Giornata internazionale dell’acqua

Circa la metà della popolazione mondiale vive una condizione di grave scarsità idrica, almeno per una parte dell’anno. Un quarto, invece, deve far fronte a livelli di stress idrico estremamente elevati, utilizzando oltre l’80% della propria fornitura annuale di acqua dolce rinnovabile ed è un problema che vivono sempre più Paesi, Italia compresa. In quelli più poveri, però, tutto ciò porta a conflitti e migrazioni forzate.

Giornata internazionale dell'acquaGiornata internazionale dell’acqua

Nella Giornata internazionale dell’acqua, il nuovo rapporto pubblicato dall’Unesco per conto di UN-Water L’acqua per la prosperità e la pace racconta lo stato delle risorse idriche mondiali, anche attraverso le storie di tensioni, cooperazione e di azioni risolutive oggi necessarie. Perché nel mondo vivono ancora senza acqua potabile gestita in modo sicuro 2,2 miliardi di persone e 3,5 miliardi non hanno accesso a quella che serve per i servizi igienico-sanitari. L’obiettivo delle Nazioni Unite di garantire per tutti questo accesso entro il 2030 è lungi dall’essere raggiunto e le previsioni indicano che le disuguaglianze probabilmente aumenteranno, anche a causa del cambiamento climatico, con rischi per la stabilità sociale e i flussi migratori nel mondo. “Con l’incremento dello stress idrico – spiega Audrey Azoulay, direttore generale dell’Unesco – aumentano anche i rischi di conflitti locali o regionali. Se vogliamo preservare la pace, dobbiamo agire rapidamente non solo per salvaguardare le risorse idriche, ma anche per la cooperazione regionale e globale in questo settore”.

Giornata dell’acqua: la diga in Yemen e la pace delle donne

Un caso esemplare citato nel rapporto proviene dallo Yemen martoriato, Paese fra i più assetati e poveri, secondo l’indice Onu di sviluppo umano. Dall’acqua della diga di Malaka, usata soprattutto per i campi e il bestiame, dipendono le sorti di 3 villaggi contigui.

Giornata Internazionale dell'acquaA lungo, il bacino è finito al centro di contese laceranti, culminate in un decreto tribale per vietare l’accesso alla preziosissima risorsa. Ciò ha spinto un gruppo di donne dei diversi villaggi a fondare un’associazione per la gestione dell’acqua. Una mossa che ha presto permesso di superare le controversie, propiziando veri e propri negoziati di pace. Con il sostegno della FAO, è stato poi creato un sistema di condotte che funzionano per semplice gravità, alimentando così diversi pozzi sparsi nella zona.
Oggi, non è più necessario recarsi fino alla diga. Inoltre, il nuovo sistema permette di ridurre gli sprechi dovuti all’evaporazione. Insomma, un accordo al femminile nato dal basso fra comunità decise, in nome dell’acqua, a non gettare il proprio futuro fra i mulinelli di polvere.