Green storytellers – food rescue

di Valeria Pagani e Emanuele Bompan

È uscita su Infinity plus la seconda stagione della serie Green storytellers, un progetto nato dal basso che racconta le storie di chi in Italia si impegna nella lotta allo spreco alimentare.

Oltre un terzo del cibo prodotto a scala globale viene gettato. Questo è il dato scioccante da cui partono Mara Moschini e Marco Cortesi per raccontare la necessità di difendere un bene di cui oggi non si comprende più il valore: il nostro cibo.
La seconda stagione della serie televisiva da loro ideata, Green story tellers – Food rescue, è costruita su sei puntate che documentano le storie di chi “il cibo lo ama, lo difende, lo salva”. I due narratori hanno condotto un viaggio lungo tutta la penisola italiana alla scoperta di quelle realtà che cercano di rendere maggiormente sostenibile la filiera alimentare. Di fronte alla condizione per cui, nel solo 2020, nelle case degli Italiani sono andate sprecate più di 1 milione e mezzo di tonnellate di alimenti e dagli scaffali dei supermercati ne sono state ritirate 220 mila tonnellate perché non più freschi, vicini alla scadenza o invenduti, il bisogno di trovare soluzioni si fa urgente.
Le storie proposte raccontano proprio di chi, queste soluzioni, le sta mettendo in pratica, trasformando gli sprechi in risorse.

Spreco e perdita alimentare
Esemplificativo è l’operato di Last minute market, società spin-off bolognese che affianca le aziende della Grande Distribuzione Organizzata nel recupero delle eccedenze alimentari per fini sociali. In questo modo l’organizzazione riduce gli impatti dovuti allo smaltimento del sovrappiù e al contempo sostiene le fasce più deboli della popolazione. Anche in molte delle altre realtà italiane documentate dai due viaggiatori il recupero delle eccedenze va di pari passo con la solidarietà. Tra i mercati rionali di Torino, Roma, Firenze si muovono volontari che, armati di carrello, recuperano l’invenduto a fine giornata e lo mettono a disposizione dei più bisognosi. Un atto semplice all’apparenza, ma di grandissimo spessore, che unisce la cura per le persone a quella per il pianeta. E così di cura verso il cibo sono sostenitori i sei chef stellati incontrati durante il viaggio, che hanno fatto della sostenibilità degli ingredienti il punto cardine da cui partire nella loro cucina. Dallo chef Juri Chiotti che in Val Varaita si propone di fornire un cibo libero da logiche di mercato e prodotto a pochi metri dal luogo in cui viene cucinato, allo chef Stefano Sforza che elimina dai suoi piatti pesci in via di estinzione, fegato d’oca, prodotti fuori stagione e rivaluta tagli poveri o sottovalutati.


Il problema dello sperpero alimentare, però, non si presenta solo nei supermercati, nei ristoranti o nelle case, ma si ritrova a partire dai campi stessi. In questo caso si parla non di spreco, ma di perdita alimentare. Solo in Europa circa 50 milioni di tonnellate di vegetali perfettamente commestibili vengono lasciati nei campi perché non conformi agli standard estetici imposti dal mercato. La mela ammaccata o troppo piccola, la melanzana storta o di un colore diverso da quello dell’immaginario vengono scartate a priori, sulla base di una considerazione malsana data al cibo. Spreco e perdita alimentare insieme comportano anche un enorme dispendio di energie e risorse. Suolo, acqua e carburanti sono i principali elementi utilizzati per la produzione agricola. Ma se il cibo non viene mangiato, anche le risorse per produrlo sono dissipate inutilmente. Se a livello planetario il settore agricolo impiega il 70% dell’acqua dolce disponibile, di questa circa un quarto viene persa per la produzione di alimenti che non raggiungeranno mai le tavole. Come raccontano i due narratori, per contrastare perdita e spreco sono state messe in campo soluzioni diverse: c’è chi come l’associazione Bella Dentro acquista direttamente dal produttore tutto ciò che per motivi estetici verrebbe lasciato in campo e poi lo vende “nella sua meravigliosa bruttezza” e chi come Circular Farm produce funghi a partire da scarti di caffè ritirati dai bar del territorio.
La serie conduce tra le storie di persone che hanno deciso di andare oltre le logiche del mercato e perseguire una strada che conduce verso un mondo più sostenibile.