Un nuovo studio di Transport & Environment attacca i veicoli PHEV: in media emettono 135 g di CO₂ per chilometro, quasi come un’auto a benzina. Anche in modalità elettrica, bruciano carburante.
Le auto ibride plug-in, presentate come il compromesso perfetto tra elettrico e motore tradizionale, sono tutt’altro che “a basse emissioni”.
A rivelarlo è un nuovo studio di Transport & Environment (T&E) – la principale organizzazione europea per la decarbonizzazione dei trasporti – che illustra come i veicoli PHEV (Plug-in Hybrid Electric Vehicle) emettono cinque volte la quantità di CO₂ dichiarata nei libretti di immatricolazione, con livelli medi che raggiungono i 135 g di CO₂/km nell’uso reale.
Un dato che avvicina le ibride plug-in alle auto a benzina e diesel, con un vantaggio marginale del solo 19%.
A pagarne le conseguenze non è solo il clima, ma anche gli automobilisti: 500 euro di carburante in più all’anno rispetto alle stime ufficiali.

Anche in modalità elettrica, i motori bruciano carburante
Secondo i dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), i PHEV consumano in media 3 litri di benzina ogni 100 km anche in modalità elettrica, generando 68 g di CO₂/km: un valore 8,5 volte superiore a quello indicato nei test di omologazione WLTP.
Il motivo? Il motore elettrico non è sufficiente a sostenere alte velocità o pendenze ripide, costringendo il propulsore termico a intervenire fino a un terzo del tempo, anche quando il conducente crede di viaggiare “in elettrico”.
Questo uso misto spiega la distanza tra condizioni reali di guida e test ufficiali di laboratorio, che simulano percorsi brevi, pendenze moderate e frequenti ricariche, irrealistici rispetto alla guida quotidiana.
Il costo nascosto: +500 euro all’anno
La differenza tra dati ufficiali e uso reale ha un impatto diretto anche sul portafoglio.
L’analisi T&E stima un extra costo medio annuo di 500 euro, dovuto al maggior consumo di carburante e alle ricariche più frequenti, con una spesa complessiva superiore del 50% rispetto alle previsioni.
E mentre i costruttori continuano a promuoverle come “auto pulite”, il loro prezzo medio di vendita resta più elevato rispetto alle elettriche pure: 55.700 euro contro 40.500, secondo Bloomberg Intelligence.

“Le ibride plug-in sono un bluff”
“Gli ibridi plug-in sono uno dei più grandi bluff della storia dell’auto”, commenta Andrea Boraschi, Direttore di T&E Italia.
“Le loro emissioni si avvicinano a quelle delle auto a benzina e, persino in modalità elettrica, corrispondono a otto volte i valori dichiarati nei test ufficiali. Non c’è retorica sulla neutralità tecnologica che possa negare l’evidenza: a un decennio dal loro lancio, queste auto continuano a deludere le aspettative.”
Le batterie più grandi aumentano il problema
I modelli PHEV di nuova generazione, dotati di autonomie elettriche più elevate, finiscono paradossalmente per emettere più CO₂: il peso aggiuntivo delle batterie aumenta il consumo di carburante quando entra in funzione il motore termico.
Secondo i dati del 2023, Mercedes-Benz registra il divario più ampio tra le emissioni dichiarate e quelle effettive (+494%), con la GLE-Class che tocca addirittura un +611%.

L’industria chiede di allentare le regole
Nonostante i dati, i costruttori europei stanno chiedendo all’UE di rimuovere gli “utility factor”, correttivi pensati per adeguare le valutazioni ufficiali alle emissioni effettive.
Queste misure, previste per il 2025 e il 2027, renderebbero più difficile considerare i PHEV come “auto pulite”, spingendo i produttori verso modelli 100% elettrici.
“Negare i dati e continuare a trattare le ibride plug-in per quello che non sono – conclude Boraschi – significa sabotare le norme sulle emissioni.
L’Europa deve smettere di illudersi: solo l’elettrico a batteria può garantire la decarbonizzazione reale del trasporto su strada.”










