Il 26 febbraio, a Milano, non è stato presentato solo un report. È stato fotografato un cambio di paradigma. Il nuovo Monitor for Circular Fashion 2025/2026 della SDA Bocconi School of Management mette nero su bianco ciò che nel settore moda era ormai evidente: la circolarità non è più un’opzione reputazionale, ma una condizione operativa.
Per anni la sostenibilità è stata raccontata come valore aggiunto. Oggi è prerequisito. Le nuove normative europee – dall’Ecodesign for Sustainable Products Regulation alla Responsabilità Estesa del Produttore, fino al Digital Product Passport – stanno ridisegnando il perimetro stesso della competitività. Non adeguarsi non significa perdere un vantaggio. Significa uscire dal mercato.
Il Monitor, giunto alla sesta edizione e parte del Sustainability Lab di SDA Bocconi, riunisce 27 aziende della filiera Textile, Clothing, Leather & Footwear che insieme rappresentano circa 100.000 lavoratori e 28 miliardi di euro di fatturato. Numeri che raccontano una massa critica industriale, non un esercizio accademico.
Dalla compliance alla strategia
La trasformazione in atto non è solo normativa. È strutturale. Il divieto di distruzione degli invenduti, l’introduzione dell’EPR tessile obbligatoria, la tracciabilità estesa lungo la filiera impongono un ripensamento profondo del design di prodotto, dei flussi logistici e della gestione dati.
In questo contesto, il Digital Product Passport emerge come infrastruttura chiave. Non semplice etichetta evoluta, ma piattaforma abilitante per la gestione integrata delle informazioni ambientali e sociali lungo il ciclo di vita. La vera sfida non è dichiarare, ma mappare. Non è comunicare, ma armonizzare dati tra attori diversi.
Le aziende del Monitor lo stanno facendo attraverso progetti concreti e misurabili: ecodesign applicato a prodotti iconici, servizi di riparazione per estendere la vita dei capi, componenti modulari che aumentano la riparabilità, recupero di materiali e inventari inutilizzati. Oltre 40 KPI settoriali permettono di verificare le performance ambientali e sociali, trasformando la sostenibilità in metrica industriale.
I modelli che crescono
Tre direttrici emergono con chiarezza: input sostenibili, estensione del ciclo di vita, soluzioni per l’end-of-life. Non sono più nicchie. Sono i modelli di business con il più alto potenziale di crescita nei prossimi tre anni.
Accanto alle opportunità, restano fragilità strutturali. La due diligence oltre il Tier 1 è complessa. I dati sociali sono spesso frammentati. L’audit fatigue grava sui fornitori. La transizione circolare, per essere efficace, richiede coordinamento europeo e standard condivisi.
Tecnologia e competenze: il vero snodo
Il Report dedica ampio spazio al ruolo dell’intelligenza artificiale. Oggi le applicazioni più diffuse riguardano e-commerce e produzione, ma il potenziale è ben più ampio: gestione della compliance in mercati multilivello, tracciabilità delle materie prime, analisi predittiva dei flussi.
Il paradosso? Il riconoscimento del valore è alto, ma l’adozione è frenata da costi e carenza di competenze. Un workshop europeo condotto nell’ambito della EU Textiles Ecosystem Platform ha evidenziato un deficit significativo di competenze digitali e green: AI, strumenti 3D, sistemi automatizzati, ecodesign avanzato.
Il futuro della moda richiede profili ibridi: artigianalità, alfabetizzazione digitale, consapevolezza normativa. Senza upskilling e reskilling, la transizione rischia di rimanere incompleta.
Trasformare per performare
«Il futuro della moda passa dalla capacità di collaborare lungo tutta la filiera» ha sottolineato Francesca Romana Rinaldi, Direttrice del Monitor. «Il punto non è solo produrre meglio, ma costruire infrastrutture digitali interoperabili, piattaforme formative condivise e meccanismi di finanziamento collaborativi».
Guardando al 2026, la pressione normativa, la spinta tecnologica e la crescente richiesta di trasparenza da parte dei consumatori convergono verso un nuovo paradigma industriale. La circolarità non è più un capitolo CSR, ma un driver competitivo.
Per il sistema moda italiano ed europeo, la sfida è duplice: governare la complessità normativa e trasformarla in innovazione di prodotto, processo e competenze. La transizione è già in atto. Chi saprà integrare dati, design e responsabilità lungo l’intero ciclo di vita non solo risponderà alle regole, ma costruirà il proprio vantaggio competitivo nel mercato che verrà.










