Il prossimo 12 ottobre 2025 torna la storica Marcia per la Pace Perugia–Assisi, con un messaggio forte e diretto: «l’inazione è complicità». In un tempo segnato da conflitti che non risparmiano vite civili e ambiente, la Fondazione Perugia-Assisi richiama l’opinione pubblica, la politica e le istituzioni alla responsabilità di agire, perché anche il silenzio e l’indifferenza possono trasformarsi in corresponsabilità.

Un appello per la Palestina
Il comunicato diffuso dalla Fondazione non lascia spazio a interpretazioni: il genocidio in corso a Gaza e nei Territori Occupati palestinesi richiede una presa di posizione immediata da parte del governo italiano.
Mentre l’Italia ha speso risorse, sforzi diplomatici e sostegno militare per l’Ucraina, sulla Palestina – denunciano i promotori – si continua a mantenere un immobilismo che equivale a complicità.
Ogni giorno – si legge – si consumano nuove stragi a Gaza, mentre in Cisgiordania avanzano progetti di colonizzazione e annessione che negano i diritti fondamentali del popolo palestinese. «Non intervenire mentre vengono ammazzati, affamati e cacciati forzatamente significa percorrere una via omicida. Si diventa assassini anche quando si sa, si vede e non si fa nulla» è l’accusa rivolta a una politica incapace di tradurre in azioni concrete i principi di umanità e giustizia.
Responsabilità di proteggere
Alla base della richiesta c’è il principio riconosciuto dall’ONU della Responsabilità di Proteggere (R2P): uno standard internazionale che obbliga gli Stati a intervenire per prevenire genocidi e crimini contro l’umanità.
La Fondazione chiede quindi che il Parlamento e il Governo italiani avviino una vera e propria “operazione di salvataggio” per la popolazione di Gaza, adottando misure umanitarie, diplomatiche, economiche e giuridiche. Tra le proposte avanzate ci sono:
- missioni di aiuto internazionale con navi italiane cariche di viveri e medicinali da affidare alle agenzie ONU,
- richiami e pressioni diplomatiche su Israele,
- sospensione della cooperazione militare e della vendita di armi,
- sanzioni economiche e restrizioni commerciali,
- riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina e sostegno a tutte le iniziative ONU e della Corte Internazionale di Giustizia.
Pace, diritti e ambiente
La Marcia Perugia–Assisi, fin dalle sue origini, non è solo un evento politico, ma un simbolo culturale e civile. È il luogo in cui si intrecciano i temi della pace, della giustizia sociale e della tutela dell’ambiente, perché i conflitti armati non devastano soltanto vite e comunità, ma anche territori, risorse naturali e futuro.
L’appello della Fondazione si inserisce in questa cornice: la pace non è un concetto astratto, ma un impegno concreto, che riguarda scelte di governi e cittadini. Non possiamo chiamarci fuori: è la responsabilità collettiva a definire se vogliamo vivere in un mondo basato su dignità, diritti e sicurezza per tutti.
Due popoli, stessi diritti
La richiesta finale è chiara: riconoscere uguale dignità e diritti a israeliani e palestinesi, ponendo fine a un’occupazione che alimenta violenza e instabilità.
Il messaggio della Marcia 2025 si fa così ancora più universale: “Non possiamo lasciarli morire senza tentare di salvarli. Cosa vuol dire essere umani, se non prenderci cura gli uni degli altri?”










