo il simbolo della biodiversità, ma anche un nuovo motore di sviluppo sostenibile.

Redazione
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