La scorsa settimana la giornalista Stefania Petyx è comparsa a Striscia La Notizia con un servizio che purtroppo non ci ha stupito.

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La giornalista, col suo immancabile impermeabile giallo e bassotto al guinzaglio, ha mostrato un impianto in provincia di Palermo, costato 3 milioni di euro e inaugurato nel 2010 che però non è mai entrato in funzione. Nemmeno per un giorno. Impianto costruito oltretutto per smaltire i rifiuti di comuni in cui la raccolta differenziata non viene fatta. Perché?
L’abbiamo chiesto all’Ing. Marco Baudino di Future Power che ha esordito con una semplice affermazione: «La raccolta differenziata è importante, è un obiettivo, un mezzo, ma non lasciamoci ingannare: non è la soluzione; va gestita. Assolutamente sì alla raccolta differenziata, necessaria, ma l’obiettivo deve essere la selezione e l’abolizione del rifiuto stesso, in un concetto espresso da Paul Connect sintetizzato in “rifiuti zero”. Come?».

Già, come? Ingegnere, partiamo dall’oggetto del servizio: perché l’impianto di Bisacquino (PA), non viene utilizzato?
«È una tecnologia obsoleta, che non tiene conto del fatto che oggi la soluzione per un corretto smaltimento della frazione organica raccolta, e per invogliare ad esso, deve passare da una valorizzazione energetica redditizia, attraverso la estrazione del biogas in anaerobiosi selezionata per produrre energia pulita. La sola “maturazione” fisiologica del materiale all’aria è economicamente dispendiosa, ecologicamente inquinante per aria e acqua. Dimostrazione di ciò è che l’impianto a Bisacquino è fermo; e non conviene usarlo…
Quindi, sì alla raccolta differenziata, ma assolutamente integrata con sistemi OTTIMIZZATI di gestione di ogni categoria del rifiuto raccolto. Esistono già tecnologie in grado non solo di smaltire i rifiuti selezionati, ma, come nel caso dell’ottimizzazione della filiera dell’umido, di creare energia pulita da una parte e materiali di concimazione biologica dall’altra, risolvendo il problema con tre vantaggi: lo smaltimento del rifiuto, come servizio reso al territorio; la soddisfazione del fabbisogno energetico mettendo a disposizione energia pulita per il territorio; la produzione di concime biologico naturale».

Esiste la reale possibilità di creare energia da ogni tipo di rifiuto?
«Certo, energia e materie prime. Applicando tecnologie esistenti e ripensandole nella impostazione. Semplificando al massimo, la gestione generale dei rifiuti corretta è paragonabile ad un segmento, dove ad un estremo c’è la Frazione Organica (umido) e all’’estremo opposto la Frazione Indifferenziata (sacco nero). In mezzo c’è tutto il resto! Un mondo di materiali riciclabili: vetro, metalli ferrosi e non, carta, plastica; tutto da recuperare.

Per ridurre gli sprechi e migliorare l’efficienza della gestione dei rifiuti, è necessario muoversi su tre direzioni: conferire il più possibile materiale conforme alla categoria dell’umido, la più facile da smaltire, la più ecologica perché non viene combusta, e la più redditizia per gli output che genera: energia e concime; cercando nel contempo di contenere al minimo le categorie intermedie, quelle riciclabili; all’estremo opposto del segmento,  annullare/azzerare drasticamente la categoria dei rifiuti indifferenziabili».

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Ing. Marco Baudino durante un incontro la scorsa estate

Interessante la sua teoria, ma oltre a fare una buona raccolta differenziata, come si fa a fare più frazione organica?
«Con due elementi che devono viaggiare parallelamente e in contemporanea:

  • applicazione di tecniche moderne e modulari di valorizzazione energetica dell’organico, grande fonte energetica potenziale,
  • introduzione di nuovi materiali ad esempio nel packaging, in cui i prodotti alimentari vengono venduti.

Il tutto condito da una politica che sostenga entrambi, attraverso leggi e obblighi adeguati. Un esempio recente che ci ha coinvolti in pieno? Basti vedere l’imposizione sui sacchetti compostabili al posto dei sacchetti di plastica per la spesa… che rivoluzione dei consumi che hanno determinato!
Un altro esempio da considerare per un ulteriore passo l’ho letto ieri: è stata appena emanata dal Sindaco di New York De Blasi la norma che vieta e abolisce in tutta la città, dal prossimo luglio, l’uso dei contenitori in polistirolo per alimenti da asporto. Il polistirolo: un materiale non smaltibile per l’uso spropositato che se ne fa. Bene, dal prossimo luglio a New York sarà OBBLIGATORIO usare qualcos’altro, riducendo al minimo il packaging dei cibi e soprattutto trovando un sostituto al polistirolo. E perché non utilizzare un materiale che può essere smaltito insieme all’umido con l’avanzo alimentare e successivamente andare ad alimentare impianti a biogas, che lo trasformerebbero in energia pulita da fermentazione anaerobica e in compost?».

Impianti a biogas in grado di “digerire” scarti alimentari ma anche materiali biodegradabili quindi?
«Certo! Questi impianti hanno una funzione simile al metabolismo del corpo umano: “digeriscono” materiale organico estraendo, attraverso un processo anaerobico di disgregazione delle molecole organiche, il biogas naturalmente emesso durante la decomposizione e quindi creando una fonte di energia pulita e disponibile. Questa energia, se raccolta e trasferita in opportune unità, può essere utilizzata esattamente come l’energia derivata dal petrolio. Pensate che 1 tonnellata di Frazione Organica dei rifiuti ha il potere energetico di 70 litri di benzina! Quindi, perché non imporre per legge un programma di installazione di questi impianti? Impianti piccoli, a dimensione territoriale, anche per evitare il ripetersi di casi come quello di Bisacquino, in cui non c’è nessun interesse né incentivo ad utilizzarlo, se non una imposizione normativa, di fatto trasgredita. Gli impianti infatti devono essere di pubblica utilità, svolgere un servizio in primis e ridurre il carico economico sui contribuenti; impianti dimensionati in base alle esigenze del territorio e prestare un servizio finalmente efficiente, produttivo, redditizio, a zero costi logistici e di raccolta, a” km zero”. Bisacquino non è tra gli impianti di questa categoria. Ed è, ripeto, fermo.

Evitiamo comunque in generale il “turismo della monnezza”, ovvero che i rifiuti facciano 3/400 chilometri per raggiungere impianti di smaltimento centralizzati, magari inadeguati, troppo grandi e difficili da gestire. In due parole, non convenienti.

Ah, ricordiamoci che per ogni metro cubo di biogas prodotto dai “nostri” rifiuti organici risparmieremmo la stessa quantità di metano naturale importato dalla Russia o dalla Libia. In questo modo, tutto sommato, NON avremmo più ragione di tenere fermo un impianto, perché non converrà più tenerlo fermo, come quello del servizio della Petyx…».

E quindi, «Perché non iniziare?» diremmo noi. “Appunto, perché non iniziare? Siamo pronti! La tecnologia anaerobica semplificata modulare non è solo pronta, ma già applicata; i materiali alternativi alla plastica ci sono, ce lo siamo detti il numero scorso di BioEcoGeo, con i vasi VIPOT in lolla di riso per le stelle di natale: in smaltimento proprio in questi giorni dopo le feste di Natale, ahimè ancora con i relativi vasi di plastica che li contenevano… guarda un po’ che esempio concreto: la stella di natale va nell’organico, la plastica del vaso nero nell’indifferenziato…. I due estremi del segmento citato sopra… lo stesso esempio con l’uso di VIPOT invece rappresenta l’esempio di soluzione per aumentare la frazione organica e eliminare la frazione indifferenziabile. A tutto vantaggio dell’ambiente e della semplificazione del sistema di evacuazione dei rifiuti, verso un sistema “rifiuti zero puro”… lo approfondiamo con Paul Connect?”