Global Sumud Flotilla: la resistenza nonviolenta che sfida l’assedio di Gaza

Il 31 agosto, decine di imbarcazioni provenienti da 44 Paesi salperanno dal Mediterraneo per tentare di raggiungere la Striscia di Gaza. È la Global Sumud Flotilla, la più grande mobilitazione civile via mare mai organizzata per rompere l’assedio imposto da Israele e consegnare aiuti umanitari a una popolazione stremata da quasi due anni di guerra, carestia e isolamento.

Un’iniziativa che nasce dall’unione di tre realtà già attive – la Freedom Flotilla Coalition, il Movimento Globale per Gaza e il Maghreb Sumud Convoy – e che si fonda su un principio tanto semplice quanto radicale: non rimanere in silenzio di fronte a un genocidio riconosciuto come tale da organizzazioni internazionali e persino da ong israeliane.

Un assedio che uccide più lentamente delle bombe

Oltre ai bombardamenti e alle demolizioni sistematiche, Gaza è vittima di una carestia creata artificialmente. Secondo le Nazioni Unite, più di 1.700 palestinesi sono stati uccisi mentre tentavano di procurarsi cibo o beni essenziali. Dall’inizio dell’offensiva israeliana, il 7 ottobre 2023, si contano oltre 62.000 morti, di cui quasi 19.000 bambini.

In questo scenario, il blocco totale di terra, mare e aria impedisce il passaggio regolare di aiuti umanitari. Ed è proprio contro questo assedio che la Global Sumud Flotilla vuole infrangere il silenzio e l’immobilismo della comunità internazionale.

Sumud: la resilienza palestinese

Il termine sumud, in arabo, significa resilienza. Non indica la lotta armata, ma la capacità di resistere con fermezza e dignità a un’occupazione che dura da decenni. È un concetto che unisce generazioni e che oggi diventa il nome di una missione civile senza precedenti.

Ogni barca rappresenta una comunità, una parte del mondo che sceglie di non voltarsi dall’altra parte. Medici, giornalisti, avvocati, religiosi, artisti, attivisti: tutti uniti dal rifiuto dell’indifferenza e dalla convinzione che l’azione nonviolenta possa ancora aprire spazi di giustizia.

Volti e voci della solidarietà

L’iniziativa ha raccolto adesioni da personalità internazionali come Greta Thunberg, Mark Ruffalo, Susan Sarandon e Liam Cunningham, e da volti noti italiani come Alessandro Gassman, Claudio Santamaria, Alessandro Barbero e Zerocalcare.
Anche al Festival del Cinema di Venezia, registi, attrici e musicisti hanno firmato un appello per chiedere al mondo della cultura di schierarsi contro il genocidio in corso.

Come sostenere la Flotilla

La Global Sumud Flotilla non è solo una missione in mare: è anche una campagna globale a terra, che ha bisogno del sostegno di tutti.
Partecipare significa:

  • donare per sostenere la logistica e gli aiuti caricati a bordo;
  • diffondere informazioni sui social e nei propri canali, per rompere il silenzio mediatico;
  • partecipare ad azioni e presidi locali organizzati in contemporanea alla partenza della Flotilla;
  • dare voce alle richieste dei promotori, scrivendo ai media, ai propri rappresentanti politici, alle istituzioni.

Come hanno ricordato i promotori: «Pur provenendo da Paesi, fedi e convinzioni politiche diverse, siamo uniti da una verità comune: l’assedio e il genocidio devono finire. La nostra fedeltà è alla giustizia, alla libertà e alla sacralità della vita».

Redazione
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